venerdì, 3 Aprile, 2020

La strage di Bologna. In attesa delle prove sulla “mano nera” P2, Nar e servizi segreti

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La Procura generale di Bologna, in nome della trasparenza, ha reso di pubblico accesso l’esito della prima fase delle indagini sulla strage presso la stazione centrale di Bologna. Respingendo la proposta avanzata nel marzo 2017 dalla Procura ordinaria di archiviare il fascicolo di inchiesta sui mandanti, redatta dai difensori dell’Associazione dei parenti delle vittime, il dott. Jacopo De Francisci ha, invece, optato per la riapertura delle indagini.
Ne è sortito fuori l’accredito-almeno in via di ipotesi di lavoro-di gran parte delle tesi su cui si era schierato il primo processo (gestito dal dott. Mancuso), ma contestato successivamente da un altro Tribunale.
La strage del 2 agosto sarebbe l’ultimo atto di un progetto eversivo, volto a sovvertire le istituzioni della democrazia repubblicana. A idearlo e farlo eseguire fu la loggia massonica P2 guidata da Licio Gelli. Su questa base si è stabilito un vero e proprio concerto con esponenti di settori “deviati” dei servizi segreti (un’acquisizione nuova sono l’ex generale Quintino Spella, il carabiniere Piergiorgio Segatel e l’immobiliarista Domenico Catracchia), un banchiere di fede massonica come Umberto Ortolani.
Un’opera di “corona” sarebbe stata svolta da esponenti delle istituzioni come l’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno per ventanni diretto dal prefetto Federico Umberto D’Amato. Alla copertura mediatica di questo disegno anti-democratico avrebbe provveduto l’ex senatore del Msi e direttore del settimanale neo-fascista Il Borghese, Mario Tedeschi.
La manovalanza che fece mettere a ferro e a fuoco la stazione centrale di Bologna, con una strage spaventosa, è stata indicata nei componenti e alleati de Nar (cioè G. Fioravanti, F. Mambro, G. Cavallini, L. Ciavardini). Ad essi, la Procura ha ieri aggiunto un vecchio arnese di Avanguardia nazionale, Paolo Bellini.
Nell’insieme il pool creato dal procuratore De Francisci (l’avvocato dello Stato Alberto Candi e i sostituti pg Umberto Palma e Nicola Prato) sembra essersi limitato a confermare i sospetti e le denunce dell’Associazione dei parenti delle vittime. Pari pari, esse riecheggiano la teoria del “doppio Stato e la fiorente editoria malmostosa (Chirelettere, Paperfest ecc. ) sull’Italia preda “atlantica” e teatro di complotti. Incarti e incroci degni di un ministero della paranoia che Cinque Stelle potrebbero far istituire. A riprenderla senza riserve sono i giornalisti e saggisti del Fattoquotidiano e le inchieste del canale Tv-7 Atlantide.
Un elemento nuovo in questa inchiesta va sottolineato: la ricostruzione-da parte della Guardia di Finanza -dei movimenti di denaro che dalla Banca UBS di Ginevra, in Svizzera, Gelli e Ortolani avrebbero destinato, indirettamente, al gruppo di killers dei Nar.
Fin quando la Procura generale non completerà la sua ammirevole cura della trasparenza, consentendo a tutti l’accesso alla documentazione raccolta dal pool di Alberto Candi, siamo condannati a remare sui vecchi flutti di una “mano nera”. Vecchio è il sospetto cheavrebbe minacciato e cercato di colpire al cuore, senza mai riuscirci, lo Stato repubblicano.
Sinceramente non è una luce nel buio l’avere rimesso in circuito il prefetto U. F. Damato. Se è potuto stare alla testa dell’Ufficio Affari Riservati per alcuni decenni è perchè né la Dc né la sinistra socialista e comunista hanno mai tentato di disarcionarlo.
Custodiva molti segreti di fascisti e di molti antifascisti. A parte quelli di suo conio aveva ereditato le famose tremila casse di documenti che da Roma alla Repubblica sociale fino a Salerno e nuovamente a Roma il suo predecessore, Guido Letto, aveva accumulato. Lo poteva fare sia durante il fascismo, sia durante la guerra civile sia nel regime repubblicano perchè fu protetto da Togliatti e Longo.
Proprio per questo solido filo di continuità, bisogna riuscire a provare quel che pare incredibile, cioè che D’Amato si sia messo a tramare con Gelli e con qualche suo dipendente contro la democrazia che lo aveva onorato e promosso.
Bisogna davvero che le carte cantino per potere avere la certezza che dal banco Ambrosiano i finanziamenti mossi da Gelli siano stati destinati ai killers dei Nar per seminare una strage a Bologna.
Di Paolo Bellini è difficile farsi scudo. Bisogna essere sicuri che abbia trasportato in aereo la Santa Barbara che farà strage di centinaia di persone innocenti. Come si può avere fiducia in un personaggio che ha le fattezze di un “agente doppio”?
E’ stato un collaboratore di giustizia e informatore dei servizi (del gen. dei carabinieri Mario Mori), ma fu anche coinvolto (o accusato) in stragi eversive e nella trattativa stato-mafia. Un classico bon a tout faire.
Né si capisce quale copertura mediatica aveva la forza di esercitare Mario Tedeschi. Non dirigeva una rete televisiva o un giornalone. Il Borghese era un settimanale che boccheggiava, viveva alla giornata, non incuteva nessuna paura.
La potenza probatoria delle carte raccolte dalla Procura generale deve essere molto elevata e inoppugnabile. Aspettiamo di poterle leggere per giustificare la decisione del procuratore capo Giuseppe Amato di lasciare cadere la proposta di archiviazione del materiale messo insieme da un potente gruppo di pressione.

 

Salvatore Sechi

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