martedì, 27 Ottobre, 2020

La tempesta perfetta (due)

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Ma la pattuglia dei cacciatori ha un problema. È’ una pattuglia eterogenea, conflittuale, ha obiettivi strategici diversi. Senza un progetto se non quello di abbattere il governo. Poniamo che al referendum autunnale vincano i ‘No’ e il Presidente del Consiglio presenti le sue dimissioni nelle mani del Capo dello Stato. Che succede? Quattro scenari. Elezioni anticipate, governo istituzionale, governo ‘balneare’, conferimento di un nuovo incarico al premier.
Alle elezioni andremmo dopo l’approvazione della Legge di Stabilità. Una legge, quest’ultima, con pochi contenuti forti. Di passaggio. Insomma, di scarsa utilità per l’Italia e gli italiani. Nel bel mezzo il congresso del Pd. Voto in febbraio, marzo ’17.
Il governo istituzionale avrebbe maggior respiro, ma conterebbe su una maggioranza parlamentare logorata da scissioni, trasformismi. Fiacca. Tre governi in tre anni, una doppia elezione del Presidente della Repubblica. Mah… In aggiunta, un gruppo grillino forte al centro dello schieramento e un centrodestra rinvigorito.
Il governo ‘balneare’ trascinerebbe l’Italia al voto in primavera. Punto. Mesi di travaglio, litigiosi. Nient’altro.
Mattarella rinvia Renzi alle Camere. Qualsiasi cosa succeda, la spinta riformatrice si disperde. La legislatura, di fatto, entra in agonia.
C’è un minimo comun denominatore in questi quattro scenari: l’Italia precipita nel caos. Leggi elettorali differenti per le due Camere, fine del processo di riforma istituzionale (di qualsiasi processo di riforma istituzionale!), perdita di peso nelle relazioni con l’Unione Europea, tappeto rosso per la coppia Salvini-Grillo, investitori in fuga. Sinistra in pezzi.
Che il referendum abbia un prevalente significato politico non v’è dubbio. Sia le opposizioni che il capo del governo hanno battuto questo chiodo dall’inizio. Renzi ha sbagliato nel battere da solo il martello. Uno contro tutti è un formidabile palcoscenico teatrale, ma senza coro e senza coprotagonisti anche le opere dei tragici greci avrebbero annoiato. Resta il fatto che alle motivazioni costituzionali per il ‘Si’ vanno sommate le ragioni politiche per votare ‘Si’. Non siamo al monito di Nenni: ‘O la Repubblica o il caos’. Ma saremmo sicuramente al caos.
Riccardo Nencini

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