mercoledì, 8 Aprile, 2020

La tempesta perfetta (tre)

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Non mancano le analogie. Né con il 1921/22 né con il ’92. Vento anti politico, forte e irriducibile, e difficoltà economiche durevoli. Aggiungo la contrapposizione tra corpi dello Stato e smagliature profonde tra ceti sociali. Non vedo all’orizzonte D’Annunzio e il duce e non c’è più Silvio Berlusconi, ma il clima non è affatto migliore. Cause diverse ma comunque un impasto esplosivo. E la tendenza ad affidarsi a movimenti anti sistema oppure a uomini forti. Oppure a entrambi. Qui e fuori da qui. Con Brexit alle porte.  Con le elezioni tedesche e francesi alle porte. Allora nessuno ascoltò Turati. Nessuno. Né in casa socialista né nel variegato mondo liberale né tra i popolari. Smarrita un’idea d’Italia, ciascuno pensò di trarre benefici di parte da una condizione drammatica. Conviene riflettere. Oggi vanno messe in campo, e rapidamente, delle correzioni.
Uno. Un quadro di alleanze, sociali e politiche, una rete robusta per le politiche del governo. Sindacati in testa.
Due. Una legge di stabilità tagliata contro le povertà. Investimenti fino a mettersi in conflitto con l’U.E.
Tre. Una legge elettorale che non consenta a un partito che rappresenta un quarto degli elettori di giocare per vincere e non per competere.
Quattro. Appello agli italiani: coinvolgerli in una missione comune, non edulcorare le difficoltà, spiegare che l’alternativa promossa da Grillo e da Salvini consiste nelle elezioni anticipate e basta.
Cinque. Procedere sul terreno delle riforme. Con la determinazione di questi mesi ma lavorando su nuove priorità di ordine fiscale e di ordine sociale.
Quanto al referendum, spiegare spiegare spiegare. La coalizione degli opposti non mollerà la presa. Spiegare la riforma – meglio questa, pur senza lode, che precipitare nel caos.
Riccardo Nencini

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