venerdì, 21 Febbraio, 2020

La tempesta perfetta (uno)

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Affido al mio giornale tre riflessioni. Sabato domenica e lunedì. Per i socialisti soprattutto.
Sabato.
Era del tutto evidente. Il voto amministrativo, quando coinvolge le tre capitali italiane, si tinge di valutazioni politiche. Riepilogo: Napoli tornerà nelle mani di De Magistris, Roma abbraccia la candidata grillina, Milano sceglierà sul filo di lana (e Torino?). Anche se i leader smentiscono accordi, non v’è dubbio che tra gli elettorati di Lega, Fratelli d’Italia e M5S vi siano troppe compatibilità: accesa antipolitica, acceso anti europeismo, accesa opposizione alla cultura riformista. Si salderanno nel voto del 19. La prefigurazione di due idee di Paese, già chiara, si manifesterà così in modo plastico. La loro idea non mi piace. La loro idea non ci piace. A veder bene, potrebbero emergere addirittura due modelli nel campo dell’opposizione: quello romano e quello meneghino. Il primo populista, figlio di un apparentamento tra elettori, il secondo da destra presentabile, figlio di un accordo politico. In entrambi i casi la sinistra ne uscirebbe male. Molto male. Non solo perché sconfitta, ma soprattutto perché battuta senza aver perfezionato una sua idea d’Italia e perché presentatasi agli elettori litigiosa e talvolta inaffidabile.
Vediamo. Siamo chiari: all’origine di tutto c’è una fragilità socioeconomica che dura da almeno otto anni, che ha indebolito il ceto medio – la vera rete italiana -, che ha logorato ogni prospettiva di futuro, che ha trasformato in fonte di paura migrazioni e cambiamento. Per questo le forze populiste navigano tranquille nel cuore dell’Europa. E macinano consensi. Viene poi il presente italiano e qui le lacerazioni nel Pd sono all’ordine del giorno. Ripeto quanto detto a Salerno: dall’emergenza si esce solo con una missione condivisa, coinvolgendo i corpi intermedi, costruendo una ‘finanziaria’ tutta volta ad affrontare vecchie e nuove povertà, ispirando un’azione corale del governo. Queste devono essere le priorità del Presidente del Consiglio. Per rompere l’assedio. Per parlare a tutti gli italiani. Proprio perché la caccia grossa è appena iniziata e il voto di domenica scorsa rafforza la pattuglia eterogenea dei cacciatori.
Riccardo Nencini

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