domenica, 12 Luglio, 2020

La tentazione della spallata

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Non c’è nessun commentatore che tra le origini della crisi metta come dirimente votare in tempo utile per non far scattare il taglio dei parlamentari, una vera e propria falcidie con il consueto accanimento punitivo contro la casta che ha incubato il M5stelle ed ispirato il loro spirito illiberale in ottima compagnia con i paesi autoritari a cui si è associato Salvini, rifugio estremo dell’incartato Di Maio.

Come non ricordare che in tempi recenti, nemmeno un anno fa, uno dei padri-padroni dei pentastellati ha profetizzato la fine della democrazia liberale come un impaccio da rimpiazzare con piattaforme centralizzate e referenti di un numero estremamente ridotto di militanti da orientare a piacimento? Per non parlare poi dell’assurdità di Grillo di auspicare per evitare contese interne di scegliere i parlamentari con il sorteggio? Roba da stregoni! In quest’ottica un’altra norma interna proposta sottoscritta ed impegnativa per tutti il limite di due legislature, la durata massima per evitare che, una volta familiarizzato con le istituzioni parlamentari sorgessero, com’è stato, pulsioni autonomistiche esemplarmente evocate dal Presidente della Camera Fico al momento del suo intervento in Parlamento grazie alla rivendicazione della centralità del Parlamento.

Quell’affermazione che aveva ed ha una valenza interna discriminante nel movimento, foriera di scissione in incubazione, aveva un’ottima ragione per prendere di mira e rimuovere quel bicameralismo perfetto che col suo ping-pong, per l’urgenza di decidere, è l’incubazione dei reiterati voti di fiducia che esautora i parlamentari tutti, sia di minoranza che di maggioranza, dal diritto-dovere di dare il loro apporto. Unico Paese l’Italia, rimasto con questa palla al piede in Europa, aveva trovato parziale rimedio nelle riforme istituzionali targate Renzi, ma cancellate dal voto referendario.

Sussistono aggravati gli stessi problemi irrisolti mentre si assiste all’accelerazione crescente di un mondo globalizzato. Con i più nobili intenti l’accanimento anticasta come leva moralistica per il rinnovamento del potere ha generato un mostro che non tiene in nessun conto il problema di dare rappresentanza ai territori disomogenei onde evitare l’egemonia delle aree forti su quelle deboli con il proliferare di periferie fonti di degrado e di insicurezze sociali diffuse. Ma la stupidità autolesionista dei tagli a tavolino contro la casta imperante sono andati avanti anche quando di quella casta erano per numero maggioranza relativa i parlamentari pentastellati ed è iniziato l’effetto bumerang in tutti quei gruppi calanti nei sondaggi che si trovano a fronteggiare due emergenze insieme, quella della rarefazione dei consensi e la mutilazione della rappresentanza, un’autentica decimazione dei gruppi minori a rischio di sopravvivenza. E’ vero che tra i parlamentari in carica è forte lo spirito di durare per tutta la legislatura, consumare gli spiccioli che rimangono del consenso popolare senza affidamento per il futuro ma sta prevalendo un terremoto: andare a misurarsi in campagna elettorale con la vecchia legge elettorale e con gli stessi numeri prima che siano realizzati i provvedimenti applicativi della decimazione della rappresentanza. In sintesi ogni pretesto è buono per dividersi la vecchia torta della rappresentanza peraltro con una soglia minore del 4%. Non meraviglia che dai partiti a rischio di sparire, in prima linea Renzi, senza contropartite programmatiche che portino una crescita di consensi per superare la soglia di sopravvivenza del 5%, si stia andando ad una scelta ultimativa di far saltare il banco e non è detto che per lo stesso Conte non sia il male minore per esordire in un centro diviso quanto affollato.


Roca

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