venerdì, 21 Febbraio, 2020

La Turchia di Erdogan è sempre più regime

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Vorrei parlare della Turchia, quella di Erdogan che ogni giorno viola gravemente (e impunemente) i diritti umani. Lo spunto ci è venuto anche da una testimonianza di Rachid, un italo-marocchino che ha combattuto per tre mesi in Siria e in Iraq contro il famigerato Califfato. La testimonianza è stata trasmessa qualche giorno fa a “Radioanch’io”, un programma storico del Giornale radio, ora condotto da Giorgio Zanchini.

Rachid ha dichiarato, fra l’altro, di aver combattuto a Kobane contro “gli uomini neri” del califfo, insieme ai combattenti curdi. Ha elogiato, in particolare, le coraggiose donne curde che non si fermano davanti a nessun pericolo, mentre gli uomini scappano, loro vanno sempre avanti, anche davanti ai carri armati dell’Isis. Ha aggiunto poi che la Turchia sta conducendo una guerra, ma non contro il Daesh, ma solo nei confronti dei curdi. Erdogan non fa mistero delle sue reali intenzioni: fa affari (petroliferi) col Califfato e fa bombardare i curdi, organizzati in “zone libere” dell’Iraq e della Turchia (dove sono garantite le libertà religiose e la parità uomo-donna). Ci ricordano, con le dovute differenze storiche e ambientali, le piccole repubbliche partigiane della nostra lotta di liberazione dal nazifascismo. Anche su questo la testimonianza di Rachid,ora rientrato in Italia, è stata estremamente significativa.

Del resto quanto il regime di Recep Tayyp Erdogan sta cercando di attuare è noto.

Non solo non approva il comportamento dei combattenti curdi, gli unici che fronteggiano sul campo i tagliagole del Daesh, ma cerca di paralizzare il partito curdo (Hdp), terza forza politica del paese, presente in Parlamento con 59 deputati.

L’accusa è di “tradimento” solo perché questi parlamentari hanno osato definire una dittatura quella di Erdogan. Il presidente “moderato” ha promosso una iniziativa tesa a cancellare le immunità dei leader del partito curdo, in modo da farli processare senza scudi istituzionali.

C’è in Turchia una vera “guerra civile” tra il regime e gli intellettuali.

I leader del partito Hdp- Ezgi Basaran e Mehmet Karli hanno dichiarato di recente: “Non c’è libertà oggi nel nostro paese. Siamo vittime di un regime che non tollera alcun dissenso e utilizza qualsiasi pretesto, incluso l’allarme terrorismo, per far tacere ogni critica interna”.

Pochi giorni fa 1.128 accademici turchi hanno firmato un documento di denuncia, dal titolo eloquente :”Non saremo complici dei vostri crimini”. Un documento ,che mette sotto accusa i vertici dello Stato turco per la loro politica di repressione della libertà di stampa e di opinione (sono ormai centinaia i giornalisti perseguitati ,una quarantina in carcere) e dei dissidenti,ma anche dei turchi moderati. Mentre scriviamo la petizione ha superato le 2000 adesioni.

Ormai non si contano più le “squadre della morte”, chiamate “Esedullah”, che rapiscono, torturano, uccidono  impunemente studenti e intellettuali che criticano od operano contro il regime.

Intanto i curdi continuano a morire nei campi di battaglia: oltre 3500 guerriglieri del Pkk sono stati uccisi solo in estate, con centinaia di vittime fra la popolazione civile .

La  politica della Turchia di Erdogan (che aderisce alla Nato) continua ad essere ambigua. Non è un modo di dire questo per giustificare i contradditori comportamenti di questo Stato islamico, ma una precisa direttiva dell’attuale capo dello Stato, che non fa mistero di preferire un Califfato del Daesh ai propri confini piuttosto che uno Stato curdo autonomo. Di tutto questo non vi è traccia nella stampa italiana e, in generale, di quella europea. E c’è ancora qualcuno a Bruxelles (e non solo) che ripropone  in tempi brevi l’ingresso della Turchia nell’Unione europea.

Aldo Forbice

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