lunedì, 17 Febbraio, 2020

La Turchia vive la sua “primavera di fuoco”. Craxi: «Erdogan ha inanellato una serie di errori»

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Turchia-donna in rossoProprio come le primavere arabe, tutto è iniziato con un episodio apparentemente insignificante, loccupazione del parco Gezi di Istanbul da parte di un gruppo di giovani attivisti per protestare contro l’annunciato abbattimento di 600 alberi per fare spazio alla costruzione di un nuovo centro commerciale, l’ennesimo della Turchia che cresce al tasso del 9 per cento annuo. Sono arrivati i poliziotti con sfollagente, idranti e proiettili di gomma e la Turchia si è infiammata come una tanica di benzina sulla quale qualcuno ha tirato un fiammifero acceso. Quella che era una protesta di qualche centinaio di giovani si è espansa a macchia d’olio tramutandosi in una rivolta contro “il Sultano”, il premier Recep Tayyip Erdo?an. Quello stesso premier che fino a qualche giorno fa era considerato uno dei più solidi leader dell’area mediorientale. «Niente dopo gli eventi di Piazza Taksim ad Istanbul è destinato ad essere come prima. Un’altra crisi di regime va in diretta streaming, un’altra piazza orientale mette a repentaglio una leadership politica che sembrava essere fra le più solide e longeve, quella turca di Erdogan». Ad affermarlo è Bobo Craxi, responsabile Esteri del Partito socialista Italiano, in un commento apparso sull’Avanti! della Domenica.

CRAXI, ERDOGAN NON ERA RIUSCITO AD ALLENTARE LE TENSIONI – L’esponente socialista sottolinea che «tra i passi falsi, la pretesa di costruire opere pubbliche mastodontiche, l’islamizzazione progressiva della società attraverso i divieti del consumo di bevande alcooliche e l’obbligo di foulard negli uffici pubblici per le donne, le crisi con Israele per ingraziarsi parte del mondo arabo, ma anche gli scontri al confine con il regime di Assad contro il quale ha finanziato i cosiddetti ribelli di orientamento fondamentalista, la solidarietà con la Grecia della crisi, ma anche la costante pressione su Cipro europea per determinare un nuovo status quo dell’isola». Insomma, per Craxi «la Nuova Turchia dei cosiddetti islamici moderati ha vinto la sfida della modernizzazione, si è imposta come un player politico-strategico dell’Asia Europea e mediterranea dopo che l’Europa e Sarkozy le avevano sbattuto la porta in faccia ma non ha saputo allentare le contraddizioni e le divisioni interne che opponeva Stato religioso e Stato laico inanellando una serie di errori interni ed internazionali che ha condotto Erdogan ad affrontare la sua prima vera grande crisi dopo dieci anni di potere assoluto».

I PASSI FALSI DI ERDOGAN – Il responsabile Esteri del Psi elenca quelli che definisce i «passi falsi» di Erdogan che identifica nella «pretesa di costruire opere pubbliche mastodontiche», unita alla volontà di portare avanti «l’islamizzazione progressiva della società attraverso i divieti del consumo di bevande alcooliche e l’obbligo di foulard negli uffici pubblici per le donne». Un modello che ha alimentato la crisi con lo storico alleato israeliano «per ingraziarsi parte del mondo arabo, ma anche gli scontri al confine con il regime di Assad contro il quale ha finanziato i cosiddetti ribelli di orientamento fondamentalista». Siamo di fronte, dunque, alla crisi del modello politico turco, identificato da molti, tra i quali i Fratelli musulmani egiziani, come un esempio da seguire. Proprio pochi giorni prima della manifestazione di piazza Taksim, il governo di Erdogan aveva approvato una legge che limita la vendita delle bevande alcoliche dalle 22 alle 6 del mattino. Una norma giustificata per ragioni di ordine pubblico, ma percepita dell’opinione pubblica laica della Turchia come l’ennesima involuzione verso una società di tipo religioso. La Turchia si trova dunque di fronte ad un bivio che si incarna nello scontro fra due visioni opposte del ruolo della religione rispetto alla politica:  il laicismo di Stato da un lato e il “modello Erdogan” dall’altro.

I SOCIALDEMOCRATICI EUROPEI, ERDOGAN TORNI AD ANKARA E AFFRONTI LA SITUAZIONE – Nel frattempo, a Bruxelles, la sessione plenaria del Parlamento europeo si prepara, la prossima settimana, a discutere della situazione in Turchia, lanciando un appello per la fine della violenza. A chiederlo il leader del gruppo dei socialdemocratici al parlamento Ue, Hannes Swoboda, che sottolinea l’importanza di «non chiudere gli occhi di fronte» a quanto sta avvenendo nel paese. «Trovo incredibile che il primo ministro Erdogan si sia recato in Marocco mentre le proteste aumentano in tutte le città della Turchia», afferma Swoboda. «Il presidente Gul dovrebbe ordinare a Erdogan di rientrare per trovare una soluzione rapida per porre fine alla violenza», ha aggiunto. I socialdemocratici esprimono inoltre la propria «solidarietà» con «la stragrande maggioranza dei manifestanti che protestano pacificamente».

LE PROTESTE SI ESTENDONO NELLA PARTE NORD DI CIPRO – E non sembrano fermarsi le violente proteste antigovernative in corso in numerose città della Turchia che sono arrivate fino ad estendersi nella parte settentrionale dell’isola di Cipro sotto occupazione militare turca dal 1974. La cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord è, infatti, lo stato fantoccio proclamato unilateralmente nel 1983 e riconosciuto solo da Ankara, ma non dalla comunità internazionale. Da sabato scorso, come mostrano le immagini delle tv turco-cipriote, centinaia di manifestanti, per lo più studenti, stanno inscenando dimostrazioni in diversi punti della capitale Lefkosa, come è chiamata la parte Nord di Nicosia occupata, ma anche nelle città costiere di Famagosta, Kerynia e Morphou. Un gruppo di studenti si è radunato davanti alla sede dell’ambasciata di Turchia a Lefkosa scandendo slogan contro il premier turco Recep Tayyip Erdogan e, all’indirizzo dei manifestanti turchi, gridando frasi come “auguri dall’isola di Cipro: Nicosia e piazza Taksim fianco a fianco contro il fascismo”. La polizia turco-cipriota ha cordonato la zona intorno alla sede diplomatica e vi sono stati brevi tafferugli fra dimostranti e agenti ma senza feriti.

Roberto Capocelli

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