martedì, 27 Ottobre, 2020

Il governo Renzi più solo

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Mentre Landini e Camusso affondavano la lama sul l’articolo 18, secondo il mio giudizio sbagliando obiettivo, la Uil affondava i suoi colpi sugli ammortizzatori che non sarebbero stati garantiti. Questo a me pare il problema di fondo. Se vogliamo costruire un sistema ispirato ai valori della flex sicurity dobbiamo certo garantire agli imprenditori flessibilità, ma nel contempo ai lavoratori sicurezza. La legge di stabilità dovrebbe provvedere a stanziare le risorse utili perché la protezione ci sia. Magari da subito non proprio per tutti, ma che ci sia almeno per i più. La filosofia del Jobs act, che è giusta e condivisibile, non può fare a meno di questo. Nessuno si immagina di colpo il trasferimento del modello danese, quello ipotizzato da Pietro Ichino, che sarebbe l’ideale anche per noi, imperniato com’è sulla protezione del lavoratore e non tanto del suo lavoro, ma si tratta di modello particolarmente costoso per le risorse pubbliche.

Il Jobs act, che supera la differenza tra lavoratori nelle aziende superiori e quelle inferiori ai 15 dipendenti, che lancia il contratto unico a tutele crescenti, con ammortizzatori anche per coloro che non li hanno mai avuti, che elimina le categorie dei Cocopro e Cococo, è una buona risposta. Se naturalmente con la legge di stabilità verranno stanziati i miliardi necessari. Visto che pare superata la differenza tra sinistra Pd e Ncd sui licenziamenti disciplinari, e sulla conseguente necessità di scrivere nella legge delega anche le disposizioni in merito al provvedimento sull’articolo 18, resta aperto il fronte delle risorse. Un capitolo che ancora non è ben decifrabile. Anche perché il taglio imposto dall’Europa induce a rifare i conti sui miliardi disponibili.

Renzi e il governo hanno il dovere di parlare chiaro e di dare i numeri giusti. A quanto ammontano oggi i tagli fiscali sul lavoro, comprendendo Irap, ottanta euro, defiscalizzazione dei nuovi assunti? A quanto ammontano i miliardi disponibili per la protezione dei lavoratori licenziati? Quanto é stato ricavato dalla Spending review? Diciamo che sono cinque miliardi, più i quattro delle regioni. Ma ci sono? E quelli dei Comuni ci sono? Ma davvero dai ministeri si possono ricavare cinque miliardi di risparmi e dall’eliminazione delle province un miliardo? Sono cifre importanti, ma anche vere, misurabili, verificate? Ecco quello che ancora manca e ci auguriamo venga alla luce al più presto. I dati incontestabili, perché come si dice, la matematica non è un’opinione. E così dovrebbe essere anche per la legge di stabilità.

Dunque Cgil e Uil, pur partendo da preoccupazioni diverse, hanno proclamato la sciopero generale per il 12 dicembre, mentre la Cisl si è dissociata e punta solo a fermare il pubblico impiego, ritenendo il Jobs act un passo avanti. Resta il fatto politico nuovo che rimette insieme Cgil e Uil e isola la Cisl. Personalmente credo che questo dipenda sopratutto dalla mancanza di iniziativa adeguata del governo. La squadra di Renzi, contrariamente a quella di qualcuno che l’ha preceduto anni fa, è piuttosto inesperta e superficiale nelle relazioni politiche e sindacali, più propensa all’attività dell'”impera” e meno a quella del “dividi”. Può darsi che Renzi concepisca il sindacato come uno dei tanti corpi intermedi in inesorabile crisi. Ma l’aver regalato la UIL alla Cgil è certo un grave errore. La Cisl, e anche Renzi, oggi sono più soli.

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