lunedì, 16 Settembre, 2019

La vera Quota 100 è meno del 2% delle future pensioni

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Pensioni
VERSO QUOTA 100 SOLO PER L’1,9% DEI LAVORATORI

La vera quota 100, quella fatta di 62 anni d’età più 38 anni di contributi, è pari all’1,9% della popolazione di lavoratori che andrà in pensione nel 2019. Il restante 98,1% ha dai 63 anni in su o dai 39 anni di contributi in su. E’ quanto emerge dalle tabelle accluse al dossier consegnato dall’Upb alla Camera, in occasione delle audizioni sul decreto legge rdc e quota 100, elaborati dall’Adnkronos. Solo il 18,4% cesserà dal lavoro a 62 anni, di cui il 16,5% avrà però oltre 38 anni di contributi. Mentre coloro che diranno addio agli obblighi professionali dopo 38 anni sono il 9,7%; di cui il 7,8% con più di 62 ani d’età. A conti fatti, quindi, l’offerta contenuta nella legge di bilancio 2019, e messa a punto con il decreto legge all’esame del Parlamento, sarà sfruttata da pochissimi ‘quota 100’ effettivi e da tantissimi over 100. Al primo posto, sommando età e contributi, ci sono i ‘quota 104’, che ammontano al 19,4% degli aspiranti pensionati.
Seguono i ‘quota 105’, pari al 17,3% della platea pronta per lasciare il lavoro, e ‘quota 103’, con il 16%. Poi ci sono i ‘quota 106’ con il 13,7% dei potenziali pensionati; seguiti dai ‘quota 102’ con l’11,2% e ‘quota 107’ con l’8,6%. In coda i ‘quota 101’ con il 6% e ‘quota 108’ con il 4,3%. E dietro arriva finalmente la ‘quota 100’, seguita soltanto da quota 109 con l’1,3% e ‘quota 110’ con lo 0,1%.
Osservando i numeri considerando la sola età si scopre che la possibilità di andare in quiescenza con le nuove regole sarà colta principalmente dai soggetti che hanno 63 anni (è il 26,9% della platea), seguita dai lavoratori con 64 anni (22,1%) e da chi nel corso del 2019 soffierà 62 candeline (18,4%). Seguono gli interessati con 65 anni (16,5%), 66 anni (13,4%) e 67 anni (2,7%).
Considerando invece l’anzianità contributiva, il gruppo più numeroso è quello con 41 anni di contributi (23,5%), seguito da chi ha 40 anni di contributi (21,3%) e dai 42 anni di contributi (20,8%). Poi ci sono i lavoratori che hanno perfezionato 39 anni di contributi (19,3%), quelli con 38 anni di contribuzione (9,7%) e, infine, chi ha 43 anni di contributi (5,5%),

Inps
RIVISTE LE PROCEDURE INFORMATICHE PER QUOTA 100

L’Inps ha aggiornato i sistemi informatici per gestire le domande di pensione con Quota 100, con messaggio 7 marzo 2019, n. 960 , che si rivolge alle proprie strutture interne con alcune precisazioni di rilevanza generale soprattutto in materia di incumulabilità coi redditi da lavoro.
L’Inps, con il precedente messaggio del 29 gennaio 2019, n. 395 , aveva già fornito le indicazioni agli utenti per presentare la domanda, che – si ribadisce – può essere inviata direttamente tramite sito web dell’Istituto previdenziale, attraverso i Patronati o facendo ricorso agli altri soggetti abilitati alla intermediazione ovvero, in alternativa, utilizzando i servizi del Contact center.
Il pensionamento con quota 100 (con almeno 62 anni di età e 38 anni di contribuzione) permette per diversi assicurati di anticipare l’uscita dal lavoro rispetto ad altri istituti pensionistici anche di semplice accompagnamento alla pensione come l’Ape sociale ad esempio.
Presenta indubbiamente uno svantaggio rispetto all’eventuale cumulo coi redditi da lavoro post pensionamento.
La nuova misura “pensione quota 100” non è infatti cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 Euro lordi annui per il periodo compreso tra la data di decorrenza del pensionamento e la data di perfezionamento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia, oggi fissato a 67 anni da adeguare (dal 2021) alla speranza di vita.
In caso di percezione dei predetti redditi, la pensione in essere viene sospesa nell’anno di percezione degli stessi proventi economici. Redditi che sono il reddito da lavoro dipendente, il reddito da collaborazione coordinata e continuativa nonché il reddito da lavoro autonomo.
La verifica della situazione reddituale va fatta nello stesso anno di percezione degli stessi unitamente alla pensione con quota 100.

Reddito di cittadinanza
AL VIA SELEZIONE NAVIGATOR, BANDO SU SITO ANPAL

Primo passo dell’Anpal verso i navigator. Nonostante lo stallo della trattativa governo-Regioni sul tema, l’Agenzia guidata da Domenico Parisi va avanti e ricerca un soggetto capace di organizzare la selezione delle persone che dovranno operare come ‘tutor’ dei percettori del reddito di cittadinanza nel percorso di ricerca di un’occupazione. E’ stato infatti di recente pubblicato, sul sito di Anpal, l’avviso per la ‘Procedura negoziata (MePA), ai sensi dell’art. 36 comma 2 lett. b) d.lgs. 50/2016 (Codice), per l’affidamento del servizio di predisposizione test, organizzazione, gestione e realizzazione della prova scritta per la selezione pubblica per il conferimento di incarichi di collaborazione a supporto dell’organizzazione e dell’avvio del reddito di cittadinanza, ex art.12, co. 3 dl 4/2019’.
Il bando, in scadenza alle ore 12 del 25 marzo 2019, prescrive che possono “partecipare alla gara i soggetti, in forma singola o associata, di cui all’art. 45 del Codice che, alla data di scadenza del termine di presentazione delle offerte, siano iscritti ed abilitati al Bando ‘Servizi’ MePA – categoria merceologica ‘Servizi di ricerca, selezione e somministrazione del personale – Gestione delle procedure concorsuali’ e in possesso dei requisiti prescritti dai successivi articoli”.
E secondo l’Anpal sono 60mila i possibili candidati per il ruolo di navigator. O, almeno, sono queste le previsioni di Anpal servizi, che, nel bando pubblicato sul proprio sito per la ricerca del soggetto che dovrà realizzare la selezione dei tutor dei percettori del reddito di cittadinanza, richiede appunto la realizzazione di un “servizio relativo alla prova scritta per 60.000 candidati”.
Come si legge ancora nel capitolato tecnico del bando, “la prova selettiva” dei navigator “consisterà nella somministrazione di un test a risposta multipla composto da massimo 100 quesiti sulle seguenti materie e nelle percentuali indicate: quesiti di cultura generale 10%; quesiti psicoattitudinali 10%; quesiti di logica 10%; quesiti di informatica 10%; quesiti sui modelli e gli strumenti di intervento di politica del lavoro 10%; quesiti sul reddito di cittadinanza 10%; quesiti sulla disciplina dei contratti di lavoro 10%; quesiti sul sistema di istruzione e formazione 10%; quesiti sulla regolamentazione del mercato del lavoro 10%; questi su economia aziendale 10%”.
La base dati richiesta dall’Anpal è di 1.500 test, che dovranno prevedere 4 risposte multiple predefinite, di cui una sola inequivocabilmente esatta, mentre le restanti saranno errate. I quesiti e le relative risposte, continua il bando “dovranno essere predisposti considerando un livello culturale universitario”. Secondo l’Anpal il costo per il servizio di selezione dei navigator avrà un onere massimo complessivo di 180mila euro, Iva esclusa, e prevede appunto il servizio di predisposizione test, organizzazione, gestione e realizzazione della prova scritta per la selezione pubblica dei navigator che dovranno operare da tutor per l’avviamento al lavoro dei percettori del reddito di cittadinanza.
E i tempi per la selezioni dei navigator non saranno velocissimi. Il bando predisposto da Anpal Servizi per la ricerca del soggetto che dovrà selezionare i tutor incaricati di accompagnare i percettori di reddito di cittadinanza ha difatti come scadenza le ore 12 del prossimo 25 marzo. E nel bando stesso Anpal stabilisce che “la base dati dei test relativi alla prova selettiva dovrà essere definita e messa a disposizione di Anpal Servizi Spa entro 20 giorni dalla stipula del contratto”. E quindi, a conti fatti, con le date fissate nel bando Anpal, le prove di selezione per i navigator si terranno non prima di aprile.

In leadership lavoro
ANCORA 54 ANNI PER PARITÀ DI GENERE
Dovremo aspettare almeno fino al 2073, ossia ancora 54 anni, per raggiungere la parità di genere in termini di leadership nel mondo del lavoro. Sono le previsioni che avanza un recente, nuovo studio dell’Ibm Institute for Business Value (Ibv) parte di Ibm Services: il global gender gap lavorativo continua a persistere e lo farà per molto tempo visto che solo il 18% di donne ricopre attualmente posizioni di responsabilità nelle aziende mondiali e che, soprattutto, le stesse organizzazioni non sono convinte che valorizzare il genere femminile porti benefici commerciali.
Il 79% degli intervistati per lo studio ha, infatti, dichiarato che non ha formalmente dato priorità all’eguaglianza di genere nelle posizioni di responsabilità all’interno della propria organizzazione, anche se ampie evidenze la mettano in relazione con un miglioramento del successo finanziario e del vantaggio competitivo. Lo studio, denominato ‘Women, Leadership and the Priority Paradox’, condotto dall’Ibm Institute for Business Value con l’Oxford Economics, ha coinvolto 2.300 dirigenti e professionisti di aziende di diversi settori in tutto il mondo (uomini e donne in numero uguale). Oltre al questionario qualitativo, i ricercatori dell’Ibv hanno condotto una serie di interviste individuali con dirigenti e professionisti dei sei continenti.
Gli uomini sottostimano la portata del gender gap nel proprio ambito lavorativo. Il 65% dei dirigenti uomini dichiara che è altrettanto probabile che sarebbero stati promossi anche se fossero stati donne, nonostante il basso numero di lavoratrici che ricopre attualmente posizioni analoghe alle loro. Poche organizzazioni denotano un senso di urgenza o di responsabilità su questa questione. Le aziende si basano troppo sulle ‘buone intenzioni’ e utilizzano l’approccio del laissez-faire nei riguardi della diversità, piuttosto che applicare metodologie disciplinate nell’esecuzione operativa come in altri ambiti aziendali.

Carlo Pareto

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