mercoledì, 30 Settembre, 2020

L’affare COVID

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Il popolo, come si sa, è sempre stato chiamato nei momenti di necessità per salvare l’altro ieri un regno, ieri una democrazia, e oggi la salute, la sua naturalmente.
Il COVID nelle strutture pubbliche ha precluso ogni attività ambulatoriale…un po’ come se le persone fossero guarire all’improvviso dai propri malanni, ma non è così. O almeno non è così per tutti.
La Regione Emilia Romagna ha sempre vantato una sanità pubblica di eccellenza, al punto che in maniera quasi sprezzante guardava alla sanità privata della Lombardia con una certa supponenza.
Certo, i riferimenti erano per i grandi Ospedali, vai a pensare che l’affare COVID metteva in risalto il business degli ambulatori privati che negli ultimi anni sono spuntati in Emilia come funghi dopo una notte di pioggia! Ma chi lo avrebbe mai detto che la pandemia, per queste attività, apparisse come lo spuntare del sole di un buon affare all’orizzonte?!

Luoghi dove gli esami e le visite mediche si fanno solo a pagamento…a meno che non vuoi aspettare che nel pubblico tutto torni come prima e magari il tuo neo diventi un melanoma, la colecisti pancreatite e perfino un mal di stomaco un’ulcera perforata. Ecco, appunto, se non vuoi rischiare devi andare a pagamento in uno dei tanti studi medici associati dove fanno di tutto: per i miracoli si stanno attrezzando.

Peraltro, il costo delle prestazioni è di pochi euro in più rispetto al Ticket.
Oppure, se preferisci, vai in un pronto soccorso di un ospedale e ti metti in fila per ore, sapendo che le ore, in alcuni casi, possono diventare giorni.
A poche decine di euro per volta, visita dopo visita, esame dopo esame, ci stiamo abituando ad una nuova sanità; ovvio, per chi se la può permettere. Mi riferisco a quel ceto medio impoverito prima dalla crisi, poi dalle banche e, infine, dal coronavirus. È il commerciante, il precario o il piccolo libero professionista che utilizza i propri risparmi per fare quella stessa visita medica che, fino a qualche anno fa, poteva svolgere velocemente e gratuitamente nelle strutture pubbliche. Strutture pubblche oggi convertiti a macro-reparti COVID-19, pretesto della sanità pubblica per ridimensionare le spese in eccesso (se di eccesso si può parlare quando le persone stanno male), spingendo i cittadini verso gli ambulatori privati dove, guarda caso, le spese sostenute vengono rimborsate a chi possiede un’assicurazione sanitaria. Tu vuó fa’ l’americano… cantava Renato Carosone. Non è forse questo ciò che preoccupa i cittadini più fragili che vedono allontanarsi i giorni della riapertura dei reparti pubblici e degli ospedali distrettuali come il Magati di Scandiano, per esempio? Tutti parlano, fanno grandi proclami, e mai nessuno che abbia il coraggio di aprire il vaso di Pandora per risolvere i problemi dei cittadini operosi che, in fila indiana, aspettano composti il loro turno, pagando silenziosi e senza protestare contro quegli amministratori che hanno scelto liberamente alle ultime elezioni.

 

Siamo in molti ad accendere i riflettori, ma nessuno ha il coraggio di andare fino in fondo per capire quale sia l’affare COVID.

 

Angelo Santoro

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Angelo Santoro

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