martedì, 22 Ottobre, 2019

L’Africa tra miserie e guerre civili vista da padre Franco

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“Non sono assolutamente salviniano ma ne approvo la logica, i casi davvero bisognosi vanno accolti, ma questa folla enorme no. Credo che Salvini non sia contro l’immigrato, ma contro l’immigrazione selvaggia”. A parlare non è un politico, è il Padre cappuccino Franco Nicolai (classe 1941), e Padre  Franco  di competenza in materia ne ha davvero molta, con 50 anni di missioni faticose alle spalle, in Africa, in Congo Brazaville,  nelle Isole Comore, in Benin, dove ogni giorno si muore di fame, o a causa di sindromi gastrointestinali provocate da cibo o acqua contaminati, ma anche per malattie da noi debellate, come la tubercolosi, la malaria, addirittura la lebbra. Per il religioso, che dal 2015 è Guardiano del Convento di Colle San Mauro (Rieti), luogo che accoglie le spoglie di San Marone, primo protomartire cristiano nel Lazio, e dove lo stesso Don Franco ha attivato un centro di recupero per giovani con dipendenze di vario genere, fino a che non si risolveranno i problemi sul posto, qualsiasi scontro politico sembra viaggiare in superficie.

La sensazione è che poco si sappia, o si faccia trapelare, su quello che realmente accade da oltre un secolo in Africa.  Guerre civili (pilotate da interessi), miseria, malattie, ignoranza, una popolazione stremata da decenni di soprusi e sfruttamento: ad essere chiamata in causa, in primis, la mancanza di coscienza e di responsabilità dei capi di stato africani (avidi).

“C’è grande miseria e povertà –  spiega Nicolai –. Qui si muore di fame e malattie, chi ha, ad esempio, una polmonite o una tbc, facilmente trasmette il virus ai familiari, dai familiari si diffonde alla comunità e nel giro di pochi giorni spariscono interi villaggi; qui, entrando nelle capanne, bisogna fare attenzione a non “calpestare i cadaveri”. E pensare che la povertà potrebbe essere affrontata in loco, non è che la risolvi scappando! Noi cappuccini operavamo in questo modo, con gli aiuti che ci venivano dai nostri benefattori insegnavamo ai ragazzi un mestiere e alle ragazze a gestire la famiglia (facendo comprendere quanto fosse importante far frequentare ai bambini una scuola ed insegnando le norme igieniche di base). E’ inutile dare il chinino a chi ha la febbre, devi insegnare a mettere la zanzariera.  L’Africa è ricchissima, nel sottosuolo (prodotti minerari) e per le enormi distese di terreno coltivabile, cosa che ha ben capito la Cina e infatti sta acquisendo enormi quantitativi di terra, con il pretesto di “aiutare” la popolazione e realizzando invece opere strutturali (strade) di scarsa qualità e a basso costo.   Il problema è che tra i governatori africani c’è un lasciarsi andare alle famose buste e bustarelle, dall’ingresso in Dogana non fai un passo se non dai qualcosa.  Una volta che “conquistano il potere” pensano solo alle loro tasche, tutto è all’insegna del profitto personale e della propria famiglia, questa in primo luogo è la rovina dell’Africa”.
Ma per Nicolai entra in gioco anche il ruolo frenante dell’Europa, troppi gli interessi, soprattutto francesi (ma anche olandesi, tedeschi…), ed una “presenza americana” ambigua con la motivazione del Peace-keeping.

La conseguenza è che questo mare di persone  (un flusso che non si fermerà se non si individuano e bloccano le ragioni di povertà) rischia di non trovare nemmeno in Europa un reale inserimento, un lavoro.
“E’ vero che in Italia c’è sempre bisogno di manodopera – continua Padre Franco –  però non è che metti una persona a raccogliere solo pomodori, perché poi la stagione dei pomodori finisce. Andrebbero organizzati corsi di formazione in base alla competenza del rifugiato, o alle necessità dello Stato, per poi garantire un’occupazione stabile”.
Altro problema è l’ingresso di “individui a forte rischio”.
“C’era l’ordine di aprire le prigioni ed imbarcare i criminali in primis verso l’Italia, come primo punto di appoggio, parlo di autentici delinquenti, che forse ancora abbiamo sul posto.  Quanta gente che non doveva entrare abbiamo fatto entrare, siamo stati il cavallo di Troia! – conclude padre Franco -.   E’ vero che noi italiani siamo abili a dominare le situazioni difficili e che non abbiamo subito ancora attentati, ma mettere dentro “capra e cavoli” può rappresentare un rischio reale.  In realtà l’Europa ci aiutava e finanziava purché prendessimo gli immigrati in massa e lasciassimo loro tranquilli, il gettito di denaro era importante dunque la politica aveva preso questa direzione, ma è stato un enorme errore, anche perché in questo modo possono entrare molti individui dei quali non puoi verificare l’identità”.
Una testimonianza importante che non vuole essere di parte ma semplicemente ricordare alla politica, tutta, che un qualsiasi problema si può affrontare solo se si individua la radice dello stesso e si opera in armonia e con il comune interesse di risolverlo, anche rinunciando a personali privilegi con il principio della fraternità.

Maria Grazia Di Mario

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