venerdì, 30 Ottobre, 2020

Lagarde: “Ripresa incerta, pesa effetto della pandemia”

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“La pandemia non è finita, il suo impatto sull’economia europea continuerà a sentirsi a lungo, almeno fino alla fine del 2020, e la ripresa rimane incerta, incompleta e disomogenea. Per questo la  Bce continuerà ad effettuare acquisti di asset netti nell’ambito del programma di acquisto legato all’emergenza pandemica fino alla fine di giugno del 2021, ma è pronta ad adeguare i suoi strumenti fino a quando la crisi del coronavirus non sarà terminata”.

Questo è il messaggio di Christine Lagarde indirizzato al Parlamento europeo nelle ore in cui i contagi da Covid-19 continuano a crescere in diversi Paesi Ue con il rischio di nuovi lockdown, anche se parziali,
La presidente della Banca Centrale Europea ha aggiunto: “L’impatto della pandemia di coronavirus si fa ancora sentire in tutta l’area dell’euro le imprese stanno affrontando difficoltà, le persone perdono il lavoro e le prospettive per il futuro rimangono incerte. Sebbene l’attività economica dell’area dell’euro sia rimbalzata nel terzo trimestre, la ripresa resta incompleta, incerta e disomogenea. La spesa dei consumatori è ripresa in modo significativo, ma i consumatori rimangono cauti a causa dell’incertezza riguardo al proprio lavoro e alle prospettive di reddito. Allo stesso modo, gli investimenti delle imprese sono aumentati, ma la domanda più debole e l’elevata incertezza continuano a pesare sui piani di investimento delle imprese. Le ultime proiezioni della Bce prevedono una crescita annua del Pil reale pari a -8,0% nel 2020, +5,0% nel 2021 e +3,2% nel 2022, ma il Pil reale dell’area euro dovrebbe riprendersi ai livelli pre-crisi solo alla fine del 2022, e la crisi della sanità pubblica continuerà a pesare sull’attività economica e pone rischi al ribasso per le prospettive economiche. Abbiamo lanciato il programma di acquisto di emergenza pandemica (PEPP) per garantire la trasmissione regolare della nostra politica monetaria e per allentare l’orientamento generale della politica monetaria contribuendo così a compensare l’impatto al ribasso della pandemia sul percorso previsto dell’inflazione il PEPP, lanciato con una dotazione iniziale di 750 miliardi di euro a marzo, è stato aumentato di 600 miliardi di euro a giugno per un totale di 1.350 miliardi di euro. Effettueremo acquisti di asset netti nell’ambito del PEPP almeno fino alla fine di giugno 2021 e, in ogni caso, fino a quando il Consiglio direttivo non giudicherà che la fase di crisi del coronavirus sia terminata. Nell’attuale contesto di elevata incertezza, il Consiglio direttivo valuterà attentamente tutte le informazioni in arrivo e continua a essere pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, come appropriato, per garantire che l’inflazione si avvicini al suo obiettivo in modo sostenuto. Il programma Pepp di acquisto di titoli di Stato di Paesi Ue sul mercato secondario ha nel suo dna la qualità della flessibilità, e questo lo abbiamo visto anche a livello temporale, quando c’è stato l’anticipo del Pepp nel momento in cui ce n’è stato bisogno. Ovviamente è un piano mirato, temporaneo e limitato”.
Per fortuna la presenza della BCE sta svolgendo un ruolo finanziario molto importante per sostenere la ripresa economica derivante dalla crisi pandemica.
Infatti, secondo calcoli fatti dall’Ufficio Economico Confesercenti sulla base di elaborazioni condotte sui dati Istat, Svimez e SWG: “Cig, bonus e sostegni fiscali non bastano a mettere al riparo i redditi degli italiani dalla tempesta Covid. E, nonostante la mole di aiuti introdotta dallo Stato, alla fine dell’anno le famiglie si troveranno a perdere ciascuna in media 1.257 euro l’anno, per un totale di 32 miliardi di euro di reddito annuale, bruciati dall’emergenza sanitaria e dal conseguente rallentamento economico”.
Nel documento dell’Ufficio Economico di Confesercenti si legge anche: “Il calo dei redditi coinvolge tutto il territorio nazionale, ma con forza diversa. A registrare le perdite più consistenti sono le famiglie dell’Emilia-Romagna, che in media lasciano sul campo -2.202 euro di reddito, il 6,4% del totale annuale. Profondo l’effetto anche sui redditi di Marche (-3,8%, pari a -1.979 euro a famiglia), Piemonte (-5,3%, o -1.619 euro) e Valle d’Aosta (-5,1%, -1.658 euro). Più resilienti, invece, la regione Puglia, che vede la perdita di reddito ridursi al -1,8%, per un rosso di -488 euro a famiglia, e la Liguria (-2,8%, pari a -897 euro).
Non tutte le tipologie di lavoratori, però, sono colpite allo stesso modo. A soffrire di più sono i redditi da lavoro autonomo e da lavoro dei dipendenti privati, che registrano flessioni rispettivamente del -13% (-40 miliardi) e dell’11% (-62 miliardi), per una perdita totale di oltre 100 miliardi di euro.
A compensare il crollo, l’aumento dei trasferimenti di Stato, che quest’anno dovrebbero incidere positivamente sui redditi per quasi 70 miliardi di euro per effetto di provvedimenti pre-Covid (Quota 100, Reddito di cittadinanza, aumenti previsti delle pensioni, incrementi contrattuali dei dipendenti pubblici), e Cig, bonus, redditi d’emergenza, crediti di imposta e gli altri sostegni introdotti per tamponare l’emergenza. Un fiume imponente di risorse che, però, non basta a ripianare completamente le perdite.
Un problema in particolare per il mercato interno, visto che gli italiani hanno risposto alla riduzione dei redditi incrementando la prudenza. E fanno le formiche, aumentando il risparmio e praticando tagli draconiani alla spesa. Che, nel solo semestre trascorso a partire dal lockdown, è scesa di -2.304 euro. Anche in questo caso, però, si evidenziano differenze regionali: le perdite massime si rilevano in Valle d’Aosta (-2.915), Veneto (-2.910 euro) e Toscana (-2.820)”.
La presidente nazionale di Confesercenti, Patrizia De Luise, ha commentato: “Le misure messe in campo dal Governo fino ad ora hanno evitato il peggio, ma è necessario continuare ad intervenire a sostegno delle imprese e delle famiglie. Il lockdown è finito, ma la ripresa non è ancora iniziata. L’emorragia di reddito dei lavoratori autonomi e dei dipendenti privati, pur attenuata in quest’ultimo caso dalla Cig, dimostra le persistenti difficoltà delle imprese e, di conseguenza, del mondo del lavoro. È quindi essenziale continuare a sostenere il tessuto produttivo, ottimizzando gli interventi a favore delle imprese e dando loro il tempo necessario per gestire questa fase transitoria. Allo stesso tempo è necessario procedere ad interventi strutturali, affinché la ripartenza dell’economia, di cui si scorgono timidi segnali, cominci a manifestarsi in modo più robusto. L’annunciata e auspicata riforma fiscale e un buon utilizzo delle risorse del recovery fund saranno decisivi in questa direzione”.
La situazione non è certamente felice, ma è ulteriormente appesantita dall’assenza strutturale di politiche finalizzate ad una equa distribuzione della ricchezza in Italia e nel mondo. Questo problema è stato segnalato dalle pagine di questo giornale molto tempo prima dall’inizio della pandemia.

Salvatore Rondello

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