lunedì, 19 Ottobre, 2020

Laicità addio. Un prelato alla Commissione riforma sanitaria

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L’arcivescovo Vincenzo Paglia presiederà la commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana istituita con apposito decreto dal ministro per la Salute, Roberto Speranza. Insieme al presidente della Pontificia Accademia per la vita, che è anche Gran cancelliere del Pontificio Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, ne fanno parte illustri personalità del mondo scientifico e sociale.

Il ministro della Salute, Speranza, ha così spiegato l’istituzione della commissione: “I mesi del Covid hanno fatto emergere la necessità di un profondo ripensamento delle politiche di assistenza sociosanitaria per la popolazione più anziana. La commissione aiuterà le istituzioni ad indagare il fenomeno e a proporre le necessarie ipotesi di riforma”.
Mons. Paglia, ex vescovo di Terni, ha ringraziato il ministro per l’incarico affidatogli sottolineando: “La Commissione rappresenta un prezioso strumento inteso a favorire una transizione dalla residenzialità ad una efficace presenza sul territorio attraverso l’assistenza domiciliare, il sostegno alle famiglie e la telemedicina. L’auspicio è che l’Italia, Paese tra i più longevi ed anziani del mondo, possa mostrare un nuovo modello di assistenza sanitaria e sociale che aiuti gli anziani a vivere nelle loro case, nel loro habitat, nel tessuto famigliare e sociale”.
Soddisfazione per la nomina dell’arcivescovo Paglia anche da parte della sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa che ha commentato: “Oggi arriva una bella notizia per quanti tra noi chiedono da tempo una riflessione e una riforma del sistema di assistenza agli anziani. Grazie al ministro Roberto Speranza per avere istituito la Commissione presieduta da monsignor Paglia su Rsa e anziani”.
Su anziani e Rsa l’arcivescovo Paglia ha espresso più volte considerazioni impegnative osservando: “Le case di riposo generiche non andavano bene neppure prima della pandemia e dobbiamo lavorare per valorizzare le convivenze tra anziani, il co-housing e le esperienze di piccole case famiglia, così come si dovrà sostenere le famiglie perché siano aiutate a mantenere a casa i nostri nonni e i nostri genitori. Il tema delle case di riposo mi sta molto a cuore. Direi che già la definizione è fuorviante. Sono piuttosto ‘case di fatica’, dove spesso vivere è duro e pesante. È vero che rispondono a un bisogno reale e in tante di esse gli anziani sono tenuti con cura e attenzione. E c’è anche una circolarità virtuosa con il volontariato. Ma quel che sta accadendo nelle Rsa in questo tempo di coronavirus mostra l’urgenza di ripensare l’intera prospettiva della cura degli anziani”.
Temi sviluppati più ampiamente in due documenti diffusi dalla Pontificia Accademia per la vita sul tema pandemia e solidarietà. Nel primo “Pandemia e fraternità universale” (30 marzo) si spiega tra l’altro che ‘particolare attenzione va dedicata a chi è più fragile pensiamo soprattutto anziani e disabili’. A parità di altre condizioni, la letalità di un’epidemia varia in relazione alla situazione dei Paesi colpiti, e all’interno di ogni Paese, in termini di risorse disponibili, qualità e organizzazione del sistema sanitario, condizioni di vita della popolazione, capacità di conoscere e comprendere le caratteristiche del fenomeno e di interpretare le informazioni. Si morirà molto di più dove già nella vita di tutti i giorni alle persone non viene garantita la semplice assistenza sanitaria di base.
Nel secondo documento, diffuso il 22 luglio scorso, intitolato “L’Humana Communitas nell’era della Pandemia. Riflessioni inattuali sulla rinascita della vita”, è stata evidenziata la necessità di “elaborare un concetto di solidarietà che si estende ben oltre l’impegno generico di aiutare coloro che soffrono. Una pandemia ci invita tutti ad affrontare e plasmare nuovamente le dimensioni strutturali della nostra comunità globale che sono oppressive e ingiuste”.
Durante la pandemia, all’interno delle Rsa milanesi la mortalità totale nei primi 4 mesi del 2020, è stata pari al 22%, circa 2,5 volte più elevata di quella degli anni precedenti (pari a circa il 9%), come emerge da uno studio della mortalità verificatasi in 162 strutture sul territorio di riferimento dell’Ats di Milano (che comprende anche Lodi) dove sono ospitate oltre 16 mila persone. Da gennaio ad aprile 2020, nella popolazione di Ats Milano con più di 70 anni d’età si sono osservati circa 5.500 decessi in più di quanto atteso in base alla media dei decessi degli anni precedenti. Di questi, il 46% si sono verificati nelle Rsa.
Da tempo si parla di dar vita ad una sanità che sviluppi e rafforzi sul territorio servizi assistenziali e socio-sanitari, che sappia essere attenta e rispondente ai bisogni concreti della popolazione anziana, che è longeva, per la maggior parte attiva ma presenta anche diverse fragilità, cronicità e patologie che l’accompagnano negli anni, laddove vive e non sia marginalizzata ma faccia parte della società odierna.
I lavori della Commissione istituita all’uopo dal Ministero della Salute, inizieranno la prossima settimana, con la prima riunione di lunedì 28 settembre.
La Commissione presieduta da Mons. Paglia è formata da 16 personalità provenienti da differenti settori del mondo sanitario, nazionale e internazionale, accademico, del giornalismo e umanistico. Mons. Paglia, sarà coadiuvato nei lavori dal segretario Leonardo Palumbi, epidemiologo dell’Università di Tor Vergata e presidente della Società Italiana di Igiene SItI del Lazio.
Gli altri componenti sono: Andrea Urbani, direttore generale della programmazione sanitaria, Gianni Rezza, direttore generale della prevenzione sanitaria, Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Paola Di Giulio, infermiera, docente di Scienze infermieristiche e vice presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Velia Bruno presidente del Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici in sanità, l’accademico Mario Barbagallo, ordinario di Geriatria dell’Università di Palermo e presidente International Association for Gerontology and Geriatrics, Regione Europa, Giampiero Dalla Zuanna ordinario di Demografica all’Università di Trento, Nerina Dirindin docente di Economia pubblica e politica sanitaria all’Università di Torino, Giuseppe Liotta docente di Sanità pubblica, Università Tor Vergata, Coordinatore partnership Europea Active Aging e Paolo Vineis, ordinario di Epidemiologia sociale, Imperial College Londra Uk e Alessandro Pajno, giurista, già Presidente del Consiglio di Stato, il giornalista Maite Carpio e gli scrittori Edith Bruck e Simonetta Agnello Horny.
La commissione si prefigge di portare proposte per una riorganizzazione della sanità dei servizi sul territorio con adeguati strumenti innovativi e digitalizzazione, per un percorso terapeutico e diagnostico per la cronicità di continuità assistenziale dall’ospedale al domicilio e per migliorare la qualità di cura, l’accesso ai servizi diagnostici, terapeutici e riabilitativi. Il gruppo non riceverà alcun compenso né gettone di presenza, apporterà contributi a titolo gratuito.
La pandemia ha mostrato le fragilità intrinsiche delle strutture sanitarie e sociosanitarie nel mondo, causando numerose vittime, mettendo in discussione il modello assistenziale attuale e la questione dei diritti e libertà degli over 65, a cui si fa riferimento nel decreto firmato l’8 settembre scorso.
Comprendiamo ed apprezziamo tutto l’impegno umanitario svolto dalla Chiesa Cattolica per l’assistenza agli anziani ed ai disabili. Colpisce tuttavia la scelta senza precedenti del Governo e del Ministro della salute a far presiedere la commissione di un’importante riforma per assistenza e sanità ad un prelato, sia pure rispettabilissimo, ignorando le connotazioni di laicità dello Stato italiano che rispetta tutte le religioni e non solo quella cattolica.

Salvatore Rondello

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