mercoledì, 27 Gennaio, 2021

L’ALBA DI UN NUOVO DEAL

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Dopo quattro giorni e notti di trattative, poco prima delle 5 del mattino, accordo raggiunto al Consiglio europeo straordinario. Il vertice-maratona di Bruxelles, che ha registrato uno scontro aperto tra i paesi “frugali” ed i “Mediterranei”, ha alla fine prodotto un’intesa che soddisfa tutti, ma in particolare il fronte degli Stati ‘del Sud’ e i sostenitori iniziali della innovativa proposta della Commissione Ue per l’uscita dalla crisi post-lockdown, i leader di Berlino e Parigi, Merkel e Macron.

 

Finalmente l’annuncio è arrivato all’alba di oggi, in una conferenza stampa, a conclusione dei lavori dell’ultima plenaria dei 27, con la soddisfazione espressa dal mediatore di queste ore, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che ha affermato: «L’Europa è solida e unita» e «difficile, ma è stata una maratona finita con un successo per tutti. E’ la prima volta che rafforziamo insieme le nostre economie contro la crisi».

 

“Grazie al lavoro svolto dal Governo in Europa – ha commentato con un post su Facebook il segretario del Psi Enzo Maraio –  l’Italia ha la straordinaria occasione di ripartire e di rimettersi in moto. Adesso spendiamo questi soldi in crescita, sviluppo, lavoro, infrastrutture. Facciamo le riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno”.

 

Innanzitutto, i dati: il ‘Next Generation Ue’, con i suoi tre pilastri, resta fissato, come nella proposta iniziale della Commissione presieduta da Ursula von der Leyen, a 750 miliardi di Euro, ma è un ‘Recovery Fund’ ripartito e ricalibrato diversamente, così come reclamato con inusitata durezza dalla pattuglia dei quattro “rigoristi” (Paesi Bassi, Austria, Danimarca, Svezia) con l’aggiunta della Finlandia: 390 miliardi in forma di sovvenzioni a fondo perduto (somma inizialmente stabilita alla cifra record di 500 miliardi) e 360 miliardi come prestiti a lungo termine.

 

Per l’Italia, che con il Premier Giuseppe Conte si è battuta con determinazione per difendere le somme fissate, il risultato è molto significativo. In definitiva, un notevole successo, stante le premesse della furiosa battaglia ingaggiata dai “frugali” contro chi non aveva i conti in ordine e per ottenere una drastica riduzione delle sovvenzioni.

 

In effetti, il nostro Paese si era, peraltro, presentato alle trattative senza il dettagliato programma di riforme che gli altri membri Ue hanno già inviato alla Commissione e che Roma consegnerà in settembre.

Il Premier italiano, parlando ai giornalisti, ha ribadito che è stata «tutelata la dignità dell’Italia» e «respinto l’insidioso tentativo di ingerenza e di intromissione» e da parte di Roma si è «difesa l’autonomia e le competenze delle istituzioni europee».Il Presidente del Consiglio si può dire altamente soddisfatto: 209 saranno i miliardi assegnati all’Italia: 81 a fondo perduto e 128 in forma di prestiti (qui saliti a +36 miliardi, cifra che ha una importanza aggiuntiva per la politica interna). Secondo le stime di Palazzo Chigi, pur nella variazione nel bilanciamento delle cifre, alla fine lo Stivale avrà a disposizione 400 milioni in più rispetto alle somme iniziali.

 

Ma gli altri aspetti della complicatissima e contrastata intesa di Bruxelles che il gruppo dei rigoristi, capeggiati dal Premier liberal-conservatore dei Paesi Bassi, Mark Rutte, con la sua assortita squadra del “no”, composta dal Cancelliere austriaco, popolare di destra, Sebastian Kurz, con anche la Danimarca guidata della socialdemocratica e neo sposa, Mette Frederiksen, e i suoi colleghi di sinistra, la leader finlandese Sanna Marin e Stefan Löfven per la Svezia, erano concentrati in secondo luogo sugli sconti al budget Ue, di cui intendevano continuare a godere in particolare Vienna, Copenhagen e Stoccolma. Un obiettivo da loro raggiunto: i ‘rebates’ verranno ampliati sensibilmente (Vienna quasi raddoppia i rimborsi) e da oggi anche la Germania ne sarà tra i beneficiari.
Altro punto dirimente per i “frugali” erano le modalità di controllo sui programmi di riforme strutturali e, soprattutto, che direzione di spesa avrebbero preso i fondi assegnati ai singoli Stati. Qui si è trovato un compromesso, ma stavolta più orientato secondo i desiderata dei Paesi “Mediterranei”: i Piani nazionali di riforma saranno autorizzati da Bruxelles e approvati con maggioranza qualificata, poi passeranno ai tecnici dei ministeri finanziari per l’attuazione (attraverso il Comitato economico e finanziario-Cef). Ma se successivamente alcuni Paesi questioneranno su aspetti di spesa di altri Stati, attraverso il cosiddetto “freno di emergenza” il tutto si sottoporrà nuovamente al Consiglio Ue, sotto la supervisione dalla Commissione, che ne valuterà il percorso e la fondatezza.
Infine, quelli che erano inizialmente i “Four Frugal” con alcune altre Capitali camuffate nelle retrovie, spingevano per la netta diminuzione delle cifre del bilancio settennale 2021-2027 dell’Unione, che invece è rimasto quasi inalterato rispetto alla proposta della Commissione e si attesta a 1.074 miliardi di Euro (-1 mld). E’ da rilevare, però, che, nel generale rimaneggiamento delle poste del budget, una serie di programmi e azioni settoriali, tra i quali, Horizon Europe, InvestUe ed altri, sono stati necessariamente ridotti o non rifinanziati.
In definitiva, il fondo-contenitore complessivo per la ripresa economica fissato a 750 miliardi di Euro, soddisfa tutti.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha affermato che oggi è una «giornata storica per l’Europa», mentre per la Bundeskanzlerin, Angela Merkel, che si è detta «sollevata» per la conclusione del vertice, l’accordo è «un buon segnale per l’Ue».Per Roma e la maggioranza di governo M5S-PD-Liberi e Uguali-IV, il risultato del Consiglio straordinario di questi giorni rappresenta anche un momento di respiro anche sulla delicata questione dell’eventuale accesso al Mes “sanitario” perché i 36 miliardi ‘extra’ di cui godrà l’Italia, mettono fortemente e nuovamente in discussione la possibilità di accedere al contestato (in particolar modo dalla componente Cinquestelle, così come sul fronte dell’opposizione da Lega e Fratelli d’Italia) Meccanismo europeo di stabilità, mai in apparenza particolarmente apprezzato dal Premier Conte, a cui però i Dem non intenderebbero rinunciare.Adesso il compito più gravoso e impegnativo per il capo dell’esecutivo italiano e per il ruolo di maggiore rispetto se non prestigio del nostro Paese dinanzi alla comunità internazionale,  sarà di approntare organicamente il Piano di riforme strutturali, con una task force, di cui Conte ha accennato, parlando all’alba con i cronisti.Indispensabile sarà, quindi, pianificare ed organizzare da Palazzo Chigi, ma con il pieno concorso delle forze politiche, sociali, produttive e culturali, davvero seriamente un programma realmente complessivo e ambizioso, ma soprattutto realistico. Un Piano anche a medio-lungo termine, per risollevare l’economia sul lato dell’imprenditoria e del mondo del lavoro, ridefinire l’antiquato sistema burocratico-amministrativo in direzione dell’efficienza, assicurare la riduzione del disagio e delle diseguaglianze sociali.

“L’accordo raggiunto a Bruxelles sul Recovery Fund – ha affermato Pierpaolo Bombardieri segretario generale UIl – dopo un lungo confronto, è un passo importante per il futuro dell’Europa. Dopo anni in cui si è praticata solo l’austerità, le ingenti risorse destinate a ricostruire l’economia europea, prostrata dalla crisi pandemica, sono una svolta significativa. Questo risultato è stato possibile anche grazie all’azione della Confederazione Europea dei Sindacati. Ora l’Italia deve cogliere questa straordinaria opportunità. Occorre un vero e proprio patto per il Paese tra tutti i soggetti politici e sociali. Anche la Pubblica amministrazione sarà chiamata a uno sforzo gigantesco per fornire al meglio i servizi essenziali ad essa assegnati. Le risorse andranno utilizzate per costruire un Paese più equo, ridisegnare un nuovo modello di sviluppo e garantire il futuro delle nuove generazioni. Chiediamo al Governo di fare presto e definire insieme alle parti sociali questo nuovo percorso”.

 

Roberto Pagano 
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