venerdì, 22 Novembre, 2019

L’allarme clima politico: l’erosione costituzionale!

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L’unica ragione che mi avrebbe fatto definire sensato l’accesso al voto ai 16 anni per il Parlamento è la speranza-disperata che in quella fascia d’età potesse emergere in Italia un’altra Greta a tutela della Costituzione. Prendo lo spunto dall’avvenuto massiccio taglio dei parlamentari, peraltro quasi unanime, una corale ammissione di colpa da scontare. Incredibile il balletto di cifre per provare o smentire il peccato mortale di essere il o tra i primi Paesi al mondo per eccesso di rappresentanza parlamentare rispetto al solo parametro del rapporto con gli abitanti. Quello che colpisce è il clima in cui è stata adottata questa drastica misura senza nessuna armonizzazione delle misure da adottare, procedendo a foglia di carciofo.

L’allarme clima in ordine all’erosione costituzionale nasce dall’insieme delle proposte formulate dal M5stelle e dal suo leader Di Maio. Non è da quella parte politica che è venuta l’analisi-auspicio di Casaleggio di essere ormai all’esaurimento della democrazia rappresentativa per approdare a quella diretta sul modello della sua piattaforma? Ed ancora la proposta di Grillo, rigettando l’una e l’altra, di procedere per sorteggio? E, come se non bastasse, l’ulteriore proposta, del profeta Di Maio, di sopprimere il vincolo di mandato per ricondurre alle oligarchie di partito l’esclusivo dominio sui parlamentari? E che dire dell’ex compagno di viaggio Salvini,che per rincorrere una sua leadership europea (respintagli dalla Le Pen,per anzianità di estrema destra) rincorre gli altri leader di destra europea in prima fila nel negare ogni solidarietà verso l’Italia e gli altri Paesi del Mediterraneo nel disciplinare i flussi di immigrazione?

Delle sue simpatie per Putin o di eventuali scambi di favori meglio non parlare con le indagini in corso. Decisamente un piano inclinato che non aiuta a farci uscire dalla crisi alimentando le apprensioni del mercato,peraltro scosso da conflitti in atto e da una non meno destabilizzante guerra dei tassi tra le due maggiori potenze mondiali. Ma tornando all’erosione costituzionale provocata dal fanatismo di Di Maio, sappiamo bene come il taglio dei parlamentari fosse condizione preliminare per Di Maio per rilanciare la sua leadership ma viene da chiedersi se non avesse altre strade Zingaretti e il PD per tentare l’accordo, fermo restando che il dimezzamento elettorale subito ed il rifiuto delle elezioni anticipate riguardava in primo luogo il M5stelle. Perché quel quadro d’insieme, specie delle riforme costituzionali e della connessa legge elettorale, non sono state perseguite in contemporanea,essendo pronta ed agibile in ogni momento quella del taglio?

Trattandosi di riforme costituzionali, dopo la bocciatura prima del tentativo di Berlusconi e poi di Renzi, possibile che non abbia aperto gli occhi a nessuno la proposta da me reiterata di ricorrere ad un’Assemblea costituente con l’apporto di tutti evitando la paralizzante promiscuità con gli equilibri di governo? Perché in quella sede alta non avrebbero potuto incontrarsi anche forze diversamente schierate in Parlamento al Governo o all’opposizione?

Un esempio per tutti potrebbe essere quello della restituzione dell’elettività, dell’anima democratica alle Province dopo la bocciatura della riforma costituzionale. In questo senso si è schierata la Lega e come darle torto essendo provato che la sua classe dirigente fa tesoro della scuola delle autonomie mentre questo vuoto è il tallone d’Achille del M5stelle? Che pena sentire in TV accodarsi a Di Maio Zingaretti vantando a merito del PD l’eliminazione dell’elezione diretta dei consiglieri provinciali, un obbiettivo incentivo al centralismo regionale per l’impossibilità di gestire le deleghe regionali da parte della maggioranza dei comuni con dimensioni medie-piccole.

Possibile che Zingaretti nella sua esperienza diretta non abbia capito quanto sia stata determinante la sua esperienza positiva a livello provinciale per farsi conoscere come ottimo amministratore e vincere successivamente controcorrente due prove regionali?La nota distintiva di una leadership democratica come quella di Zingaretti nel PD non è come per Di Maio e Salvini. Un uomo solo per tutte le stagioni, a furia di tirare la corda, senza la flessibilità del ricambio, se il sistema democratico ispira ancora i partiti, è foriero di scissioni di abbandoni e disaffezione. Chi avrà il coraggio di cantare senza pagare dazio:”Chi ha avuto avuto avuto e chi ha dato dato dato….”

Roca

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