martedì, 11 Agosto, 2020

Lanciati tre razzi dalla Striscia di Gaza sul territorio di Israele

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Stanotte, i palestinesi hanno lanciato tre razzi dalla Striscia di Gaza sul territorio di Israele, lo ha denunciato l’esercito israeliano senza dare indicazioni sul dove siano caduti. Non c’è stata una rivendicazione immediata da parte palestinese. Le sirene d’allarme sono suonate nel sud di Israele ma secondo i media israeliani il sistema difensivo Iron Dome non si è attivato per i primi due razzi, a indicare che probabilmente i razzi erano indirizzati verso una zona disabitata dove non hanno fatto danni o causato feriti. Il terzo missile, sempre secondo fonti dell’Esercito, è stato invece intercettato dal sistema Iron Dome che lo ha distrutto.

Il portavoce militare israeliano ha fatto sapere che, in risposta ai tre razzi lanciati da Gaza, l’aviazione israeliana ha colpito postazioni di Hamas nella Striscia, centrando le infrastrutture sotterranee appartenenti al gruppo terroristico di Hamas. Il portavoce militare ha aggiunto: “Hamas è responsabile per ogni evento che parte dalla Striscia e paga le conseguenze per le azioni contro i civili israeliani”.
L’episodio di stanotte si aggiunge alle azioni iniziate già a fine giugno quando Hamas aveva avvertito Israele che la pianificazione dell’annessione di parte della Cisgiordania equivaleva a una dichiarazione di guerra. Nei giorni successivi, due razzi sono stati sparati da Gaza innescando la reazione israeliana contro installazioni di Hamas.

In una nota della scorsa settimana, l’organizzazione che governa la Striscia di Gaza ha affermato: “L’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza questa sera è un’estensione dell’aggressione contro i palestinesi a Gerusalemme e in Cisgiordania. Aumenterà solo la nostra determinazione a gestire il piano di annessione della Cisgiordania”.
I due missili lanciati dai palestinesi di Gaza contro Israele venerdì sera (26 giugno), caddero in aree aperte e non causarono vittime o danni.
Un razzo è caduto in un’area aperta nella regione di Sha’ar Hanegev, mentre il secondo sarebbe caduto nella Striscia.
L’IDF ha dichiarato in un comunicato di aver effettuato attacchi di ritorsione in risposta al razzo.
L’IDF in una dichiarazione ha affermato: “Durante lo sciopero, sono stati colpiti un laboratorio di fabbricazione di missili e un impianto di fabbricazione di armi appartenenti all’organizzazione terroristica di Hamas. Questo sciopero ostacolerà le capacità future dell’organizzazione terroristica di Hamas. L’IDF vede ogni tipo di attività terroristica rivolta a Israele con grande severità e continuerà a operare se necessario contro i tentativi di danneggiare i civili israeliani”.

L’IDF ritiene Hamas responsabile di tutti gli eventi nella Striscia e provenienti dal territorio poiché il gruppo terroristico sopporterebbe le conseguenze per gli attacchi contro Israele.
I media palestinesi hanno riferito di scioperi dell’IDF nelle aree meridionali e centrali della Striscia, ma anche che, in una risposta immediata, un carro armato dell’IDF ha lanciato un proiettile contro un posto di osservazione di Hamas ad est di Deir el-Balah nel centro di Gaza, secondo quanto riferito da Al-Resalah, collegata ad Hamas.
Successivamente, i media collegati ad Hamas hanno riferito di attacchi della IAF in un sito militare di Hamas a ovest di Khan Younis nella striscia meridionale di Gaza, dove si udirono forti esplosioni. Non è stata confermata immediatamente dall’IDF.

Oltre alla questione dell’annessione, ci sono state anche tensioni tra Israele e gruppi terroristici con base a Gaza per ritardi nel trasferimento di denaro per gli aiuti del Qatar a Gaza.
Nei giorni scorsi Hamas e la Jihad islamica palestinese, i due gruppi terroristici più potenti di Gaza, hanno minacciato di intensificare gli scontri lungo il confine, dopo mesi di relativa calma nella zona.
La prevista annessione di Israele in alcune parti della Cisgiordania costituisce l’elemento principale per scatenare una nuova guerra, in una zona dove gli episodi di guerriglia armata non sono mai cessate.
Nei giorni scorsi, un alto funzionario di Hamas ha ribadito il messaggio, dicendo che Israele ed Hamas erano bloccati in una ‘lotta esistenziale’.

Il ministro della Difesa, Benny Gantz, ha lanciato alcune ore dopo, durante una cerimonia per i laureati del corso pilota dell’aeronautica, un avvertimento ai leader di Hamas: “Suggerisco loro di ricordare che saranno i primi a pagare per qualsiasi aggressione. L’IDF è l’esercito più forte della regione e il prezzo per qualsiasi tentativo di danneggiare i civili israeliani sarà forte e doloroso”.
Il piano di annessione del primo ministro Benjamin Netanyahu, iniziato dal 1° luglio, ha suscitato numerose critiche internazionali. Ma il confine instabile di Israele con Gaza è rimasto relativamente tranquillo. Dimostrazioni sono state organizzate nella Striscia contro il piano e un razzo solitario è stato lanciato da Gaza in Israele la scorsa settimana, cadendo in un campo aperto e senza causare vittime. Ma Hamas e Israele hanno evitato finora un’escalation grave e fortemente mortale.
Negli ultimi mesi, Israele e Hamas hanno negoziato un possibile scambio di prigionieri e un accordo di cessate il fuoco a lungo termine, quindi il gruppo terroristico ha in gran parte mantenuto la calma lungo il confine di Gaza.

In passato Israele e Hamas non sono riusciti a fare passi avanti nei colloqui, in parte perché ciascuno ha richiesto un calendario diverso.
Hamas ha richiesto due turni di rilascio di prigionieri: il primo in cambio di informazioni sui prigionieri, il secondo in cambio dell’effettiva consegna in Israele dei prigionieri e i resti dei soldati Oron Shaul e Hadar Goldin, i cui corpi sono ritenuti detenuti dal gruppo terroristico da quando sono stati uccisi nella Striscia durante la guerra del 2014 conosciuta in Israele come Operazione bordo protettivo.

Israele ha rifiutato, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo deve aver luogo in un unico scambio.
Una frase di saggezza indiana recita: “Come potrà mai finire l’odio se all’odio si risponde con l’odio?”. La pace in Palestina potrebbe iniziare quando qualcuno delle parti sarà disposto ad accettare e rispettare gli accordi. Israeliani e palestinesi dovrebbero comprendere che siamo tutti esseri umani, che siamo tutti cittadini del mondo e che il valore più grande dell’umanità è la pace. Per ottenerla ognuno dovrà rinunciare a qualcosa, consapevoli che anche nelle piccole rinunce ci possono essere grandi vantaggi. Ma finora, per 72 anni, in tre generazioni, israeliani e palestinesi sono rimasti divisi dalle guerre e dagli odi.

Salvatore Rondello

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