lunedì, 19 Ottobre, 2020

L’anno che verrà

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Renzi ha dichiarato che se ne andrà se dovesse perdere il referendum istituzionale. Ha giocato la stessa carta di Craxi nel 1984, in occasione del referendum sulla scala mobile. La riforma del Senato presenta delle pecche ma la cornice non è diversa da quella tracciata dai socialisti alla Conferenza di Rimini trent’anni fa. Il referendum sarà il grimaldello usato da tutte le opposizioni – tutte! – per accelerare la caduta del governo. E dopo? Intanto occupiamoci del prima. Il 2016 dovrà essere l’anno del riequilibrio. Su due fronti: verso l’Europa, verso il vasto oceano del bisogno.

Lo diciamo da tempo: l’Unione ha perso la vitalità originaria, imbullonata com’è nella diarchia rigore uguale Germania rotta a tratti dalla politica monetaria espansiva attuata da Draghi. Il silenzio del Pse è la testimonianza di quanto esso sia prigioniero del cerchio tedesco. Rinnovare lo spirito dei pionieri è l’obiettivo che l’Italia deve porsi. Ora. Bisogna mettersi alla testa di una iniziativa politica e diplomatica che intanto parta dal Mediterraneo. Bisogna rilanciare gli Eurobond e una politica fiscale condivisa. Bisogna tenere rapidamente un’assise del socialismo europeo per coinvolgere tutti i leader su una posizione comune: rileggere Maastricht!

C’è una trincea che la sinistra deve presidiare: la redistribuzione della ricchezza. Se l’area del bisogno si allarga, lì è necessario intervenire. Non si tratta soltanto di garantire diritti sociali ma di sottrarre al bisogno fasce sempre più larghe di cittadini. Urgono politiche per le famiglie più fragili, misure per gli studenti più meritevoli, un adeguamento dignitoso delle pensioni minime, un taglio nel costo del lavoro vantaggioso per chi lavora. Come? Anche Incidendo con più decisione in quel capitale di ricchezza che in questi anni si è accumulato al vertice della piramide. Non è da sinistra radicale porre la questione. È da sinistra giusta e basta.

Se il governo saprà costruire la sua agenda inserendovi queste priorità, sarà più semplice fronteggiare l’ondata grillina e respingerla. Il resto verrà con l’autunno. Ma sarà il ‘prima’ a determinarne gli esiti.
A chi ci legge, il mio augurio più forte. Apriremo il 2016 ricordando Nenni e la nascita della Repubblica. Senza di lui, senza di noi, l’Italia avrebbe dormito più a lungo sul materasso dei Savoia.

Riccardo Nencini

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