mercoledì, 18 Settembre, 2019

L’anomalia Gialloverde e la crisi inevitabile

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La conferenza stampa del “premier in crisi” Giuseppe Conte mi ha trasmesso una grande tristezza. Non provo pena per un politico che ci ha preso in giro per un anno e mezzo fingendo di raccontare una realtà che non c’è. Non provo pena per un presidente del consiglio che, con la fiacchezza e il fiatone di chi arriva stremato al termine di una maratona, si fa surclassare dalla tracotante comunicazione dell’unico vero leader attualmente su piazza, quel Salvini che, piaccia o no, fa il catalizzatore di masse mettendo in secondo piano tutti quelli che lo circondano.

Che la crisi fosse inevitabile, lo scriviamo da tempo. I segnali erano evidenti. Non erano paroline spifferate sottovoce in orecchi ben informati, ma urla proferite in pubblica piazza dove tutti potevano sentire. C’entra la Tav, con i Cinque Stelle che vanno sotto presentando una mozione ridicola? No, la Tav è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso di un matrimonio fallito e in cui i due coniugi non si affannavano neanche più a mascherare le crepe.

Il contratto di governo non stava in piedi fin dal primo giorno. Uno zibaldone di proposte diverse, discostanti, lontane, non poteva trovare una quadratura in una maggioranza anomala e specchio di regioni, territori, società diverse. Le insofferenze si notavano fin dalle prime dichiarazioni e la figura sbiadita di Conte, pesciolino fuor d’acqua in un mare di pescecani, si smarriva presto. Solo gli incontri tra i due leader Salvini e Di Maio, con il primo che sembrava un bullo di fronte allo scolaretto un po’ somaro e ripetente, ricomponevano fratture ogni secondo dal potenziale più deflagrante.
La retorica dei grillini diventava poi sempre più stantia. Dall’abolizione della povertà (cui nemmeno i miracoli erano giunti) ai dati economici drammatici, dallo spread che volava alle mirabolanti, quanto presto smentite promesse su opere utili, Tav, ponte Morandi, autostrade, porti e tutto il resto che testimoniavano l’inadeguatezza assoluta dei ministrini scelti su internet.

Poi, in mezzo, la conferenza stampa di Conte in cui si richiamava al senso di responsabilità dei suoi due vicepremier. Eravamo a giugno. E già si capiva che l’avventura era al capolinea. Quella di ieri, invece, è sembrata come il colpo d’ala di un uccellino ferito e dissanguato. Noi al lavoro e altri in spiaggia. Non sminuirò mai le tante cose buone fatte dal nostro governo (ma quali???? Qualiiiii?????). Il governo Conte è finito. E la morte sarà sancita dalla spina staccata dalla Lega, che la codificherà con la mozione di sfiducia.

E qui veniamo alla parte verde della maggioranza anomala che ci ha regalato 14 mesi di disastri. Salvini ha fatto come il rapace paziente, si è appollaiato su un ramo alto, si è divertito in spiaggia, tra musica, cocktail e ragazze in abiti succinti. E quando ha visto il topolino in difficoltà uscire dalla tana è piombato giù, fulmineo. E si è mangiato tutto. Il suo sogno, ora, è quello di monetizzare col voto il consenso raggiunto. E lo otterrà, almeno che Mattarella non sappia inventare una strada di sopravvivenza per procrastinare le cose fino a primavera. Ma, di mezzo, c’è una manovra da scrivere, un’Europa che aspetta e dei mercati che guardano come avvoltoi fiutando l’odore del sangue. Ci aspetta un’estate molto più calda di quella fin qui vissuta.

Leonardo Raito

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