martedì, 22 Ottobre, 2019

LASCIA E RADDOPPIA?

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L’ennesima scissione in casa Dem, stavolta è Matteo Renzi, il leader che ha trasformato in modo radicale il Partito dalle mille correnti. Qualcuno diceva rottamato, qualcun altro distrutto, altri ancora modernizzato, ma non vi è dubbio alcuno che il Partito ha subito un cambiamento da quando è arrivato il giovane Sindaco di Firenze. Matteo Renzi è stato il protagonista indiscusso di un Partito nonostante avesse il grande pregio di non avere il nome del segretario o leader sul simbolo, ma alla fine ha finito comunque per identificarsi con Renzi in quest’ultimi anni.
L’ex segretario ha annunciato la sua decisione di lasciare questo Partito e fondarne un altro, quindi un altro Partito di Centrosinistra, speiga che il suo addio è un bene per tutti e che soprattutto “Quello che mi spinge a lasciare è la mancanza di una visione sul futuro”.
Con lui usciranno dal partito una trentina di parlamentari, circa venti deputati e una decina di senatori, che daranno vita a gruppi autonomi (anche se al Senato il nuovo regolamento complica le cose), ma che continueranno a far parte della maggioranza e a sostenere in Parlamento il governo giallo-rosso.
Adesso si teme per la stabilità di questo Esecutivo, il primo a esprimere dubbi è proprio Giuseppe Conte.
“Il presidente Conte, nel corso della telefonata ricevuta ieri sera da Matteo Renzi, ha chiarito di non volere entrare nelle dinamiche interne a un partito. Ha però espresso le proprie perplessità su una iniziativa che introduce negli equilibri parlamentari elementi di novità, non anticipati al momento della formazione del governo. A tacer del merito dell’iniziativa, infatti, rimane singolare la scelta dei tempi di questa operazione, annunciata subito dopo il completamento della squadra di governo”, sottolineano fonti di Palazzo Chigi.
“Se portata a compimento prima della nascita del nuovo esecutivo, questa operazione, niente affatto trascurabile, avrebbe assicurato un percorso ben più lineare e trasparente alla formazione del governo. Il Presidente incaricato avrebbe potuto disporre di un quadro di riferimento più completo per valutare la sostenibilità e la percorribilità del nuovo progetto di governo che ha presentato al Paese”, spiegano da Palazzo Chigi. “Le considerazioni del Presidente del Consiglio si fermano qui. Virgolettati o ragionamenti che in questo momento vengono attribuiti dai mezzi di informazione al Presidente Conte sono destituiti di ogni fondamento”, sottolineano le stesse fonti.
In casa Pd invece resta lo stupore, da una parte chi se lo aspettava da tempo, dall’altra chi invece non riesce a capire il perché di quest’ennesima scissione, specie dopo che è stato proprio Renzi a incoraggiare la nascita di questo Esecutivo, tra questi ultimi il segretario dem.
“Ci dispiace. Un errore dividere il Pd, specie in un momento in cui la sua forza è indispensabile per la qualità della nostra democrazia”. Così in un post su Facebook il segretario del Pd Nicola Zingaretti commenta la decisione di Matteo Renzi di uscire dal partito. “Ora pensiamo al futuro degli italiani, lavoro, ambiente, imprese, scuola, investimenti. Una nuova agenda e il bisogno di ricostruire una speranza con il buon governo e un nuovo Partito democratico”, conclude Zingaretti. Mentre Dario Franceschini appare turbato dalla decisione del giovane leader, con Renzi andrà anche il Vicepresidente della Camera Ettore Rosato che commenta: “I numeri non sono il nostro assillo. Avremo i numeri per fare il gruppo alla Camera e al Senato faremo quello che è coerente con il regolamento di Palazzo Madama. Faccio gli auguri al Pd di fare la sua strada e il suo percorso”, noi vogliamo “creare una casa politica in cui si possa stare un po’ in serenità”.

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