domenica, 25 Ottobre, 2020

L’asse Zingaretti-Di Maio parte dal fisco

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Passa dalla riforma fiscale la nuova fase del governo emergendo l’asse Zingaretti-Di Maio.
I due maggiori protagonisti nell’esecutivo, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio hanno così puntato su questo passaggio per giocarsi il futuro politico.
Secondo una fonte parlamentare di primo piano: “I due si sentono costantemente, c’è una forte intesa in questo momento”.
Complice per rafforzare l’asse sono stati il risultato elettorale del Referendum che ha galvanizzato Di Maio, consolidandone il ruolo nel movimento penta stellato, ed il voto delle Regionali, che hanno rafforzato la leadeship di Nicola Zingaretti, dando maggior peso al Pd all’interno del governo.
Secondo fonti penta stellate: “Date queste premesse, è naturale che i due si cerchino”.
In entrambi è ben presente la consapevolezza che l’azione di governo ha bisogno di una scossa e il modo migliore per darla è partire da quei punti che vedono Pd e M5s sulla stessa lunghezza d’onda.
Quando Vito Crimi, uscendo dall’agriturismo nel quale aveva riunito i ministri, ha detto: “La riforma fiscale è una necessità avvertita da famiglie e imprese”, il plauso di Zingaretti è arrivato immediatamente: “Bene, apriamo subito un tavolo”.

Luigi Di Maio immediatamente ha aggiunto: “A quel tavolo devono sedere le forze di maggioranza, ma poi occorrerà dare respiro e centralità al Parlamento”.
Nelle intenzioni dei due leader, il tavolo dovrebbe servire anche a raccogliere le proposte per il piano di rilancio nazionale. Zingaretti in questi giorni è impegnatissimo per far vincere i candidati del centrosinistra ai ballottaggi: sarà in Lombardia, a Voghera, Saronno e Legnano, poi a Roma per una iniziativa pubblica e domani andrebbe probabilmente in Puglia. Dopo i ballottaggi, il leader del Pd dovrebbe incontrare il presidente del Consiglio per fare il punto proprio sull’agenda di governo.

Poi, darà una spinta al governo che, fino alla fine di ottobre, giocherà tutte le sue carte nella legge di Bilancio per dimostrare di avere avviato una fase nuova. La prima di queste carte sarà proprio la riforma fiscale, che dovrebbe prevedere la revisione dell’Irpef, con il superamento degli ‘scaloni’ così da favorire le busta paga sotto i 40 mila euro l’anno. Assieme a questo, poi, potrebbero entrare nella riforma alcune parole d’ordine lanciate negli ultimi mesi dalle forze di governo, come l’assegno unico famigliare.
Questo sarebbe il punto di partenza. Ma poi, la maggioranza dovrà fare i conti con i nodi della ‘agenda’, ovvero con i diversi orientamenti su come spendere i 209 miliardi del Recovery Fund sempreché non ci siano ostacoli imprevisti nella Ue.
L’allarme lanciato dal ministro per gli Affari Europei, Vincenzo Amendola, è stato recepito forte e chiaro dalla maggioranza: è vero, i ‘frugali’ potrebbero giocare un brutto tiro all’Italia rifiutando l’accordo all’ultimo momento. Il commissario per gli Affari Europei, Paolo Gentiloni, si è detto fiducioso sulla buona riuscita dell’operazione entro la fine di luglio, ma il governo non può comunque sedersi sugli allori, secondo quanto si dice nel Pd. Anche per questo il partito di Zingaretti insiste per fare ricorso al Mes.
Negli ultimi giorni, i rappresentanti del Pd hanno abbassato i toni su questo tema per non creare difficoltà agli alleati M5s, ancora alla ricerca di una intesa interna, su questo e sul percorso per segliere la futura leadership del Movimento.

Incalzato dai cronisti al termine dell’assemblea di Confindustria, Zingaretti si è limitato a fare sue le parole di Bonomi: “Rinunicare al meccanismo di stabilità europeo sarebbe un disastro per l’Italia”.
Per ora, i grillini rimangono dell’idea che occorra, intanto, assicurarsi i fondi del Next Generation Eu e poi si vedrà. Il timore dei vertici M5s è che in parlamento i gruppi non siano compatti: si contano una trentina di parlamentari, infatti, ancora rigidamente contrari al Mes che, secondo loro, comporterebbe delle condizionalità troppo onerose per il Paese. Al momento, è il ragionamento, meglio non rischiare di mandare sotto il governo.

A conferma di questa nuova intesa fra Zingaretti e Di Maio c’è, infine, il dialogo in corso per la formazione del governo regionale in Puglia. Ai cronisti che gli chiedevano se fosse possibile per i grillini avere un ruolo nella giunta di Emiliano, Di Maio ha risposto così: “Non entro nei temi specifici che riguardano la Giunta regionale e il Consiglio regionale, ne discuteranno prima di tutto i nostri consiglieri regionali. Ciò che posso dire è che, al di là delle cariche, è bene anche quando si è in posizioni diverse, maggioranza e opposizione, comunque avviare una discussione sui temi del futuro della Regione”.
Questa intesa sarebbe molto vantaggiosa per il Pd che assumerebbe nel governo una posizione dominante finora occupata dal M5s.
Sulle altre riforme, di certo c’è la posizione intransigente voluta da Zingaretti sulla legge elettorale con lo sbarramento al cinque per cento. Per tutto il resto, dalla legge di bilancio alla politica industriale, a quella scolastica e sanitaria, tutto rimane vago e misterioso.

 

Salvatore Rondello

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