lunedì, 20 Gennaio, 2020

L’attualità politica di Bettino Craxi

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A 20 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi sembra, finalmente, comincia ad affermarsi una valutazione più serena dei grandi meriti dello statista e leader socialista.
In primo luogo Craxi non fu un latitante ma un esule politico, come Mazzini e Garibaldi che lottarono fuori dall’Italia ricercati dalla polizia asburgica contro lo straniero che impediva l’Unità nazionale; come Pertini e Saragat e gli antifascisti costretti dai Tribunali Speciali del duce a riparare in esilio. Ciò che emerge nettamente è che contro Craxi si realizzò una terribile alleanza mediatico-giudiziario, con regie imprenditorial-finanziarie anche di carattere internazionale, che aveva come esecutori interessati gli ex-comunisti (e gli esponenti degli altri partiti postisi sotto la loro protezione), convertitisi al verbo mercatistico, per abbatterlo e con lui il Psi, e sostituirvi proprio gli eredi del Pci, quale avamposto del grande capitale oligarchico globale e italico.

Nei numerosi saggi su Craxi, anche a carattere rigorosamente storiografico (a parte il film di Gianni Amelio ”Hammamet” con uno straordinario Favino, che illustra il profilo umano dello statista socialista), pubblicati in occasione dei 20 anni dalla sua morte, vengono ricordate alcune delle opere fondamentali di Craxi: il risanamento e il rilancio dell’economia nazionale negli anni ’80 del ‘900, con l’Italia 5° potenza industriale al mondo accolta organicamente nel G7; la difesa patriottica dei valori nazionali nella notte di Sigonella; il Concordato; l’impegno umanitario per salvare Aldo Moro; l’elaborazione di un moderno socialismo liberale, nel solco della tradizione riformista, contrapposto all’interpretazione dogmatica e totalitaria del leninismo del pensiero di Marx, per il rinnovamento della sinistra in Italia, con la pietra miliare costituita dal celebre “saggio su Proudhon” dell’estate del 1978. E, naturalmente, il decreto di San Valentino, con cui il 14 febbraio 1984 il primo governo a guida socialista della Repubblica, tagliò la scala mobile, innescando un processo sociale ed economico, virtuoso, al termine del quale si registrò la sconfitta del massimalismo sindacale e del potere di veto del partito comunista, anche a seguito del referendum sulla scala mobile, l’abbattimento dell’inflazione, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della nostra economia, il consolidamento dello stato sociale.

Craxi era portatore dei valori di un riformismo saldamente legato alle istituzioni delle classi lavoratrici (il sindacato, il movimento cooperativo, le organizzazioni mutualistiche e professionali) tanto ricche e diffuse nella Milano erede di Filippo Turati e nell’Europa uscita dalla seconda guerra mondiale, che è stata governata a lungo dai partiti socialdemocratici e laburisti. L’azione collettiva di queste istituzioni sociali doveva costituire uno degli elementi fondamentali secondo Craxi, dell’iniziativa riformista del partito, ispirata al gradualismo nella risoluzione dei problemi del mondo del lavoro e dei ceti più deboli, al miglioramento delle loro condizioni di lavoro e di vita, all’introduzione di forme di democrazia economica ed industriale, attraverso una sintesi tra principi e ideali e il necessario pragmatismo dettato dalla contingenza politica.

Anche la Grande riforma” istituzionale sostenuta da Bettino Craxi in senso presidenzialista deve essere contestualizzata in questa prospettiva politica. La proposta socialista lanciata negli anni ’80 del secolo trascorso guardava in una duplice diversa direzione, istituzionale e politica: conferire efficienza al sistema istituzionale, anche riformando i regolamenti parlamentari senza superare il bicameralismo, prevedendo una riforma elettorale sul modello tedesco, e quindi con una soglia di sbarramento per aggregare le forze politiche più omogenee; e un presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo, per garantire governabilità (presidenzialismo finalizzato a riaggregare la sinistra con la guida del socialismo riformista, secondo il modello realizzato in Francia da François Mitterrand).
Al tempo stesso Craxi, contrastò anche il liberismo e i “poteri forti” del capitalismo finanziario nazionale ed internazionale, con i loro corifei mediatici, che vedevano in lui l’avversario da abbattere per mettere le mani sul prezioso sistema delle Partecipazioni Statali del nostro Paese.

Nella difesa dell’economia pubblica dal capitalismo monopolistico e parassitario italiano Craxi fu sempre intransigente, così come contro la regressione dei diritti sociali che il Trattato di Maastricht e l’euro hanno provocato. “Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici – scrisse da Hammamet – A ciò si aggiunga la presenza sempre più pressante della finanza internazionale, il pericolo della svendita del patrimonio pubblico, mentre peraltro continua la quotidiana, demagogica esaltazione della privatizzazione”, che è sempre “presentata come una sorta di liberazione dal male, come un passaggio da una sfera infernale ad una sfera paradisiaca: una falsità che i fatti si sono già incaricati di illustrare, mettendo in luce il contrasto che talvolta si apre non solo con gli interessi del mondo del lavoro ma anche con i più generali interessi della collettività nazionale”. Parole di straordinaria attualità!
Al fondo stava la contestazione ad una globalizzazione senz’anima e alla “privatizzazione della politica”, con la subalternità ai poteri finanziari ed alle organizzazioni tecnocratiche internazionali.
La stessa proposta di Craxi di azzerare il debito dei paesi in via di sviluppo a livello internazionale, elaborata nella qualità di rappresentante del segretario generale dell’Onu nel 1990, rispondeva anch’essa all’esigenza di aiutare democraticamente, le popolazioni afflitte da fame, malattie e miseria, senza i drammi dell’immigrazione e dello sdradicamento di massa del nostro tempo, generati dalle guerre del capitalismo globale. «Proporre ai paesi poveri del mondo un “contratto di solidarietà” che rompa, entro il 2020, il ciclo infernale della miseria e della fame»: quanta attualità nella proposta del leader socialista!
Chissà cos’avrebbe detto oggi Craxi, di fronte agli ultimi orrori economici, come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio inseriti addirittura nella Costituzione italiana, a certificare il primato del mercato sui diritti sociali?

Attenzione però: ci sono, come avrebbe detto Marx citando Hegel, “le dure repliche della Storia” e, sicuramente, tra qualche anno la democrazia e, soprattutto, tutta la sinistra italiana, non potranno che dire, come è avvenuto per Giuseppe Saragat, che Craxi ha avuto ragione.

Maurizio Ballistreri

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