giovedì, 4 Giugno, 2020

Lavoratori ‘tartassati’. L’Italia quinta nel mondo

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Il modello 730 per la denuncia dei redditi, 19 giugno 2014. ANSA/FRANCO SILVI

L’Italia continua a scalare le classifiche di brutte graduatorie. Secondo i dati pubblicati dall’Ocse, l’Italia è al quinto posto nella classifica relativa al peso delle tasse sui salari. Il cosiddetto cuneo fiscale – cioè la differenza tra costo del lavoro e stipendio netto pagato al dipendente – per un single senza figli è complessivamente al 47,8% contro una media europea al 36 per cento. È una media superiore di oltre dieci punti rispetto agli altri. I (pochi) casi di incidenza ancora maggiore sono il Belgio (54%), la Germania (49,4%), l’Ungheria e la Francia (48,1%). L’Italia è invece al terzo posto per il cuneo fiscale nel caso di una famiglia monoreddito con due figli (38,6%). Lo rileva l’Ocse nel rapporto ‘Taxing Wages’ per il 2017.
Dal rapporto emerge che in Italia il salario medio lordo è di poco meno di 40 mila euro, al di sotto di quello medio Ocse che supera i 40 mila euro. Inoltre i salari lordi italiani sono tassati del 31,1% contro il 25,5% della media Ocse.
Inoltre in Italia il peso maggiore del costo del lavoro è sulle spalle delle imprese, i cui contributi rappresentano il 24,2% del totale, mentre i contributi dei lavoratori pesano per il 7,2% e la tassazione sul reddito per il 16,4%.
Tuttavia nel confronto con gli anni passati, il cuneo fiscale nel nostro Paese risulta diminuito rispetto al 2015 di 0,1 punti per le famiglie e di 0,08 per i single, mentre Francia e Finlandia sono scese rispettivamente di 0,47 e 0,34 punti e di 0,30 e 0,22.

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