giovedì, 4 Giugno, 2020

Lavoro, da Nencini
proposte di buon senso

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L’intervista di Riccardo Nencini a “Repubblica” ha ribadito opportunamente come il lavoro, la sua tutela e la sua promozione debbano essere al centro di ogni politica in linea con il riformismo del socialismo europeo.

Nencini ha ricordato i capisaldi dell’Atto Unico sul Lavoro presentato dal Gruppo del Psi al Senato, ben prima del Job Act di Renzi e della nuova quanto sterile e inconcludente “querelle” sull’art. 18 della legge 300 del 1970, lo Statuto dei diritti del lavoratori, che prevede per le aziende con più di 15 dipendenti la reintegra giudiziaria nel posto di lavoro, se il licenziamento avviene senza giusta causa o giustificato motivo.

Su quest’aspetto il segretario del Psi, pur non bocciando la proposta del contratto unico di inserimento, fondato sull’applicazione integrale dell’art. 18 solo dopo tre anni dall’assunzione, ha rilanciato l’idea di prevedere per legge un anno di periodo di prova dei neoassunti, modificando l’art. 2096 del codice civile, con la facoltà datoriale di recedere liberamente dal rapporto di lavoro in quel periodo senza attendere il compimento, tranne le ipotesi di licenziamento discriminatorio che, ovviamente, rimarrebbe nullo.

Si eviterebbe così, di manomettere di nuovo la norma in questione, già malamente modificata dalla legge n. 92 del 2012, la cosiddetta “Fornero”, che in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, definito per “motivi economici”, prevede ben tre fasi: una conciliativa extragiudizio, un’altra in parte ispirata ai principi cautelari e l’ultima, eventuale, di merito, una sorta di percorso a ostacoli per avere giustizia a petto di un licenziamento illegittimo addotto con tale fattispecie.

E sempre in materia di tutele il Psi ha proposto l’estensione di tutte quelle previdenziali e assistenziali ai lavoratori che ne sono esclusi, come quelli parasubordinati, per una effettiva parificazione tra i diversi lavori nel nostro Paese, auspicando una diversa capacità di rappresentanza sindacale per queste figure in maggioranza espressione dell’universo giovanile, che costituiscono il paradigma della precarizzazione del lavoro.

Ma Riccardo Nencini ha illustrato anche le proposte socialiste per creare nuovo lavoro, in linea con la strategia europea per l’occupabilità, una employment strategy, fondata su tre obiettivi: piena occupazione, migliore qualità e produttività del lavoro, maggiore coesione e inclusione.

Lo strumento principale per l’ottenimento della occupabilità sono le politiche attive del lavoro e gli investimenti in formazione, secondo quello che si definisce un programma fondato sullaYouth Guarantee, con un sistema duale di istruzione. Esso si è rivelato estremamente efficace nel dotare i lavoratori, attraverso la combinazione della formazione in azienda e di corsi in scuole professionali, di capacità professionali. Nei paesi in cui il sistema duale è stato introdotto (Belgio-Vallonia, Danimarca, Germania, Finlandia, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Slovenia), i tassi di disoccupazione sono infatti mediamente più bassi.

Le proposte del leader del Psi si presentano come segnate da buon senso, dal quel riformismo concreto e pragmatico della tradizione socialista, socialdemocratica e laburista del Vecchio Continente, fondato su politiche economiche per il pieno impiego e per la redistribuzione della ricchezza attraverso fisco e welfare state, che oggi debbono essere riattualizzate per stracciare la camicia di Nesso del rigorismo e del monetarismo stolidi, che hanno devastato socialmente l’Europa e stanno uccidendo la speranza dei giovani.

Maurizio Ballistreri

 

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