lunedì, 17 Febbraio, 2020

Lavoro e pensioni, dopo l’austerity Fornero arriva la linea morbida Giovannini. Ma attenzione a leggere correttamente i dati

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Fornero-Giovannini-pensioni

Modifiche “limitate e puntuali” e non la riforma della “riforma Fornero”. In materia di pensioni, tema caldo negli scorsi mesi e oggetto di polemiche e mal di pancia da più parti, il neo ministro del lavoro Enrico Giovannini ha le idee chiare. Secondo quanto anticipato dallo stesso responsabile del dicastero del Lavoro, il Governo potrebbe introdurre una fascia di flessibilità per l’accesso alla pensione permettendo alle persone di andare in pensione prima dell’età prevista dalla riforma Fornero attraverso “penalizzazioni” sull’importo dell’assegno che si percepirà. Giovannini ha ipotizzato, facendo riferimento alle linee generali espresse dalla presidente del Consiglio, interventi sulla riforma Fornero in termini di libertà di scelta (si esce prima prendendo una pensione più bassa) mentre ha frenato sulle ipotesi di modifica della riforma del lavoro.

GIOVANNINI E LA “SUA” LETTURA DEI DATI – Bisogna stare “molto attenti” – ha detto il ministro in una audizione al Senato – a toccare una riforma “che sta finalmente producendo una serie di effetti voluti”. Le modifiche – ha precisato – dovranno essere “limitate e puntuali”. Premettendo che la staffetta giovani-anziani, è molto costosa ma potrebbe portare importanti vantaggi, Giovannini ha fatto riferimento al monitoraggio pubblicato oggi dall’Isfol sugli effetti della riforma Fornero, secondo il quale nel quarto trimestre si sarebbe registrato un calo consistente delle collaborazioni (-25,1% tendenziale, -9,2% congiunturale) a fronte di un aumento dei contratti a termine (+0,7% tendenziale, +3,7% congiunturale). A legger i dati, tuttavia, balza agli occhi il drammatico crollo degli occupati (seppur atipici con contratti di collaborazione) più che l’incremento minimo di quelli con contratto a termine. E’ vero anche che agli imprenditori improvvisi cambi di rotta del quadro normativo di riferimento non piacciono e che, al tempo stesso, i risultati reali di alcune riforme di sistema si hanno sul lungo periodo, ma è innegabile che i dati citati dal ministro Giovannini non fanno ben sperare per il futuro del Paese e forse dovrebbero indurre a studiare nuove e diverse soluzioni. Si potrebbe agire su due fronti paralleli: ridurre il costo del lavoro e introdurre un sistema che premi sul piano del salario e progressivamente le ore di lavoro regolarmente retribuite.

STAFFETTA GIOVANI-ANZIANI: QUANTO CI COSTA? – Non solo Giovannini sembra dare una lettura “falsata” di dati tutt’altro che incoraggianti, ma non affronta il problema reale, anzi lo confonde. Lo stesso Isfol scrive che la drastica riduzione di contratti a progetto “sembra riconducibile ai maggiori vincoli imposti dalla riforma, la quale esclude la possibilità di stipulare contratti di lavoro a progetto per lo svolgimento di mansioni esecutive o ripetitive, scoraggiando l’utilizzo del lavoro parasubordinato, laddove vi siano mansioni più consone al lavoro dipendente”. Ovvero la riforma Fornero ha avuto il merito di aver “scoraggiato” (-25,1% tendenziale, -9,2% congiunturale) la piaga tutta nostrana di contratti a progetto per lavori ai quali spetterebbe un contratto subordinato. Altra cosa è dire che la medesima riforma stia incentivando la “regolarizzazione” (+0,7% tendenziale, +3,7% congiunturale) del popolo dei precari. La staffetta giovani-anziani, secondo il ministro, è molto costosa ma potrebbe portare vantaggi (anche se questo è difficile in un momento di crisi economica) mentre sulle agevolazioni fiscali e contributive per l’assunzione dei giovani bisognerebbe studiare bene il “trade off. Dobbiamo cogliere ogni refolo di vento per gonfiare le vele”, ha detto usando un linguaggio velistico, “senza crescita e senza coesione l’Italia e’ perduta”. Apprezzamento per l’ipotesi di intervento sulla riforma delle pensioni e’ arrivata dalla Cisl e dallo Spi Cgil anche se poi bisognera’ vedere quale sara’ l’entita’ delle penalizzazioni alle quali pensa il Governo (gia’ esiste per le donne di 57 anni di eta’ e 35 di contributi la possibilita’ di andare in pensione con l’assegno calcolato tutto con il metodo contributivo).

Lucio Filipponio

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