giovedì, 21 Marzo, 2019

Lavoro e salari, cresce la precarietà

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Per l’Istat nel 2018 c’è stata una crescita degli occupati a termine. Nell’andamento tendenziale del mercato del lavoro del 2018, si riscontra una crescita di 87 mila occupati (+0,4% in un anno), dovuta ai dipendenti a termine e agli indipendenti (+200 mila e +12 mila, rispettivamente). Sono diminuiti i dipendenti a tempo indeterminato (-125 mila). Così si legge nella nota dell’Istat diffusa oggi sui dati del IV trimestre 2018 del mercato del lavoro.
L’Istat ha rilevato che l’incidenza dei dipendenti a termine, ha raggiunto nel 2018 il 17,1% (+1,1 punti) sul totale dei dipendenti. In rallentamento la crescita degli occupati a tempo pieno, mentre sono tornati in aumento i lavoratori a tempo parziale, a seguito dell’ulteriore incremento della componente involontaria che in termini di incidenza è salita al 64,4% (+3,2 punti) dei lavoratori a tempo parziale e al 12,0% del totale degli occupati.
Nel confronto tendenziale, l’Istat ha riferito che, seppure a ritmi meno intensi, per il settimo trimestre consecutivo, è proseguita la diminuzione dei disoccupati (-105 mila in un anno, -3,6%) che interessa entrambi i generi, le diverse aree territoriali e tutte le classi di età, ad eccezione degli over50. Dopo la crescita dello scorso trimestre, sono tornati a diminuire gli inattivi di 15-64 anni (-100 mila in un anno, -0,8%).
L’Istat ha rilevato che il tasso di disoccupazione è aumentato ancora rispetto al trimestre precedente ma è diminuito rispetto all’anno precedente; tale andamento si associa a un calo congiunturale e tendenziale del tasso di inattività delle persone con 15-64 anni. Diversamente, nei dati mensili di gennaio 2019 i tassi di disoccupazione e di inattività sono sostanzialmente stabili in confronto a dicembre 2018.
Analizzando i dati di flusso, l’Istituto di Statistica, ha stimato una diminuzione della permanenza nell’occupazione, soprattutto per i giovani di 15-24 anni e per i diplomati. Dalla condizione di disoccupazione, sono aumentate le transizioni verso l’inattività, soprattutto tra i giovani di 15-24 anni, gli uomini e nel Mezzogiorno.
Dal lato dell’offerta di lavoro, nel quarto trimestre del 2018, il numero di persone occupate è diminuito rispetto al trimestre precedente (-36 mila, -0,2%) a seguito di un modesto calo per i dipendenti, in particolare a termine, e di una riduzione più accentuata per gli indipendenti.
Il tasso di occupazione, secondo l’Istituto di statistica, è rimasto stabile al 58,6%. Nei dati mensili più recenti (gennaio 2019), al netto della stagionalità, il tasso di occupazione sarebbe rimasto invariato e il numero di occupati avrebbe mostrato una lieve crescita rispetto a dicembre 2018, sintesi del calo degli indipendenti e dei dipendenti a termine più che compensato dall’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato.
Analizzando i dati disaggregati dell’Istat, il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno è stato del 18,4% nel 2018, quasi tre volte quello del Nord (6,6%) e il doppio di quello del Centro (9,4%). Inoltre, solo il Sud non ha ancora recuperato i livelli di occupazione del 2008, prima della crisi, già superato nel resto d’Italia. Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno è stato del 44,5% nel 2018, un punto e mezzo in meno di 10 anni prima, nonostante i progressi dell’ultimo anno, simili a quelli del resto del Paese. Al Nord il tasso di occupazione è arrivato al 67,3% ed al Centro al 63,2%.
Secondo l’istituto, inoltre, nel 2018 il tasso di disoccupazione è diminuito dall’11,2% del 2017 al 10,6%. Anche per i giovani c’è un miglioramento di 2,6 punti fino a un tasso di disoccupazione giovanile del 32,2%.
Il numero dei disoccupati complessivamente si è ridotto di 151 mila unità (-5,2% fino a quota 2 milioni 755 mila), in misura più intensa rispetto al 2017. Il calo della disoccupazione ha riguardato sia le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi (-82 mila, -4,9%) sia i disoccupati di breve durata.
L’occupazione nel 2018 è aumentata per il quinto anno consecutivo. Gli occupati sono aumentati di 192 mila unità (+0,8%), secondo gli ultimi dati Istat, e il tasso di occupazione è salito al 58,5% (+0,6 punti), rimanendo di appena 0,1 punti al di sotto del picco del 2008.
L’aumento tra i lavoratori dipendenti ha riguardato esclusivamente quelli a tempo determinato (+323 mila, +11,9%) mentre dopo quattro anni di crescita è diminuito il tempo indeterminato (-108 mila, -0,7%).

Poi, l’Inps, in audizione alla Commissione Lavoro del Senato, ha dichiarato che il 22% dei lavoratori dipendenti delle aziende private (sono esclusi gli operai agricoli e i domestici) ha una retribuzione oraria inferiore a 9 euro lordi, ovvero alla soglia individuata da uno dei disegni di legge sul salario minimo in discussione al Senato. Il 9% dei lavoratori è al di sotto degli 8 euro orari lordi mentre il 40% prende meno di 10 euro lordi l’ora.

In una memoria dell’Istat viene spiegato: “Fissando la soglia del salario minimo a 9 euro lordi l’ora ci sarebbero 2,9 milioni di lavoratori che avrebbero un incremento medio annuo di retribuzione di 1.073 euro”. Per l’Istat, sarebbe coinvolto il 21% dei lavoratori dipendenti con un aumento stimato del monte salari complessivo di 3,2 miliardi.

Ancora l’Inps in audizione alla commissione lavoro del Senato, sul salario minimo, ha fatto notare che quasi tutti i livelli di inquadramento del lavoro domestico hanno un salario orario inferiore a 9 euro. Nell’eventuale introduzione di una soglia di salario minimo, l’Inps ha chiesto di tenere in considerazione le oggettive caratteristiche del settore anche allo scopo di evitare il rischio di pericolose involuzioni che possono portare all’espansione del lavoro irregolare. Sempre secondo l’Inps, tra il 2012 e il 2017, il numero dei lavoratori regolari nel settore è diminuito del 15% passando da 1,01 milioni a 864.526 unità.

Ivana Veronese, Segretaria Confederale UIL, ha commentato: “Un mercato del lavoro fermo sulle problematiche di sempre, è quello che ci consegnano gli indicatori Istat riferiti al IV trimestre 2018. Il dato tendenziale mostra un’occupazione che, a distanza di un anno, è cresciuta di un modesto 0,4%, determinato dall’aumento delle lavoratrici e
lavoratori a termine. Oltre al dato negativo della flessione dei contratti a tempo pieno ed indeterminato, siamo in presenza di una vistosa crescita del part-time soprattutto nella sua componente “involontaria” (+6,6%).
Il Mezzogiorno continua ad essere l’area dove la disoccupazione vede
coinvolte 19 persone ogni 100 e l’inattività ha raggiunto un tasso del
45,5% rispetto ad una media nazionale del 34,2%. Nel Sud la questione
dell’inclusione delle donne nel mercato del lavoro è più marcata rispetto
alle altre due macro aree.
Tra scoraggiamento e motivi familiari collegati alla cura dei figli e
anziani non autosufficienti, abbiamo un esercito di 4,2 milioni di persone,
in maggioranza donne, e per loro, così come per coloro che sono alla
ricerca di un lavoro, occorre mettere in atto politiche attive e misure che
permettano una loro inclusione dignitosa nel mercato del lavoro.
Qualora questo Governo rilanciasse i necessari investimenti pubblici
infrastrutturali e sociali, unitamente al rafforzamento già previsto sul
tema delle politiche attive, a partire da un efficientamento degli attuali
Centri per l’Impiego, probabilmente si riuscirebbero, come auspichiamo, ad
avere effetti concreti sull’occupazione e sulla sua qualità”.

Dunque, è aumentato il divario tra nord e sud, il precariato tra i lavoratori, ma anche l’estensione del salario lordo a livelli più bassi ed il lavoro irregolare.
Non conosciamo ancora quale’è il programma politico del governo sul lavoro. Non si intravedono prospettive di crescita occupazionale, anzi, dalle stime tendenziali sembrerebbe che il Paese stia tornando a livelli inferiori a quelli del 2008, con il mezzogiorno che non li ha nemmeno raggiunti.

Salvatore Rondello

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