giovedì, 28 Maggio, 2020

Lavoro nero e criminalità organizzata, i nodi al pettine

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Il Covid19 presenta all’umanità le “questioni in sospeso” che sono state taciute, avallate ed accettate per decenni. Mentre l’Unione Europea cammina sul filo del rasoio, tra chi spera nel compimento dell’Unione e chi specula sulla fine della medesima, l’Italia affronta i nodi creati da anni di incapacità politica.
Non ultimo le piaghe del “lavoro nero” e della “criminalità organizzata”, mali atavici del nostro Paese suppurati nei giorni di quarantena.
Nelle zone remote ed economicamente depresse della penisola, uomini e donne, affamati e con famiglia, hanno generato piccole rivolte spontanee; i più coraggiosi si sono presentati a volto scoperto alle casse dei supermercati affermando di non poter pagare la spesa, i più codardi si sono organizzati con la violenza.

Nelle dimenticate periferie l’impossibilità di acquistare il necessario, per sé e per la propria famiglia, ha condotto all’esasperazione chi portava a casa il “salario giornaliero” con il lavoro nero, lo spaccio e la prostituzione. Tra i tanti avvoltoi dell’ultima ora, nella indecenza proposta dalla televisione (nota a tutti, soprattutto ai credenti), i peggiori hanno imputato le azioni di “esproprio proletario” al fenomeno mafioso.
La vergogna si è consumata anche sulle reti RAI. Il servizio pubblico ha riproposto, attraverso le affermazioni poco ponderate di ben noti giornalisti, l’antico tema assistenzialismo/clientelismo come dato storico-culturale di un sud Italia affamato, nullafacente e mafioso. Assente la capacità critica di certa stampa che, ben prezzolata dai contribuenti ma rispondente al potere centrale, non ha indagato con presupposti analitici e scientifici l’ovvia incapacità politica di risolvere l’annoso problema sociale che coinvolge il sud. Lo stesso che, per ripercussione, lacera tutto il Paese. Gli aiuti “pioggia” infatti, seguendo il bandolo della matassa dei governi precedenti, sono la strategia fallimentare che ci riporta agli albori del regno dei Savoia.

A tale disinformazione di “stato” Noi, che siamo lo Stato, rispondiamo con i dati.
Lavoro Nero: Nel 2017 l’Istat stimava un tasso di irregolarità pari al 15,6%, per un totale di 3 milioni e 701 mila lavoratori irregolari. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica più del 75% degli occupati irregolari si concentra nel settore terziario. Nel nord del paese questo fenomeno è presente, ma si manifesta come “sotto-dichiarazione dei proventi” e “sovrastima dei costi di produzione”. Al sud le componenti principali sono il “lavoro irregolare”, la “sotto-dichiarazione dei redditi” e “dichiarazioni fasulle di disabilità”.

Criminalità Organizzata: Si definiscono “attività illegali” quelle che riguardano “sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalla legge, sia quelle che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati. Le tipologie di economia illegale, incluse nel Pil dei Paesi Ue, sono la produzione e il commercio di stupefacenti, le attività di prostituzione e il contrabbando di sigarette”.
Nel 2017 si è registrato un incremento delle “attività illegali”, attestando il valore di queste attività a 18,9 miliardi ed i consumi finali di beni e servizi illegali al 20,3 miliardi di euro.

Ciò vuol dire:
• minori entrate fiscali: la Cgia di Mestre ha stimato che nel 2014 l’economia sommersa ha sottratto alle casse statali circa 37 miliardi di euro di tasse e contributi;
• servizi pubblici inferiori. Ed ecco che, in situazione di emergenza, cerchiamo di correre ai ripari.
A riportare questi dati è il “Sole 24 ORE”, giornale di Confindustria.
Fa specie che nessuno abbia agito concretamente: né imprese, né sindacati, né il servizio pubblico.
Negli stessi anni, in Parlamento, la classe politica attuale discuteva sulla regolamentazione delle sostanze stupefacenti e prostituzione; solo chiacchiere da sinistra e barricate da destra, dimostrando l’inefficacia del bicameralismo perfetto.

Questi temi, per verità di cronaca, erano già stati ripresi, approfonditi e sviscerati anche dal mensile Mondoperaio, proponendo regolamentazioni praticabili sull’esempio delle avanguardie nazionali, europee ed extraeuropee. Perle ai porci.
Tutti sapevano, e sanno, che “Lavoro Nero” e “Mafia”, specialmente al sud, fungono da ammortizzatori sociali. Nessuno ha mai fatto niente.
Nodi mai sciolti, difficoltà mai affrontate. Responsabilità individuale e collettiva di coloro i quali, ancora oggi, vengono meno al proprio piccolo, grande, dovere di cittadini italiani ed europei.
La vergogna più grande di questo Nostro paese e di Noi tutti è, forse, essere ipocriti. Scopriamo cose già note, ma non le vogliamo risolvere.

Antonio Musmeci Catania

Responsabile Relazioni Istituzionali Circolo Carlo Rosselli Roma

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