domenica, 31 Maggio, 2020

Lavoro, più di 9 milioni di donne occupate

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I nuovi importi delle prestazioni erogate dall’Inps per patologie specifiche
INDENNITA’ ANTITUBERCOLARI 2020
Sono tutele previdenziali di natura economica corrisposte ai lavoratori ed ai loro familiari (coniuge, figli, fratelli, sorelle, genitori ed assimilati) affetti da tubercolosi, a determinate condizioni sempre che l’assicurato possa far valere almeno un anno di contribuzione nell’arco dell’intera vita lavorativa. Le prestazioni in questione comprendono: l’indennità giornaliera, durante il periodo delle cure, qualora l’interessato non abbia diritto alla retribuzione completa; l’indennità post sanatoriale, alla fine del ricovero o della cura ambulatoriale, che abbiano avuto dura a non inferiore a sessanta giorni, per non meno di due anni: nel caso della cura ambulatoriale, l’assicurato non deve aver prestato attività lavorativa per almeno sessanta giorni, anche non continuativi; l’assegno di cura o di sostentamento, di durata biennale, per gli assistiti la cui capacità di guadagno in occupazioni confacenti alle loro attitudini, sia ridotta a meno della metà per effetto o in relazione alla malattia tubercolare e che non percepiscano una normale retribuzione continuativa ed a tempo pieno; tale assegno è rinnovabile di biennio in biennio, senza limiti temporali, in presenza dei predetti requisiti; l’assegno natalizio, infine, qualora l’assistito fruisca di prestazione antitubercolare, sanitaria o economica, anche per un solo giorno, nel mese di dicembre. Dall’inizio dell’anno queste provvidenze numerarie erogate direttamente dall’Inps ai soggetti assistiti dal servizio sanitario nazionale non state aumentate (come previsto dalla legge n. 419/1975) della stessa percentuale (0,4%) con la quale non sono stati adeguati in via provvisoria i trattamenti previdenziali al costo della vita. In relazione alla rivalutazione annuale, pertanto, e per effetto quindi dell’avvenuta variazione percentuale determinata dagli appositi articoli del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, pari come detto a 0,4 per cento dal 1° gennaio 2020 (in via provvisoria), sono stabiliti, per il corrente anno, le nuove indennità che restano di fatto leggermente incrementate rispetto al 2019..
Questi di seguito indicati gli importi giornalieri in vigore quindi dall’inizio del corrente anno: Ips/assicurati, euro 22,47 (£. 43.507), Ips/familiari (nella misura ridotta del 50%) euro 11,23 (£. 21.744); Ig/assicurati euro 13,48 (£. 26.100), Ig/familiari euro 6,74 (£. 13.050); Acs euro 90,68 (£. 175.590). Importante, nei periodi di titolarità delle indennità di cui si tratta i soggetti interessati hanno diritto agli assegni familiari e ai contributi figurativi utili per la pensione. Va infine precisato che gli eventuali aggiornamenti degli appannaggi in pagamento vengono effettuati d’ufficio. E’ opportuno ricordare, inoltre, che in base alla disposizione di legge n. 88/1987 (il provvedimento legislativo che ha riordinato la materia), i datori di lavoro sono tenuti ad anticipare, per conto dell’Istituto assicuratore, le indennità tubercolari ai propri dipendenti, in analogia a quanto avviene per le prestazioni economiche di malattia comune. Per la relativa procedura di conguaglio effettuata attraverso la denuncia contributiva mensile, occorre che le aziende interessate espongano l’importo delle indennità giornaliere corrisposte nel rigo appositamente prefigurato del modello Uniemens.
Per ogni opportunità, giova inoltre rammentare che l’aggiornamento (mancato) di cui si tratta viene operato, sempre a decorrere dal primo gennaio 2020, anche sulle indennità giornaliere in corso di godimento a quest’ultima data, spettanti agli assicurati contro la tubercolosi in misura pari all’indennità di malattia per i primi 180 giorni di assistenza ai sensi dell’art. 1 comma 1, della legge 14 dicembre 1970, n. 1088. In ogni caso, se il trattamento economico di malattia da mettere in pagamento dovesse risultare inferiore all’indennità giornaliera prevista nella misura fissa di euro 13,48, deve essere corrisposta quest’ultima.

Inps
DATI CIG AL 10 MAGGIO
I beneficiari complessivi di Cassa integrazione ordinaria e Assegno ordinario, al 10 maggio 2020, sono 8.523.529. Dei relativi benefici, 5.568.191 sono già stati anticipati dalle aziende con conguaglio Inps, e 2.955.338 sono a pagamento diretto, in corso di pagamento.
Scendendo nel dettaglio, le domande di Cassa integrazione ordinaria aziende pervenute, come da apposita tabella allegata al comunicato dell’istituto, sono 387.083. Di queste 159.229 risultano essere con pagamento a conguaglio e 227.854 con pagamento diretto, a oggi ne sono state autorizzate 331.783. Il totale dei lavoratori beneficiari è 5.531.347.
Di questi, 4.004.813 lavoratori hanno già ricevuto l’anticipo dalle aziende con conguaglio Inps e 1.526.534 hanno ricevuto il pagamento diretto dall’Inps.
Per quanto attiene le domande di Assegno ordinario, sempre come da acclusa tabella, quelle inviate ai Fondi sono 198.850 per un totale di 3.092022 beneficiari. Di queste istanze, 1.458.093 risultano essere con pagamento a conguaglio già pagate, e 1.633.929 con pagamento diretto.
Delle domande in istruttoria 78.932 sono state autorizzate.
Ad oggi, le richieste di pagamento diretto già pervenute all’Inps tramite Modello SR41 (il modello che le imprese mandano con gli iban dei lavoratori e le ore effettive di cassa) sono 366.038 per un totale di 1.317.203 beneficiari. In relazione a tali richieste l’Inps ha effettuato 223.553 pagamenti per 709.347 beneficiari.
Le richieste di Cassa integrazione in deroga, determinate dalle singole regioni e inviate all’Inps per autorizzazione al pagamento, sono 362.919. Come da tabella, di queste 246.350 sono state autorizzate dall’Inps.
Sempre nella stessa tabella a seguire sono riportati i dati relativi alle istanze di Cassa in deroga ripartite per le singole regioni così come rilevate al 7 maggio 2020.
I dati presenti nella terza colonna (domande decretate regioni) potrebbero riportare un disallineamento rispetto all’effettivo numero inviato dalle regioni, a causa del possibile passaggio in procedura, non sempre contestuale alla ricezione dei decreti.

Lavoro
PIU’ DI 9 MILIONI DI DONNE OCCUPATE
Su 9 milioni 872.000 occupate, nel nostro Paese, le mamme “sono circa 5,4 milioni e, di queste, 3 milioni hanno almeno un figlio con meno di 15 anni”.
Nell’emergenza Covid-19 lo ‘smart working’ avrebbe potuto aiutarne molte a conciliare le esigenze lavorative e quelle familiari, soprattutto a causa della chiusura delle scuole: circa la metà (51,1%), infatti, svolge un impiego che potrebbe essere organizzato in modo ‘agile’. Lo si legge in una ricerca della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, diffusa alla vigilia della Festa della mamma. In generale, le donne occupate con figli “costituiscono il 54,3%” dell’intera platea di occupati, quelle con prole di età inferiore ai 15 anni ne rappresentano, invece, il 30%.

Lavoro
COMPIE 50 ANNI LO STATUTO DEI LAVORATORI
E’ stata la colonna portante del nostro diritto del lavoro e in gran parte lo è ancora perché al suo interno sono contenuti, nonostante i cambiamenti, i principi che regolano i diritti e doveri del lavoratore, dell’azienda e dei sindacati. La legge 300 del 1970, meglio conosciuta come Statuto dei Lavoratori, compie 50 anni il 20 maggio (oggi n.d.r) e rimane una delle normative principali della Repubblica Italiana in tema di diritto del lavoro. L’approvazione dello Statuto costituisce, infatti, uno degli interventi legislativi più importanti avviati in Italia in materia di lavoro, con l’obiettivo di garantire il rispetto della libertà e della dignità del lavoratore nel rapporto di lavoro e di assicurare nei luoghi di lavoro la presenza sindacale per il rispetto della normativa stessa.
Lo Statuto dei Lavoratori, che in larga parte si deve al lavoro del giuslavorista Gino Giugni, arriva nel 1970 al culmine di una stagione di risveglio sociale che aveva scosso l’Italia: il ’68, la stagione di unità sindacale apertasi con le rivendicazioni contrattuali, il ruolo della grande impresa italiana, spesso impreparata di fronte alle lotte operaie, ma anche e soprattutto l’incidenza che ebbero alcuni protagonisti, come Giacomo Brodolini, Carlo Donat Cattin e lo stesso Giugni, nel far diventare norme i diritti elementari nei posti di lavoro. “Una vera rivoluzione copernicana”, come l’ha definita un esperto di politiche del lavoro quale Giuliano Cazzola: lo Statuto dei Lavoratori ha, infatti, introdotto importanti e notevoli modifiche sia sul piano delle condizioni di lavoro che su quello dei rapporti fra datori di lavoro, lavoratori (con alcune disposizioni a tutela di questi ultimi) e rappresentanze sindacali.
Per oltre quaranta anni l’impianto statutario originale ha retto alle profonde trasformazioni della società e dell’impresa. Nello scorso decennio la legge originaria ha subito, invece, diverse modifiche ma, di fatto, lo Statuto dei Lavoratori costituisce ancora l’ossatura e la base del diritto del lavoro in Italia. Allo scopo di rendere effettivi tali diritti, lo Statuto introduce la garanzia della stabilità del posto di lavoro, disponendo le tutele accordate al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo (art. 18). Proprio l’art. 18 ha rappresentato per quasi trentacinque anni il cardine della disciplina limitativa dei licenziamenti e ha costituito in definitiva il più efficace riconoscimento e la più ampia garanzia a livello individuale dei diritti e delle libertà enunciate dallo stesso Statuto. In sostanza, ogni volta che il giudice avesse ritenuto illegittimo un licenziamento, la sanzione prevista era la reintegrazione nel posto di lavoro (nel caso di imprese con più di 15 dipendenti).
La norma, però, ha subito una pesante rivisitazione per opera delle riforme del 2012 e del 2015. Nel 2012 la riforma del lavoro Fornero ha previsto, al posto della sola reintegra, quattro differenti regimi di tutela che si applicano gradatamente a seconda della gravità dei vizi che inficiano il licenziamento. In seguito, poi, alla promulgazione e attuazione del Jobs Act da parte del governo Renzi, attraverso l’emanazione di diversi provvedimenti legislativi varati tra il 2014 e il 2015, l’art. 18 è rimasto in vigore per i soli rapporti instaurati prima del 7 marzo 2015 (data di entrata in vigore del decreto legislativo numero 23/2015) e già destinatari della tutela prefigurata dalla norma. Da tale data, infatti, per i contratti a tempo indeterminato si applica la disciplina del cosiddetto contratto a tutele crescenti, introdotta sempre dal dlgs 23/2015 (decreto attuativo del Jobs Act). Per tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e licenziati ingiustamente, la norma prescrive come sanzione principale un pagamento di un’indennità risarcitoria, limitando ulteriormente le ipotesi di reintegrazione nel posto di lavoro.

Carlo Pareto

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