mercoledì, 19 Giugno, 2019

Sale la cassa integrazione. Uil: “È ancora stagnazione”

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Dati contrastanti sull’andamento dell’occupazione in Italia. Da una parte salgono, anche se con il contagocce, le assunzioni a tempo indeterminato, dall’altro tornano a salire le ore di cassa integrazione autorizzate. Un dato, quest’ultimo, che rappresenta un campanello d’allarme per il futuro a breve termine dell’economia italiana. Secondo l’Osservatorio mensile dell’Inps, ad aprile le ore di cassa integrazione sono salite del 16% sul mese precedente arrivando a 25,4 milioni. Mentre l’aumento su base annua è del +30%.

Ma non è tanto il dato aggregato a preoccupare gli addetti ai lavori, quanto la composizione di questo incremento. Se infatti su base annua calano le richieste di cassa ordinaria (-18%) e anche quelle di cassa in deroga (-93,6%), d’altra parte sono in forte incremento quelle di cassa integrazione straordinaria (78,1%). Ad aprile, solo di questa ultima tipologia di ammortizzatore sociale, sono stati autorizzati 17,9 milioni di ore contro i circa 10 milioni di marzo, valore in linea con l’aprile del 2018. Di questi, nello scorso aprile 4,3 milioni erano ore legate alla solidarietà.

“Grazie allo strumento di integrazione salariale – ha affermato Ivana Veronese Segretaria Confederale UIL – è stato possibile conservare 134 mila posti di lavoro, scongiurando, così, il pericolo di un aumento delle persone in cerca di occupazione. Questi dati confermano che siamo ancora in presenza di una stagnazione della crescita, i cui riflessi si manifestano anche sulle domande di Naspi che crescono del 6,5%. L’assenza di politiche di crescita ricade sull’occupazione, aumentano anche i disoccupati e si riducono i nuovi rapporti di lavoro attivati (-9,3%).  Dove è – ha concluso – il confronto che il Governo si era impegnato a fare con le parti sociali su investimenti e ammortizzatori sociali?”

Per quanto riguarda le assunzioni, al netto delle cessazione dei contratti lavorativi, invece è stato registrato una aumento. Tra gennaio e marzo, infatti, il saldo annualizzato registra +351mila posti di lavoro inferiori a quei +537mila registrati nel primo trimestre 2018. Ma i dati registrano una “inversione di tendenza” fra l’andamento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato e quello dei tempo determinato. Per i contratti stabili infatti il saldo tra assunzioni e cessazioni che a fine marzo 2018 era negativo per 57mila unità, è tornato in positivo per 324mila unità. Al contrario per i contratti a tempo il saldo positivo di 346mila unità del marzo dello scorso anno si è trasformato in un -90mila. Anche il saldo annualizzato dei rapporti di apprendistato risulta positivo (+80mila).

Un altro dato negativo sui consumi, arriva da Confesercenti che nel suo rapporto 2011-2020. I consumatori italiani oggi consumano meno di otto anni fa con la spesa media delle famiglie al netto dell’inflazione che nel 2018 è stata dell’8,2% inferiore rispetto ai livelli del 201. Una cifra superiore ad un mese intero di acquisti da parte di una famiglia media e anche alla perdita effettiva di reddito (-1990 euro) registrata nello stesso periodo. Complessivamente, il mercato interno italiano ha perso circa 60 miliardi di euro di spesa negli ultimi otto anni, ed il bilancio probabilmente continuerà a peggiorare.

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