giovedì, 21 Marzo, 2019

Le banche artefici del crollo della produzione industriale 

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L’economia del nostro Paese è in seria difficoltà: la metà degli italiani non riesce a pagarsi i farmaci e le visite mediche, i salari non garantiscono una vita decorosa e il lavoro è diventato una rarità, oltre un milione di bambini sono sotto alimentati, migliaia di borghesi si trasferiscono in altri Stati d’Europa, la scuola è sulle spalle degli insegnanti eroi. In compenso banchieri, finanzieri, ricchi e ricchissimi accrescono il valore dei rispettivi patrimoni scaricando sullo Stato i debiti delle loro attività e la conseguente disoccupazione.
Che nessun sapientone ci venga a raccontare che siamo vittime di una crisi mondiale, della storia della Lehman Brothers perché la conosciamo a menadito e non ne possiamo più di sentirla ripetere come giustificazione per ogni cosa. Così come conosciamo i nomi dei nostri arzilli amministratori che hanno fatto praticantato nelle banche americane curandone a vita gli interessi, quasi come si trattasse di un giuramento di fedeltà.
Inizio il racconto da lontano per ricordare agli smemorati che quando in Italia il denaro costava interessi a due cifre, i sindacati incitavano allo sciopero, la burocrazia era accettabile e il nero era consuetudine. Eppure il Paese cresceva, le banche prosperavano e crescevano anche le imprese e le famiglie.
Peppino e Don Camillo nel tempo sono giunti persino a consolidare una coabitazione impensabile solo fino a qualche anno prima.
Bene o male che sia, la macchina Italia andava a cento all’ora, per parafrasare il titolo di una canzone di Gianni Morandi. Poi, da una parte, il compagno Occhetto ha deciso di sbaragliare democristiani e socialisti e, oliata la macchina da guerra, è andato sul campo convinto di trovare quattro straccioni armati di bastoni.
Come è andata a finire lo sappiamo bene, perché il presidente del Milan calcio ha messo su una squadra in quattro e quattr’otto, dotandola degli strumenti di comunicazione più sofisticati, e ci ha venduto una favola irresistibile: “l’Italia è il Paese che amo”.
Eppure Silvio Berlusconi lo avrebbe dovuto sapere che la nostra è una Repubblica parlamentare, e che non sarebbe stato sufficiente scrivere sui manifesti che il presidente del consiglio lo avrebbero eletto gli italiani col loro voto per far sì che fosse realmente così. Infatti, i più hanno continuato a votare alla vecchia maniera “vota Antonio, vota Antonio” e Antonio è andato in Parlamento a rovinare i sogni  del mercante di Arcore… e di qualche italiano che aveva comperato il suo sogno.
Allora il Cavaliere ha pensato di accreditarsi in Europa fino a diventare fondamentale affinché Romano Prodi ne diventasse Presidente, dopo aver costretto l’Italia ad un cambio usuraio per entrare nell’esclusivo club della moneta unica.
Presi dall’euforia, nessuno si è posto la domanda del perché il Regno Unito non vi partecipasse. E il primo gennaio del 2002 gli italiani perdevano la maggior parte dei loro averi a causa di un marasma di furbi che in pochi mesi sono riusciti a raddoppiare i loro utili a danno delle persone oneste: validi esempi, a questo proposito, sono il governatore della Banca d’Italia di allora Antonio Fazio e i suoi accoliti furbetti del quartierino.
Con queste truppe d’assalto abbiamo affrontato quindi quella crisi deflagrata con la Lehman Brothers e durata oltre dieci anni, le cui conseguenze devastanti sono oggi sotto gli occhi di tutti. Il sistema bancario italiano d’un colpo si è scrollato di dosso quei rompiscatole di piccoli imprenditori e commercianti per puntare dritto dritto ai risparmi dei lavoratori, abbandonando così, dopo averli spolpati, tutte le persone in difficoltà.
Tutto questo, grazie ai venti favorevoli della Banca Centrale d’Europa che soffiavano sulle nostre banche affinché si fondessero fra loro. E da lì, il sostegno dato dalla BCE a quei banchieri capitani di ventura, i quali l’unica cosa che avevano fuso prima in vita loro era la pentola in casa mentre cuocevano lo stufato. Avrebbero mai potuto sapere come fare una fusione?! Che cosa ci saremmo dovuti aspettare da questa banda di debosciati? Che ci guidassero alla conquista del West?
Se abbiamo retto in questi ultimi anni è solo grazie a qualche migliaio di medie imprese guidate da imprenditori capaci e perbene che hanno capito come vendere il Made in italy nel mondo. Altro che questi pagliacci di amministratori arroganti quanto incompetenti! E ancora, tra i palazzi della politica e dell’economia ci si stupisce della vittoria politica di quello che per l’elite finanziaria è un esercito di barbari.
Evidentemente, ad oggi ancora a costoro sfugge la lezione più importante che avrebbero dovuto apprendere il 4 marzo: a furia di affamare il popolo e continuare a prenderlo per i fondelli, gli impoveriti rabbiosi reagiscono non tanto in ragione di una loro ignoranza o perché instupiditi dalla propaganda anti-politica o populista, quanto in preda a un lucido furore e a un interesse ben ragionevole che ha origine dal desiderio di vendetta: quello di voler che muoia Sansone con tutti i filistei.

Angelo Santoro

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