lunedì, 26 Ottobre, 2020

Le due vie

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La politica é più semplice di quel che può apparire. Non é solo fatta di scelte, a volte in buona fede e altre di segno più opportunistico. La politica deve sempre fare i conti con la conseguenza delle scelte compiute. Ad esempio, sono convinto che la decisione di Craxi e del Psi di evitare le elezioni anticipate dopo la caduta del muro di Berlino accucciandosi su Andreotti, sia alla base della nostra sconfitta, resa poi tracollo dalle indagini a senso unico dei magistrati milanesi. Forse era giusto non mettere in crisi un governo composto da tanti ottimi ministri e autentici professionisti della politica, ma gli effetti di quella mancata crisi sono stati devastanti. Cosi é per il nostro piccolo partito, che non é il vecchio Psi, ma altro non é che un’orgogliosa dimostrazione di esistenza e di resistenza, nonostante il sistema politico italiano non sia più identitario, nonostante la nostra visibilità sia ridotta vicino allo zero, nonostante i continui litigi, le mini scissioni, compresa quella dell’Avanti, i nuovi e impercettibili movimenti, le tante acide ripicche. Noi non possiamo continuare a illuderci e a illudere che prima o poi, diciamo nel giro dei prossimi tre anni, perché l’avvenire non é mai prevedibile, noi saremo in grado di formare un partito socialista così forte da non avere bisogno di alleati, grazie a una presunta unità dei socialisti, che sembra, questa sì, l’araba fenice, perché quelli che votavano Psi 28 anni fa sono oggi dispersi, oltre che defunti, in mille rivoli partitici e che noi con un gesto simbolico, di sacrale efficacia, dovremmo riunire in nome, non già del presente che li divide, ma del passato che li univa. Operazione che nemmeno uno stregone dotato di autentica magia riuscirebbe a condurre in porto. Certo possiamo rendere meno debole, non voglio dire più forte, questa nostra abitazione così esposta ai quattro venti e dove gli inquilini spesso non trovano di meglio che addossarsi colpe che non hanno, duellando su simboli e nomi della storia socialista. Innanzitutto chiarendo a noi dove vogliamo andare e poi tentando di disegnare un perimetro più vasto partendo da tutti coloro che al Psi vogliono aderire o che il Psi vogliono aiutare. Le scelte sulle alleanze sono solo due e bisogna decidersi non perché le elezioni si avvicinino, ma perché dalla scelta che faremo dovremo far dipendere i nostri atteggiamenti hic et nunc. Le due opzioni riguardano o l’inglobamento nella alleanza Pd-Cinque stelle che Zingaretti propone anche come alleanza elettorale, o l’adesione a un’area composta da Italia viva, Azione e Più Europa, che adesso litigano e si mettono le dita negli occhi, ma che sono destinati, volenti o nolenti, a unirsi anche per spicciole ragioni di sopravvivenza. Come é noto ai miei 19 lettori la preferenza di chi scrive é nota. Noi nel Pd, partito socialista in Europa, democratico in Italia e che si vanta di un passato comunista e, in chiave minore, democristiano, non abbiamo la possibilità di portare né il nostro presente né il nostro passato. Se dunque non resta che l’altra opzione ditemi voi che coerenza sarebbe, come sento vociferare in giro, quella di rompere il gruppo Psi-Italia viva al Senato, che significa poi chiedere a Riccardo Nencini di riaccomodarsi nel misto? Ma che in realtà assumerebbe ben altro significato politico. E cioè quella di impedire a Renzi di avere un gruppo autonomo al Senato che solo il simbolo Psi, presentato, sia pure in coabitazione, alle ultime elezioni politiche, ha legittimato. Sarebbe in realtà un grande favore all’asse Pd-Cinque stelle. Chi lo ipotizza credo l’abbia ben compreso. Cioè questa mossa ci fa finire esattamente nell’altro inevitabile impatto. Quando sento dire: bisogna che il partito riprenda la sua autonomia da Renzi mi viene il fondato dubbio che non solo si voglia difendere l’asse Pd-Cinque stelle, ma che gli si voglia fare un servizio. Torno all’inizio. La politica é fatta di scelte ma se prima della scelte non si valutano le conseguenze o si é dilettanti o si é razionalmente decisi a virare da un’altra parte. Basta saperlo. E il direttore dell’Avanti ne prenderà atto.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

3 commenti

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    Donato Robilotta on

    caro Mauro non è vero che Craxi nel 1991 si accucciò su Andreotti e da questa scelta dipenda poi la nostra scomparsa.
    Come sai Craxi aveva raggiunto un accordo con il Pds di dargli tempo per riprendersi, in cambio loro aderivano alla nostra proposta di unità socialista.
    Più tardi ti mamdo una mia risposta nel merito

  2. Mauro Del Bue
    Mauro Del Bue on

    Caro Donato se é cosi e ancora peggio. Farsi infinocchiare da D’Alema e Veltroni… Noi dovevamo impedire che si concludesse l’iter della trasformazione del Pci e puntare subito, magari assieme alle regionali del 1990, alle elezioni anticipate chiamando a raccolta quanti nel Pci credevano all’unita socialista. Il Pci voleva appoggiare lui Andreotti? Magnifico. Saremmo andati al 20%, un bacio mau

  3. Avatar
    Donato Robilotta on

    Caro Mauro non so se è meglio o peggio, so che differentemente da quello che raccontano, anche qualche socialista, Craxi voleva costruire l’Unità Socialista e per questo lavorò. No solo D’Alema e Veltroni ma soprattutto Occhetto gli chiese di non andare alle elezioni anticipate e di costruire l’Unità Socialista. Poi Occhetto cambiò idea. Ho sempre pensato che ad un certo punto settori italiani fossero stati avvertiti che sarebbe arrivato uno tsunami giudiziario e iniziarono a riposizionarsi sul nuovo.
    Andrebbe chiesto oggi a Occhetto perchè preferirì la strada giudiziaria all’unità socialista di craxi e dovrebbero riflettere i tanti socialisti che hanno ripetuto che il posto dei socialisti non poteva che essere a sinistra. La sinistra in Italia è morta con quella scelta.

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