martedì, 29 Settembre, 2020

Le leggi bronzee da cancellare, Attenti alle bufale, La sindrome del criceto, I delitti di mafia

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Ho aperto il libro di Francesco Varanini (“Le cinque leggi bronzee dell’era digitale”, Guerini e Associati) convinto di trovarvi un saggio sulla telematica, sulle novità digitali e su altri temi connessi. E invece scopro, con sorpresa, che l’autore (un etnografo e ricercatore sociale) si occupa di digitale ma come spunto per ridefinire la cultura informatica. Lo slogan, che ha inventato, è infatti il seguente: ”Non siamo inforg, non siamo robot, non siamo algoritmi, non siamo macchine. Siamo esseri umani”. In queste parole è sintetizzato il suo pensiero, che non coincide con chi tesse gli elogi delle intelligenze artificiali o di chi teorizza che le macchine, prima o poi, prenderanno il posto degli esseri umani. Il libro copre un vuoto, fra tanti saggi che si occupano delle meraviglie delle novità tecnologiche, dimenticando l’impatto (profondo) di queste “conquiste” sull’uomo. Che cosa sono allora le cinque leggi bronzee ? Sarebbe troppo lungo spiegarle. Ma, come afferma l’autore,” serve conoscerle per poterle trasgredire”. E così l’umanista Varanini, che è anche un raffinato critico letterario, apre il saggio non con le citazioni di scienziati e di guru della tecnologia, ma con le sintesi del pensiero di Leopardi e di Goethe: riflettono i due grandi letterati sulla loro formazione, ma in realtà si tratta di un pretesto per meditare sulla nostra formazione nell’era digitale ,forse ricercando la nostra umanità che rischia di perdersi.

C’è un altro serio ricercatore che ha deciso di riflettere sulle… bufale o, come ormai vengono chiamate, le fake news. Un veleno pericoloso nel mondo dell’informazione (e non solo).L’autore è Fabio Paglieri (ricercatore Cnr di Roma),che ha scritto “La disinformazione felice” (il Mulino). Per la verità , il titolo è ironico perché notoriamente la disinformazione è sempre nociva ,non può mai essere “felice”. Le notizie false causano allarme sociale ,come conferma anche la pandemia del corona virus (che viene definita una bufala dai negazionisti ) e che alimentano questo atteggiamento negativo sui social . I “veleni” nell’informazione provocano solo danni sociali ,ma che possono però essere combattuti, non solo considerandoli “spazzatura di cui sbarazzarsi”, ma incoraggiando un’etica della comunicazione, che dovrebbe coinvolgere non soltanto i professionisti dell’informazione ( i giornalisti in particolare) ma tutti coloro che si improvvisano “leoni da tastiera”, inventando bufale e insultando, per invidia sociale e cattiva educazione civica, chiunque non va loro a genio. Giustamente l’autore osserva che “non possiamo scaricare gli oneri sulla presunta pericolosità di questa o quella piattaforma tecnologica. Se c’è qualcuno di cui avere paura ,non sono le bufale: siamo noi”.

 

La letteratura da pandemia e, in particolare, da lockdown, si arricchisce sempre di più di nuovi testi. E’ la volta ora di un libro di Alberto Contri, notissimo esperto pubbliciario ,dirigente di società di comunicazione e pubblicità (fra cui la benemerita Fondazione Progresso). Ora Contri,ha rotto il lungo silenzio imposto dalla pandemia, con un libro di grande interesse e ricco di stimoli : “La sindrone del criceto” ,edizioni LaVela ). Che cosa c’entra l’animaletto, utilizzato purtroppo anche come cavia nei laboratori di ricerca farmaceutica ?Il criceto, spiega il dotto autore corre sempre ( anche solo su una ruota,quando è in cattività)per la soddisfazione che gli procura il movimento. Contri ( che è stato anche nel Cda della Rai e presidente di RaiNet ) espone appassionanti e colte riflessioni sul virus,le conseguenze economiche e sociali ,della pandemia, che vale la pena di conoscere e meditare. Ma una “notizia”, su tutti i contenuti del libro, ci ha particolarmente colpiti: il “licenziamenbto in tronco” di Gianluca Nicoletti ,curatore per diversi anni del programma radiofonico “Golem” ,diventato ,per iniziativa dello stesso Contri, direttore giornalistico di RaiNet. Per la verità,il direttore generale della Rai dell’epoca,Flavio Cattaneo,avrebbe voluto licenziarlo in tronco, ma poi è stata offerta a Nicoletti l’opzione delle dimissioni “immediate” ,per evitare lo scandalo,che avrebbe coinvolto anche diversi dirigenti della Rai,per l’inosservanza di scrupolosi controlli. Quale reato ha commesso ”l’innovatore” Nicoletti ( per anni ci era stato indicato come un modello da imitare) ? Dalle indagini, attuate scrupolosamente da società informatiche esterne alla Rai,il dirigente-autore era stato accusato ( con prove documentate) di pedopornografia via web. Nicoletti utilizzava il sito web di Golem ( ma anche altri siti Rai) per messaggi e contenuti diffusi di pornografia .Uno scandalo soffocato negli anni scorsi ,ora finalmente rivelato dal massimo responsabile di Rai Net dell’epoca e di cui nessun magistrato ha pensato di occuparsi . E pensare che il soggetto di cui parliamo non è stato mai oggetto di inchiesta, neppure da parte dell’Ordine dei giornalisti. Ha avuto incarichi professionali importanti in quotidiani e e nelle radio nazionali (private) ed è stato persino premiato da giurie di giornalisti e letterati. Anche questa è l’Italia.

 

Infine, una segnalazione del libro di un giornalista serio e rigoroso, Giuseppe Di Piazza, un collega che oggi ricopre il prestigioso incarico di responsabile della cronaca romana del “Corriere della Sera”. Del suo lavoro ci ha colpito la pubblicazione di un romanzo (in gran parte autobiografico) : “I cinque canti di Palermo”, HarperCollins. Si tratta di un lungo racconto che affascina, per gli argomenti, gli ambienti siciliani descritti e il ritmo incalzante della narrazione..Anche se si tratta di un romanzo, per definizione “frutto di fantasia”, è difficile non definire questo libro “una cronaca della giovinezza e dell’amore sullo sfondo di una Palermo insanguinata dalla mafia”,come ha scritto Andrew Sean Greer, premio Pulitzer 2018. Di Piazza visse intensamente ,da giovane cronista, la fase più acuta dei delitti mafiosi, non disdegnando gli amori della sua età . Esperienze terribili, angosciose, dolorose, quelli dei delitti di mafia,che hanno segnato i percorsi professionali e della vita del giornalista palermitano.

 

Aldo Forbice

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