lunedì, 1 Giugno, 2020

Le mafie 4.0: viaggio al tempo del coronavirus

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La nostra storia inizia con una frase di Renato Lamberti, storico giornalista della cronaca nera napoletana e fondatore dell’Osservatorio sulla Camorra della Fondazione Colasanto.
Lamberti ha sempre sostenuto e detto che “Le mafie, la camorra ,la n’dragheta sono come la monnezza poichè sanno riciclarsi bene e trasformarsi in un nuovo prodotto”. Questa frase a prima lettura sembra solo una delle classiche parole propagandistiche antimafia invece contiene una tremenda e reale verità in essa.

Le mafie, storicamente, hanno saputo «adeguarsi puntualmente» a ogni trasformazione sociale, economia, «geo-politica». Si sono adattatate «alle nuove piattaforme tecnologiche e comunicative» così come alla «new economy» e ai «diversi scenari finanziari». Sempre sapendo ben «dissimulare la propria natura criminale». E alimentare «sistemi corruttivi-cooptativi » con gli «esponenti della P.a. e amministratori locali». In un «rapporto sinallagmatico» come dicono gli addetti ai lavori: obbligazioni corrispettive tra i contraenti. Analizziamo ad esempio la camorra post terremoto anni 80 che trasformò il vecchio sistema in “mafia del cemento” oppure quella degli anni 90 dell’emergenza rifiuti che diede vita alla seconda e grande evoluzione delle organizzazioni mafiose trasformandole in vere Spa del malaffare.

Lo scenario prossimo cioè quello post Coronavirus , dunque, è terreno fertile per l’azione delle associazioni criminali. La crisi attuale sarà portatrice di un deficit di liquidità, di una profonda rimodulazione del mercato del lavoro, del conseguente afflusso di ingenti finanziamenti pubblici nazionali e comunitari. Di conseguenza i “tentativi di reclutamento” degli imprenditori, avanzati dai mafiosi, si moltiplicheranno. E le proposte di finanziamenti illeciti arriveranno a pioggia.
La grande liquidità a disposizione da ripulire saranno le nuove armi della mala. La crisi post Coronavirus sarà terreno fertile per la criminalità organizzata. Il ragionamento è molto semplice: un sistema economico in forte difficoltà apre la strada chi ha ingenti capitali da investire. E l’enorme liquidità monetaria della ‘ndrangheta , della camorra e della mafia non è certo un segreto. Ci saranno aziende pronte a chiudere, disposte a vendere la propria attività al primo offerente. Ci sarà chi avrà bisogno di prestiti, e con le banche non ben disposte gli strozzini appariranno l’unica soluzione. Ci saranno finanziamenti pubblici, bandi, appalti, pronti ad essere assaltati da colletti bianchi corrotti e imprese in capo a prestanome. La mafia non resterà certo a guardare.
La prima denunciare questo pericolo è stata qualche settimana fa anche Unimpresa (l’Unione nazionale delle imprese), che in un report in via di pubblicazione spiega: “Piccole e medie imprese a prezzi di saldo saranno un potenziale affare per la criminalità organizzata. L’emergenza causata dal Coronavirus corre il rischio di spalancare le porte a camorra, mafia e ‘ndrangheta. Sempre pronti ad approfittare delle crisi economico-finanziarie, i vertici delle organizzazioni criminali, che dispongono di grandi capitali, si preparano a speculare sulle inevitabili crisi a cui andranno incontro decine di migliaia di attività imprenditoriali su tutto il territorio nazionale”. Con il presidente di Unimpresa, Giovanni Ferrara, che ha commentato: “Bisogna assicurare la massima liquidità per evitare che gli imprenditori finiscano in ginocchio, strozzati da debiti di varia natura, e si arrendano svendendo le loro attività alle organizzazioni criminali”.

Anche il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Federico Cafiero de Raho è intervenuto su questo pericolo imminente :” In questo periodo in cui il tessuto economico-sociale è debole c’è il rischio “di consegnare la nostra economia alla camorra.Viviamo un momento nel quale, doverosamente, la priorità è rappresentata dal contrasto alla pandemia. – ha affermato de Raho – Ma al tempo stesso, è indispensabile sostenere le imprese, il commercio, le piccole attività e aiutare le fasce deboli”. Nella situazione di crisi in cui riversa il Paese a causa dell’emergenza sanitaria, ha sottolineato il procuratore, “le istituzioni, Comune e Regione a livello locale, e il governo a livello nazionale, hanno il dovere di intervenire per evitare che la camorra tragga nuovo potere da una situazione di sofferenza collettiva”. Questo perché le organizzazioni criminali “anche stavolta hanno dimostrato di saper guardare lontano. – ha spiegato il procuratore – Hanno già occupato settori che assumono rilevanza ancora maggiore rispetto al passato”. Inoltre de Raho ha fatto presente che “i gruppi criminali più strutturati”, i quali non si sono fermati davanti all’epidemia, “si ritrovano già inseriti nei settori produttivi e rappresentano le uniche voci attive dell’economia” In questo senso, infatti, secondo il magistrato, “la camorra si sta adeguando alle necessità imposte da questa particolare fase storica: chiuse le piazze di spaccio, la droga viene consegnata a domicilio. Inoltre, la crisi di liquidità che sta investendo un numero enorme di famiglie rappresenta una formidabile opportunità per la malavita”. I boss adesso sono maggiormente in grado di “fare leva sulla fame delle fasce più deboli, offrendosi di prestare somme in contanti in cambio di interessi, oppure attirando in attività illecite chi ha un disperato bisogno di arrivare alla fine del mese. Le cosche possono offrire soldi e lavoro a persone che a causa dell’epidemia hanno perso tutto”. Pertanto de Raho ha voluto sollecitare la politica “a individuare misure urgenti per affrontare la crisi di povertà imminente”.

I questori dovranno così prestare «particolare attenzione ai settori della filiera agro-alimentare, delle infrastrutture sanitarie, della conseguente gestione di approvigionamenti specie di materiale medico». E ancora: nella trappola economico-finanziaria criminale rischiano di cadere «il comparto turistico alberghiero e della ristorazione» ma anche «il controllo dei settori della distribuzione al dettaglio e della piccola e media impresa».
La politica dovrà fare il suo, è vero, dovrà impegnarsi a tutti i livelli per offrire un sistema valido di aiuti economici per combattere la povertà . E forze dell’ordine e magistratura dovranno lavorare con ancor più vigore di prima. Ma non deresponsabilizziamoci. Il mondo post pandemia sarà diverso da quello ante pandemia, perché il mondo di prima era parte del problema. Pensate a quanto marcio c’è nel nostro territorio. Se vogliamo imparare la lezione di questi giorni di isolamento forzato, starà a ognuno di noi fare il suo. Rifiutando strade all’apparenza facili ma pericolose, trovando il coraggio di denunciare quando necessario e collaborando con le forze dell’ordine. In altre parole: lavorando onestamente. Tutti, nessuno escluso: giornalisti, imprenditori, impiegati, insegnanti, liberi professionisti. Tutti. Senza mai dimenticare in casa, in ufficio, per le strade la potenza rivoluzionaria della solidarietà e dell’aiuto reciproco possono prevenire future scelte sbagliate.

 

Francesco Brancaccio

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