martedì, 27 Ottobre, 2020

Le noie del giovin Matteo

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Nel suo discorso di investitura alla segreteria del Pd, dopo il trionfo di domenica, Matteo Renzi ha annunciato la sua fede riformista, sostenendo di volere evitare che il riformismo continui ad essere considerato noioso. Ha insistito affermando di volergli regalare un’anima. Un compito che si annuncerebbe storico, perché a suo giudizio mai nessuno prima ci sarebbe riuscito. Obietto. Che il riformismo sia sempre stato noioso è davvero considerazione assai opinabile. In fondo anche la storia lo può diventare per chi non l’apprezza. A me, ad esempio, è risultata assai più noiosa la matematica. Ma passi, si tratta di giudizi soggettivi. Anche perché si dovrebbe a quel punto asserire che il massimalismo è invece divertente. Assicuro Renzi che Giacinto Menotti Serrati era molto meno allegro di Filippo Turati, assai solito esprimersi con una venatura di intelligente ironia. Anzi, diciamola tutta, l’ironia era riformista e il dottrinarismo era massimalista. Ma passi. Quel volergli regalare un’anima è davvero strabiliante perché presuppone che il riformismo ne fosse privo, prima che sul proscenio giungesse Matteo. Il riformismo attendeva il suo vate illuminato, prima del quale era solo carne grezza, pura materialità senza spirito. Bisognerebbe studiare non solo Turati, che del riformismo è certamente padre, ma soprattuto Camillo Prampolini che di anima ne aveva una così tanto grande da essere addirittura definito il Dio dei poveri, e poi Carlo Rosselli che venne assassinato assieme al fratello per via di un’anima davvero antifascista, e poi Giuseppe Saragat che aveva attinto dall’umanitarismo marxista in salsa austriaca, e Pietro Nenni che perse la figlia ad Auschwitz. E che dedicò l’intera sua anima al socialismo. Renzi la storia deve studiarla un po’ meglio. Non è fatta di cioccorì e di nutella, di sorrisi e di pacche sulle spalle, di giovani bellini che sostituiscono vecchi coi baffi, è fatta di idee e le idee vanno conosciute e studiate, prima di essere giudicate. Renzi è un giovane molto intelligente e ambizioso. E il tempo è con lui. Ma la politica non è solo una gara, è anche e soprattutto una storia. Noiosa sì, ma solo per chi non ama studiarla.

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