mercoledì, 21 Ottobre, 2020

Le notizie del diavolo
Gli irriducibili
L’eccidio di Kiev

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SFORBICIATE LIBRI – Ebbene sì, c’è un laico che crede nel diavolo. Anzi lo santifica mettendolo nel titolo del suo vecchio- nuovo libro : “Ultime notizie dal diavolo “ (Guerini editore). L’autore è una vecchia volpe del giornalismo: una vita al “Corriere della Sera” ed ora scrive in diversi giornali e scrive libri. Dario Fertilio è anche un credente, credo, ma crede più nel giornalismo, soprattutto quello di altri tempi: onesto, corretto, che rifiuta le fake news e soprattutto che non imbroglia il lettore. In questo libro vecchio (trent’anni fa ne ha scritto uno con un titolo molto simile), nuovo perché svela tutti i segreti anche della disinformazione digitale (compresa quella dei social). Ma che c’entra il diavolo? C’entra, centra (lo dice lui): ”La disinformazione si è ingigantita in questi anni, insieme allo sviluppo dei mass media, e oggi ha raggiunto il culmine attraverso il mezzo digitale. Nessuno può sperare di esserne immune e anzi, come si usa dire a proposito del diavolo, uno dei suoi trucchi è quello di far credere che non esista. Per combattere il diavolo occorre un manuale di autodifesa, cioè di uno strumento di libertà contro le menzogne di massa.” E’ questo il motivo principale che ha spinto Fertilio a scrivere il suo prezioso libro. L’autore mette in campo l’esperienza professionale di una vita, la sua passione per la tutela dei diritti umani e il culto per la libertà : tre “ingredienti” fondamentali per confezionare un manuale utile, soprattutto ai giovani giornalisti che si accingono –in tempi veramente procellosi per la comunicazione e l’editoria, scritta e on line – a iniziare la loro professione. Mi limito in questa sede a segnalare un capitolo, quello sulla Cambogia: uno degli ultimi, ma di grande interesse, perché dà un’idea della mistificazione, la disinformazione, le deformazioni ideologiche che sfociano negli orrori cui si può arrivare quando si racconta uno fatto . E’ il caso del genocidio cambogiano, con due milioni di vittime, e con i bambini che tagliavano la gola ad altri bambini.
Il libro scritto dalla storica e giornalista Mirella Serri è veramente di grande interesse. Del resto la scrittrice si è sempre cimentata su temi particolari, pagine di storie dimenticate o ignorate , non sempre al centro dell’interesse degli storici accademici (“I redenti”, “Sorvegliati speciali”,”Un amore partigiano”,”I prigionieri di Hitler”,ecc.).In questo nuovo libro ( “Gli irriducibili”, Longanesi) Mirella Serri si occupa di un’altra storia sconosciuta, quella dei giovani antifascisti costretti a emigrare in Francia,in Tunisia e in Palestina. Si raccontano le vicende di giovani sconosciuti, in seguito diventati nomi importanti, carismatici nella Resistenza e nella lotta contro il regime di Mussolini. Parliamo di Emilio Sereni, Giuseppe Di Vittorio, Maurizio Valenzi, Ada Sereni. Non vi erano però solo comunisti .La Serri privilegia certo le vicende legate ai giovani emergenti del Pci. Li lascia in primo piano ,mentre sullo sfondo vi sono gli altri: i giovani socialisti, azionisti, repubblicani (e i cattolici e i giovani militari, diventati partigiani ? ) . Nella grande maggioranza si trattava di utopisti, idealisti,irrequieti ,uniti solo da un unico obiettivo: la lotta per conquistare la libertà. Ci riuscirono in molti, pagando costi altissimi, di sacrifici, sofferenze, privazioni e dolore, anche per tutti coloro che, invece, hanno pagato con la vita la sfida alla tirannia nazifascista.
A proposito di storie poco conosciute ci ha particolarmente colpito un saggio di Antonella Salomoni (docente di storia nelle Università di Bologna e della Calabria),pubblicato dal Mulino ,dal titolo “Le ceneri di Babij Jar- L’eccidio degli ebrei di Kiev”. E’ la storia di un genocidio poco conosciuto nella capitale ucraina occupata dai tedeschi nel settembre 1941. Quella di Kiev fu una delle peggiori disfatte dell’Armata rossa: i sovietici persero oltre un milione di persone, per metà uccisi e per l’altra metà fu rinchiusa nei campi di concentramento. Gli ebrei costituivano il 27 per cento della popolazione della città : fra il 29 e il 30 settembre 1941 vennero massacrati dai tedeschi 33.771 ebrei. E’ stato il più grande eccidio di massa del secondo conflitto mondiale. Eppure se ne è scritto e parlato poco. E persino il territorio,durante e dopo la guerra, è stato modificato per far dimenticare, anche da parte dei russi, questo tragico evento. La Russia di Stalin e dei suoi successori non voleva accettare l’idea che, nella guerra contro i popoli sovietici, ci fosse stata anche una “ guerra speciale” contro gli ebrei. Antonella Salomoni ha “scavato” a fondo nei documenti d’archivio per riportare alla superficie una storia, non solo dimenticata, ma soprattutto rimossa, prima dall’Urss e poi dagli Stati che ne hanno preso il posto.

Aldo Forbice

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