venerdì, 30 Ottobre, 2020

Le Quattro giornate di Napoli e la coscienza democratica e antifascista

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Sulle Quattro giornate di Napoli (27-30 settembre 1943) non esistono immagini d’epoca riprese dal cinema documentario, e le stesse foto riguardanti quell’evento, che vide la popolazione napoletana liberarsi dal nazismo prima dell’arrivo degli Alleati, risultano alquanto dubbie. La rivista “Life” nel numero del 19 novembre 1943 proponeva un falso di Robert Capa, una foto in cui era riprodotta l’immagine di un ragazzo con elmetto e cartuccera, colto davanti a un’iscrizione murale antifascista di chiaro stampo badogliano. In assenza di immagini d’epoca, il cinema si è sostituito ad esse, mettendo in scena figure rappresentative e anonime, vicende individuali e collettive. È vero infatti che, quando si parla delle Quattro giornate di Napoli, la mente corre subito all’omonimo film di Nanni Loy, apparso nelle sale cinematografiche nel 1962. Utilizzando il metodo cronistico del primo Neorealismo e del suo maestro Roberto Rossellini, Loy raccontava in maniera scarna e a grandi linee una pagina di storia poco conosciuta dagli italiani e ignota ai più giovani, che di solito a scuola, in quegli anni, non andavano oltre lo studio della Prima guerra mondiale. Il film di Loy leggeva l’insurrezione napoletana come una rivolta spontanea e popolare. Le donne che assalivano i camion, dove erano stipati gli uomini rastrellati che dovevano essere deportati in Germania, l’assalto alle caserme per rifornirsi di armi, gli scontri a fuoco e il blocco alle vie di accesso alla città erano azioni che nascevano, più che dal crollo del consenso al regime fascista, dal rifiuto della guerra e delle sofferenze che essa comportava per militari e civili, dal forte bisogno di pace di un popolo che si sentiva tradito dallo stato fascista e dal governo Badoglio. Dall’istinto di sopravvivenza di una città che reagiva alle ruberie, ai saccheggi, ai rastrellamenti e alla distruzione del territorio. Finita la battaglia ognuno tornò a casa propria e la rivolta restò nel ricordo con i soli nomi dei morti che si conoscevano, come quello del dodicenne Gennaro Capuozzo ucciso su una barricata mentre combatteva contro i tedeschi invasori. O nelle fotografie inserite nel libro di Corrado Barbagallo, “Napoli contro il terrore nazista” (1944), dove l’immagine serena e severa di un giovanissimo caduto, contemplata dallo scrittore Giorgio Bassani, ispirò i versi della poesia “Non piangere, compagno”:

 

“Non piangere, compagno, / se m’hai trovato qui steso. / Vedi, non ho più peso / in me di sangue. / Mi lagno /di quest’ombra che mi sale / dal ventre pallido al cuore, / inaridito fiore / d’indifferenza mortale. / Portami fuori, amico, / al sole che scalda la piazza, / al vento celeste che spazza / il suo golfo infinito. / Concedimi la pace / dell’aria, fa che io bruci / ostia candida, brace / persa nel sonno della luce. / Lascia così che dorma: fermento / piano, una mite cosa/ sono, un calmo e lento / cielo in me si riposa”.

 

Nell’ insurrezione napoletana del settembre 1943 il ruolo dell’antifascismo organizzato pare che sia stato marginale e non servì a sviluppare una coscienza democratica e antifascista. Impaurita dagli “eccessi” della lotta partigiana, preoccupata, come tutto il Meridione, di subire l’egemonia di una parte del Paese e del nenniano “Vento del Nord”, fortemente influenzata dalle destre, dalla stampa reazionaria e dal Fronte dell’Uomo Qualunque, fondato dal commediografo Guglielmo Giannini, la Napoli postbellica nel referendum del 2 e 3 giugno1946 voterà compatta per la monarchia, assolta così dalle responsabilità per la sua connivenza con il regime fascista. Ancora una volta nella storia del nostro Paese il bisogno di difendere la piccola patria, la propria realtà vicina e domestica, la voglia viscerale di tranquillità e poi di sicurezza, prevaleva sulla grande patria. “Le quattro giornate di Napoli – ha scritto lo storico Claudio Pavone -, che in tutte le storie della Resistenza vengono ricordate come il glorioso e spontaneo episodio aurorale, hanno un significato davvero esemplare dal punto di vista della lotta pro aris et focis [ in difesa degli altari e dei focolari] “.

 

 

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