venerdì, 4 Dicembre, 2020

Le risposte di Banca Mondiale e Fmi sulla crisi

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La Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale, stanno facendo alcune valutazioni sull’impatto del ‘coronavirus’ sull’economia globalizzata.
Il capo economista della Banca Mondiale per l’Est Asiatico, Aaditya Mattoo, ha affermato: “Le ricadute economiche della pandemia del coronavirus potrebbero portare a un arresto dell’economia cinese mettendo a rischio di povertà oltre 11 milioni di persone dell’Est asiatico. Anche nel migliore degli scenari l’espansione della Cina rallenterebbe al 2,3% dal 6,1% del 2019”.
Fortunatamente, la risposta cinese ha fornito un dato eccezionalmente positivo, oltre le attese. L’indice Pmi manifatturiero cinese, in marzo è rimbalzato in Cina a 52 dai minimi storici di 35,7 segnati a gennaio-febbraio per il blocco anti Covid-19, superando le attese degli analisti di 45.
L’indice Pmi (Purchasing manager index) è costruito su sondaggi tra i direttori acquisti delle imprese. Un dato superiore a 50 indica che il settore è in espansione, inferiore a 50 indica una contrazione. E’ considerato un indice predittivo dell’andamento atteso dell’economia nel suo complesso.
Secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica, quella registrata a marzo è l’incremento più ampio delle attività degli impianti da settembre del 2017: le misure di prevenzione e controllo del coronavirus hanno aiutato ad accelerare la ripresa produttiva. Rimbalza a 52,3 anche il Pmi non manifatturiero, sollevandosi dai minimi record di 29,6 di gennaio-febbraio.
La notizia sull’attività delle industrie cinesi non è stata però sufficiente a spingere gli acquisti sulle Borse della regione.
Il programma di sviluppo dell’Onu (Undp), ieri ha pubblicato un rapporto. L’ammministratore dell’Undp, Achim Steiner, ha dichiarato: “La pandemia di Covid-19 minaccia di devastare le economie di Paesi già impoveriti per una crisi sanitaria da affrontare con risorse limitate. Il colpo socio economico sui Paesi poveri e in via di sviluppo sarà tale da richiedere anni per una ripresa. Le perdite di reddito in queste nazioni dovrebbero superare i 220 miliardi di dollari. Quasi la metà di tutti i posti di lavoro in Africa potrebbe essere persa. Per vaste aree del globo, la pandemia lascerà cicatrici profonde. Senza il sostegno della comunità internazionale, rischiamo una massiccia inversione dei profitti ottenuti negli ultimi due decenni e un’intera generazione persa”.
L’Undp ha anche avvertito che gli ospedali e le cliniche nei Paesi in via di sviluppo potrebbero essere sovraccarichi e senza risorse. Fino al 75 per cento delle persone in queste nazioni, inoltre, non ha accesso ad acqua e sapone, cioè non può seguire le regole igieniche prescritte dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per combattere il virus.
La Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale (Fmi) hanno sottolineato la necessità di offrire una riduzione del debito ai Paesi in via di sviluppo. Nel frattempo, l’Undp afferma di supportare i sistemi sanitari in Cina, Ucraina, Iran, Eritrea, Nigeria e Vietnam, tra le altre nazioni. Il programma di sviluppo dell’Onu stima il bisogno di un minimo di 500 milioni di euro per supportare 100 Paesi, dove l’effetto a lungo termine della pandemia sarà particolarmente sentito dalle fasce di popolazione più vulnerabili ed emarginate.
Il portavoce del Fondo Monetario Internazionale, Gerry Rice, durante un incontro con i giornalisti a Washington, ha detto: “È ancora troppo presto per quantificare gli effetti dell’epidemia di coronavirus sull’economia globale. Al momento non siamo in grado di quantificarlo. È semplicemente troppo presto per farlo”.
Il Fondo aveva annunciato il 20 gennaio scorso le proprie previsioni per l’economia mondiale, basandosi su una ripresa (+3,3% dal 2,9% del 2019), grazie soprattutto alla pausa nella guerra commerciale tra Usa e Cina. Ma già allora aveva previsto che questa ripresa è fragile, e che un ritorno dell’incertezza potrebbe annullare il rimbalzo.
Poul Thomsen, direttore del Dipartimento Europeo del FMI, ha affermato: “L’impatto economico del coronavirus in Europa sarà severo: quest’anno ci sarà una profonda recessione. Nelle maggiori economie europee i servizi non essenziali chiusi dai decreti dei Governi rappresentano un terzo del PIL e questo vuol dire che ogni mese che questi settori restano chiusi si traduce in un calo del 3% del PIL annuale, e questo prima di prendere in considerazione le ricadute sul resto dell’economia”.
Il Fondo Monetario Internazionale ha anche sottolineato: “La via maestra resta non solo intervenire in fretta, ma anche in maniera coerente allo shock in atto. Tutti i paesi in Europa devono rispondere in modo aggressivo alla crisi. Se c’è un momento per usare i cuscinetti e gli spazi di bilancio è sicuramente questo. Infine, si rileva, che nelle economie avanzate  regole di bilancio e i limiti sono stati giustamente sospesi”.
Per la situazione italiana è emersa una stima del Centro Studi di Confindustria che ha precisato: “Il Coronavirus affonda il Pil italiano. Nel 2020 il prodotto interno lordo subirà un crollo del 6% portando l’Italia in profonda recessione. Tale ipotesi è legata al superamento, nel mese di maggio, della fase acuta dell’emergenza sanitaria e ad una lenta normalizzazione dell’attività economica da metà aprile”.
Poi, per il Csc: “Nel caso in cui la situazione sanitaria non evolvesse positivamente, le previsioni economiche andrebbero riviste al ribasso”.
Nelle stime del CSC si legge: “Il netto calo del Pil, superiore a quello del 2009, era del tutto inatteso ad inizio anno. La ripartenza nel secondo semestre sarà comunque frenata dalla debolezza della domanda di beni e servizi. Un parziale recupero potrà avvenire nel 2021 con un Pil a +3,5%. I consumi delle famiglie, nella prima metà del 2020, risentiranno delle conseguenze dell’impossibilità di fare acquisti fuori casa, ad esclusione di prodotti alimentari e farmaceutici. Il totale della spesa privata crollerà del 6,8%. L’inflazione è attesa in calo allo 0,2% nel 2020. Nel 2021 salirà allo 0,6%. Gli investimenti delle imprese saranno la componente del Pil più colpita nel 2020 (-10,6%). L’export dell’Italia non viene risparmiato dal calo generale dell’attività economica (-5,1% nel 2020). Sul fronte del lavoro l’impatto delle misure di contenimento sarà pesante. Il tasso di disoccupazione risalirà quest’anno all’11,2% dal 9,9% del 2019. Nel 2021 tornerà invece a scendere attestandosi al 9,6%. L’occupazione totale, in termini di Ula, nel 2020, calerà del 2,5%. Quanto ai conti pubblici, il deficit-Pil è stimato al 5% per il 2020 e al 3,2% per il 2021”.
Anche dai monitoraggi della Banca d’Italia vengono rilevati altri segnali negativi. L’eurocoin dimezzato a marzo, è un primo segnale negativo degli effetti del coronavirus sull’economia dell’eurozona. Secondo la Banca d’Italia, a marzo l’indicatore è diminuito a 0,13 dallo 0,28 di febbraio. Il calo finora osservabile ha riflesso solo i primi effetti del crollo dei corsi azionari e, soprattutto, del diffuso deterioramento del clima di fiducia di consumatori e imprese verificatisi nella seconda metà del mese in connessione con il propagarsi della pandemia nei diversi paesi dell’area euro.
Da Via Nazionale spiegano: “L’indicatore non coglie ancora il dispiegarsi degli effetti sull’attività economica della pandemia in atto, perchè solo un piccolo sottoinsieme delle informazioni attualmente disponibili per il mese di marzo impiegate per la sua costruzione è relativo agli sviluppi più recenti. L’indicatore eurocoin, sviluppato da Bankitalia, fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’eurozona”.
Il governatore Ignazio Visco afferma: “L’impatto della pandemia di coronavirus sul sistema economico-finanziario sarà di proporzioni molto ampie e profonde. L’Italia, l’Europa, il mondo intero condividono ansia e difficoltà nell’affrontare una sfida straordinaria. La repentina diffusione del Covid-19, oltre a minacciare gravemente la salute della popolazione e a mettere sotto estrema pressione i sistemi sanitari, ha sconvolto le nostre abitudini di vita, i processi di lavoro, il funzionamento delle scuole e delle università”.
Dietro i numeri presentati dalle autorità umanitarie, monetarie ed industriale ci sono esseri umani che hanno lottato per salvarsi dal ‘coronavirus’, e che hanno anche il pieno diritto di essere salvati dagli effetti della recessione economica da coronavirus. Quindi gli Stati dovranno attivarsi per salvarli dalla fame e proteggerli nei bisogni legati alla dignità di esseri umani.

Salvatore Rondello

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