sabato, 7 Dicembre, 2019

Le sardine e il pescecane

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Chissà cosa avrà pensato Salvini quando gli hanno riferito che un gruppo di ragazzi, autodefinitosi quello delle sardine, aveva promosso una manifestazione in piazza Maggiore per contestare il suo comizio al Paladozza. Avrà sorriso, perché Matteo é anche dotato di una certa ironia. Ma avrà certamente pensato a una sorta di improvvisato sit in, in salsa goliardico universitaria, o magari alla promozione di una stupida e violenta cagnara le cui conseguenze fanno sempre il gioco della vittima.

Invece a piazza Maggiore é convenuto un popolo, senza bandiere di partito, semplici cittadini che intendevano manifestare civilmente contro l’intolleranza e la faziosità di una destra che parla addirittura di liberare l’Emilia-Romagna, come se questa regione fosse stata per cinquant’anni nelle mani di Pinochet o di Breznev. Un conto é rivendicare il diritto al ricambio, che é il sale della democrazia, e la regione Emilia-Romagna, come il comune di Bologna, a parte l’eccezione di Guazzaloca, un civico intelligente e moderato, non hanno mai conosciuto altri poteri che quelli sperimentati negli scorsi decenni. E questo non é mai un bene, perché rende l’opposizione inutile e la maggioranza fin troppo legata alla consuetudine dell’occupazione del governo e del sottogoverno, con le inevitabili appendici. Tuttavia questa inamovibilità l’ha decisa l’elettorato liberamente, nessuno ha costretto con la violenza e la sopraffazione i cittadini a votare in quel modo.

Dunque che senso ha parlare, a mo’ di nuovo 25 aprile, di una lotta di liberazione? Liberazione da cosa? Dal voto che i cittadini hanno voluto dare alle forze di sinistra e di centro sinistra in questi decenni? Liberazione da se stessi? Siccome si può sempre cambiare idea, non escludo che, anche in questa circostanza, elettori che sono sempre stati vicini alla sinistra si orientino a destra, condizionati dal volto di una formazione politica che non si occupa più di loro, che sbaglia sull’accoglienza agli immigrati, che intende, come pare orientato a fare il nuovo governo, a emettere nuove tasse, dalla plastica, in Emilia-Romagna ci sono le maggiori imprese di lavorazioni della plastica, alle bibite zuccherate, alle auto aziendali.

Ma tutto questo é confronto di programmi. Salvini ha alzato troppo il tono. E siccome il tono alto e le sue dissonanze hanno dato fastidio a tanti, sono nate le sardine e hanno affollato piazza Maggiore in numero doppio rispetto a quello dei presenti al Paladozza. Se l’operazione si ripeterà, come pare scontato, a Modena, allora questo potrebbe portare a due ovvie conseguenze. La prima é quella di rilanciare la coalizione che sostiene Bonaccini, che sembrava ormai destinata alla sconfitta. La seconda é di dimostrare, semmai ce ne fosse bisogno, che l’alternativa potenzialmente vincente e per ora solo aggregante, non è il Pd, ma un popolo di cittadini senza partito. Lo ha capito bene Bonaccini che pare orientato a non farsi circondare, come invece continua a fare la Borgonzoni, di leader politici nazionali e men che meno dal segretario del suo stesso partito. Comunque vada a finire la dimostrazione delle sardine (sarà una bella impresa divorare il pescecane) può portare alla vittoria di Bonaccini, ma non certo a quella  del Pd.

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Mauro Del Bue

1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Specie e categorie ittiche a parte, tutto sta a vedere, perlomeno a mio avviso, se e quanto inciderà nell’espressione di voto di fine gennaio il legare o meno le questioni regionali alla politica nazionale, perché se tale legame avesse “peso”, mi sembra esservi piena sintonia, e linea comune, tra la candidata leghista e il rispettivo leader nazionale, mentre non mi pare succedere altrettanto nell’altro versante (sugli odierni quotidiani si legge che a livello nazionale il PD riproporrebbe la ius culturae e lo ius soli, e staremo a vedere cosa dirà al riguardo il Presidente in carica della Regione Emilia-Romagna).

    Le manifestazioni di “piazza” hanno tuttora valore, anche sul piano simbolico, pur se in misura minore rispetto al passato, ma l’impressione è, come mi sembra dirci pure il Direttore, che la “partita” si giocherà tra due leaders, l’uno di livello nazionale e l’altro regionale, e il leaderismo ha quasi sempre, ed inevitabilmente, una punta o quota di populismo, aspetto che dovrebbe tener presente chi ha sempre criticato il leaderismo, ovviamente in casa altrui, facendolo passare come un nemico della “democrazia” (del resto anche il confine tra amor di patria e sovranismo non è mai così netto come si vorrebbe far credere).

    Paolo B. 18.11.2019

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