sabato, 7 Dicembre, 2019

Le stragi in Italia e il presunto Manual 30-31B della U.S. Army

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All’inizio di settembre 2019 la casa editrice Donzelli ha pubblicato un libro intitolato  L’Italia delle stragi. Le trame eversive nella ricostruzione dei magistrati protagonisti delle  inchieste (1969-1980). Si tratta di una raccolta di 11 saggi (preceduti dall’introduzione del  curatore, professor Angelo Ventrone) scritti da sette magistrati che si sono occupati delle stragi più gravi che hanno insanguinato l’Italia nel decennio tra l’attentato di piazza Fontana (12 dicembre 1969) e quello alla stazione di Bologna (2 agosto 1980). Il libro è stato recensito da Giovanni Bianconi sul supplemento domenicale del Corriere della Sera (la Lettura, 13 ottobre 2019, pp. 52-53); la recensione di Bianconi è stata citata da Antonio Polito in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 22 ottobre 2019 (cfr:“Servizi e sospetti. La Repubblica dei gialli infiniti”). Secondo Bianconi, esisterebbe un “documento dell’amministrazione Usa […] che aiuta a capire” non solo “il movente” dell’attentato di piazza Fontana, ma “consente di stabilire un collegamento tra quell’attentato e le attività segrete degli Usa in Italia” fino alla strage della stazione di Bologna nel 1980.
A proposito di questo fondamentale “documento” – vero e proprio grimaldello
interpretativo della stagione dello stragismo in Italia – si legge nella recensione di Bianconi:

“Si tratta del Field Manual 30-31B-Stability Operations Intelligence, custodito negli archivi
dei servizi segreti ma, soprattutto, trovato 11 anni più tardi nel 1981, nel doppiofondo di una valigia
trasportata dalla figlia di Licio Gelli, insieme al “Piano di rinascita democratica” che costituiva il
programma della loggia P2. Il Manuale suggeriva azioni di destabilizzazione, “violente o non
violente, a seconda delle circostanze”, utili a “stabilizzare i governi di Paesi dell’Alleanza atlantica”.
Dando loro un nome preciso: “Operazioni speciali di stabilità”.
È da questa sconcertante presupposto che prendono avvio le considerazioni seguenti :

PREMESSA. L’uso massiccio e ripetitivo di informazioni, senza interrogarsi sulla pertinenza di certi documenti, senza effettuare un doveroso, imparziale e sostanziale lavoro di controllo e “sminamento” delle fonti, offre legittimità a notizie infondate. Nel riordino delle carte del mio defunto consorte, Luigi Cavallo – per facilitare la classificazione da parte dell’Istituto Piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea di Torino (Istoreto) cui ho destinato i fondi – ho descritto in un ampio documento Disinformazione e Stato di Diritto (293 pp.) alcuni esempi significativi tra i quali il presunto Field Manual 30-31B pubblicizzato dal senatore Sergio Flamigni alla commissione Moro (Relazione, Allegato 1 al Resoconto stenografico n. 13, seduta del 2 dicembre 2014, p. 43).
Già confutato da mio marito nel 1996 che scriveva: la “direttiva” di Westmoreland non ha alcun riscontro
di fatto nei Paesi della Nato” (Lettera al senatore Giovanni Pellegrino, presidente della commissione
Stragi, aprile 1996), nel settembre 2017 ho ritenuto doveroso far pervenire una copia della mia
relazione alla Commissione Moro, presieduta dall’on. Giuseppe Fioroni che l’ha classificata
“riservata” (sic!), rendendola di fatto inconsultabile, pur essendo in libera consultazione
presso l’Istituto di Torino che ha ricevuto la prima copia originale.

I “FIELD MANUALS” e le “STABILITY OPERATIONS”. Gli equivoci sull’autentico Field
Manual 30-31 e sul presunto Supplement B sono ricorrenti e si desume, a mio avviso, che
giornalisti e lo stesso dott. Pietro Calogero, autore di quattro articoli nel libro recensito da
Bianconi, non hanno consultato direttamente i “documenti” di cui trattano. Scrive Calogero:

“Il documento, classificato “top secret” è composto di oltre un centinaio di pagine corredate di grafici e tabelle esplicative, fu firmato il 18 marzo 1970 dal capo di Stato maggiore dell’esercito William C. Westmoreland con il titolo FM (Field Manual) 30-31 B – Stability Operations Intelligence. Si trattava, propriamente, di un manuale per l’azione che dava direttive al Servizio segreto dell’esercito Usa per stabilizzare i governi di paesi dell’Alleanza atlantica, rendendoli impermeabili alla penetrazione comunista, mediante “operazioni speciali” di destabilizzazione”. (cap. I, p. 42)
In questo guazzabuglio testuale, la confusione è totale: infatti, si mischiano insieme l’autentico Field Manual 30-31 di 158 pagine non coperto da segreto e l’apocrifo Supplement B (classificato top secret), tra l’altro, di appena 12 pagine, che ben difficilmente si può considerare un manuale. Basta scomporre il testo citato per rendersene conto. Quali Paesi dell’Alleanza avevano bisogno di essere stabilizzati? In altri Paesi europei nessun magistrato, dirigente politico anche comunista ha mai incriminato o solo sospettato il
Pentagono di atti di terrorismo e, delle stragi avvenute, sono noti i mandanti e gli esecutori.
Il generale Harold Keith Johnson, Chief of Staff of the US Army, dislocato in Vietnam dal
dicembre 1965, fu l’inventore dell’espressione Stability operations. Terminologia, poi
introdotta nel dizionario militare, doveva portare chiarezza all’interno delle Forze armate
che combattevano sul fronte del sud-est asiatico.
1°Il Field Manual redatto dal Department of United States Army si intitola Stability Operations – Intelligence (30 si riferisce alla Military Intelligence, una branca dell’Esercito e 31 alle Special operations). Il supplemento FM 30-31A si intitola Stability Operations Intelligence Collection. I manuali sono rilegati con una copertina cartonata, nella pagina interna ricorre fin dagli anni Quaranta la scritta: “For sale by superintendent of Documents US Government printing office. Washington DC”, segue il numero dello “stock” e la sigla del distributore.

Il controllo su quando e dove è stato stampato definisce l’autenticità del documento e facilita la ricerca negli stessi archivi della US Army. I riferimenti , le firme dei responsabili e un breve synopsis si trovano nel frontespizio.
Il supplemento B al FM 30-31, ripeto di 12 pagine, con la presunta firma del generale Westmoreland, posta alla fine del testo, si intitola Stability Operations Intelligence – Special Fields ed è un dattiloscritto non uno stampato. Non si rilevano i sopraccitati riferimenti, ma si legge: “distribution: See page 13” (“vedi pagina 13”) che però è inesistente.

2°I FM 30-31 e il supplemento 30-31A dell’era della guerra in Vietnam (come li hanno definiti noti studiosi americani, francesi, tedeschi, ecc.) sono menzionati nella list of references di numerosi manuali della U.S. Army ma anche della Fleet Marine Force Manuals (FMFM) (V. in Counterintelligence FMFM2, 1979, p. 111); e della Diam (Defense Intelligence Agency Manuals (V. 58-4, Defense Intelligency Collection Manual, Dicom, 1978, p. 108) e nel dicembre 1973 nel FM 105-5 della serie Maneuver Control (V. nel cap. Intelligence annex  to the operation order, p. 20), che insieme al 30-5, serie Combat Intelligence sostituivano i  manuali del 1958-1964-1967. Già nel 1967 il FM 105-5 citava il FM 30-31 e il supplemento A (p. 35, The intelligence information distribution, 4c) e il FM 33-5 (serie Psycological Operations). L’autentico FM 30-31 fu in realtà prodotto nel 1967, e ristampato l’8 gennaio 1970. Il 28 agosto 1972 furono soppresse alcune pagine, integrate altre siglate C1 (changing 1). Il 24 gennaio 1972, sullo stesso tema furono diffusi il FM 30-17 Counterintelligence Operations e il FM 30-17A Counterintelligence Special Operations. Il presunto FM 30-31B non è mai menzionato nelle liste di riferimento e i contenuti delle 12 pagine sono in netta contraddizione con l’autentico manuale FM 30-31 ed altri manuali qui citati.

3°Il formato del timbro e classificazione FM 30-31B appare coerente con altri
manuali militari americani ma il professor Vittorfranco Pisano, che è stato capo del
Dipartimento di scienze Informative per la sicurezza e consulente per il Comitato atlantico
italiano sul terrorismo, ha osservato: “si tratta di una completa falsificazione, come si
evince, inter alia, dalla commistione di ortografia ed espressioni linguistiche americane e
britanniche” (Cfr: il saggio “Terrorismo e Disinformazione”, Gnosis, n. 21, 2001 (online) e il libro “Italia e
Stati Uniti. Terrorismo e disinformazione”, Roma, Nuova Cultura, 2016, in particolare il §3.5 “Il falso manuale
da campo: FM 30-31 B” ). Nonostante i contraffattori abbiano utilizzato una macchina da
scrivere appropriata, carta e gergo militare e la falsificazione sia stata eseguita con massima
cura, questo presunto Supplemento B contiene errori nello stile, nel formato e nella
fraseologia che conferma non solo la falsificazione ma l’origine dell’ignoto falsario. Il 6
settembre 1968 il FM 100-5 Operations Army Forces on the Field (100 è la serie Field Service
Regulation) sostituì il manuale del febbraio 1962 introducendo una nuova terminologia.
Fino alla metà degli anni Settanta, i riferimenti, nei vocabolari e nei dizionari utilizzati
dai sovietici, erano ancora alla lingua inglese, anche negli specifici termini militari ereditati
dai rapporti passati. L’inglese parlato negli Stati Uniti era (ed è) diverso per alcuni aspetti
fonetici, lessicali, morfologici e gli anziani dirigenti sovietici si dimostrarono ostici alla nuova
terminologia della Nato in rapporto al linguaggio marxista-leninista e al “gergo” sovietico,
infatti non mancarono noti incidenti diplomatici a seguito di traduzioni non consone al
lessico specifico, in particolare con l’avvento del nucleare. (V. Department of Defense –Dictionary
of Military and associated Terms, with the Nato, Cento and IADB incorporeted. The joint chiefs of staff,
Washington DC 20301, 1 giugno 1979).

4°Il contesto e la diffusione del falso Field Manual 30-31B. Senza entrare nel merito
del particolare interesse dei Russi fin dai tempi degli zar, e poi dei Sovietici per un paese
che si estende dall’Europa all’Asia minore e la cui capitale si affaccia sullo stretto del
Bosforo, il manuale fu diffuso per la prima volta nel 1970 in Turchia, quando il paese entrò
in un processo di estrema polarizzazione: da un lato la sinistra comunista con differenti
tendenze compresa quella radicale e dall’altro, l’estrema destra rappresentata dall’MHP,
partito d’azione nazionalista. Il quotidiano di Istanbul Baris, nella sua edizione del 24 marzo
1975, menzionava il manuale FM 30-31, senza distinzione dal supplemento B, di cui non
riproduceva copia. Dal 31 marzo 1975 al 5 gennaio 1978, l’MHP partecipò a due governi di
coalizione, che consentirono ai militanti del movimento nazionalista di beneficiare delle
risorse statali nazionali e locali per affrontare, anche con atti di violenza, l’estrema sinistra.
Nel settembre 1976, un facsimile del falso FM 30-31B fu lasciato a Bangkok sulla
bacheca dell’ambasciata delle Filippine, paese ove era in corso un referendum che approvò
il proseguimento della legge marziale ed emendamenti sulla costituzione mentre in
Thailandia nello stesso ottobre, all’Università di Thammasat,si attuava il massacro, sovente
dimenticato, dei giovani militanti del movimento democratico studentesco (vicino al partito
comunista).
In Europa il FM 30-31B apparve nel 1978 quando fu ristampato in due pubblicazioni
spagnole, il quotidiano El País (18 settembre) e il settimanale Triunfo (V. F. Gonzáles, “Top
secret. Documentos secretos del Pentágono” (FM 30-31B), 23 settembre 1978, pp. 28-32), mentre era in
corso il processo di transizione democratica dopo la morte di Franco. L’operazione di
intossicazione in Spagna è riconducibile ad un ufficiale dell’intelligence cubana, nel mirino
anche il compagno Santiago Carrillo, molto popolare nei Paesi dell’America latina, aveva
proclamato l’abbandono del concetto di leninismo (tema mai affrontato da Berlinguer). Nel
1978 fu diffuso nel bollettino Covert Action Information Bulletin da Philip Agee, ex agente
della Cia passato al servizio del Kgb e residente a Cuba. Dal 1978, il Supplemento B e/o gli
articoli che lo riguardavano furono pubblicati sulla stampa mondiale in oltre 20 paesi,
compresi gli Stati Uniti. Dei facsimili in paesi asiatici e del Nord Africa arrivarono per posta
con un falso mittente. Nell’estate 1979, i sovietici prepararono copie in lingua portoghese
e le fecero circolare tra gli ufficiali militari a Lisbona.

5° Il “Feld manual 30-31B” in Italia
Nei numeri del 27 ottobre e del 3 novembre 1978 L’Europeo, direttore Giovanni
Valentini, riprese la notizia dalla rivista Triunfo nel contesto del rapimento dell’on. Moro:

L’Europeo, n. 43, 27 ottobre 1978
*V. Sandro Ottolenghi. “Gli Usa “aiutano” così”, pp. 22-23. Nel caso Moro si parla sempre più di
complotto internazionale: “L’Europeo” scopre ora un manuale dei servizi segreti dell’esercito Usa sui
metodi di infiltrazione nei “paesi amici” che si avvicinano al comunismo
[nota : l’autore cita il Field Manual 30-31 e sembra far riferimento, non è chiaro, al vero
manuale]
*V. Corrado Incerti, Dalle carte del Pentagono, pp. 23-24. Ecco come il memorandum segreto “FM
30-31” può.essere con facilità applicato alla situazione italiana, e da parte di chi
[nota: confusione tra il vero manuale 30-31 e il presunto supplemento B]
*V.Contro i comunisti spionaggio, infiltrazione, omicidio, pp. 23-24
[nota : sono tradotti stralci dal supplemento B; a p. 23 è però riprodotto il frontespizio del vero
FM 30-31; a p. 24 è invece riprodotta una pagina del supplemento B]
L’Europeo, n. 44, 3 novembre 1978
*V.Giovanni Valentini, “La risposta degli Usa”, pp. 20-21. L’ambasciata americana a Roma nega
l’esistenza del documento che abbiamo pubblicato. Ma a Washington non sono così sicuri
[nota : nell’articolo di Valentini è riportata la risposta del consigliere d’Ambasciata a Roma per
gli Affari Pubblici John W. Shirley: la smentita riguardante il presunto supplemento B è netta e chiara; si
cita anche una risposta più ambigua di tale maggiore Keller, del servizio stampa del Pentagono”]
*V. Sandro Ottolenghi, Corrado Incerti, “Come si diventa agenti anti-pc “ , pp. 21-22”Ecco il
volume dell’esercito americano che spiega come si devono “ stabilizzare” i paesi minacciati dalla
“insurrezione” di sinistra
[nota: gli autori commentano il vero FM 30-31, di cui sono riprodotte due pagine con
diagrammi; nella didascalia alle due figure si parla erroneamente di “documento segreto”. Solo alla fine
dell’articolo si accenna al supplemento B, richiamando il numero della settimana precedente.

Mentre nei paesi asiatici e africani si consumavano delle tragedie con atti di repressione sulla popolazione da parte di regimi della destra nazionalista o comunista, in Italia i dirigenti del Pci sedevano al Parlamento e partecipavano anche alla scelta delle alte cariche militari. Non solo non vi fu complotto contro i comunisti, ma neppure la possibilità di un ribaltone pro comunista. Qualsiasi attento analista politico sapeva che non vi era alcun rapporto dialettico tra maggioranza e opposizione, bensì complicità diretta o indiretta in
materia di sottogoverno e di corruzione. Gustave Mersu fin dal lontano 1952 in un articolo ha illustrato la situazione politica italiana e le anomalie del partito comunista italiano: “[in Italia]il comunismo non è una potenza capace di conquistare il potere tramite vie legali o illegali […] per il partito al potere il Pci rappresenta anche dei vantaggi […] il partito comunista è un’opposizione comoda. Una socialdemocrazia forte avrebbe provocato delle crisi governative, avrebbe afflitto la legislazione e l’amministrazione e avrebbe ad ogni modo disturbato il lasciar correre che si è installato dappertutto. I comunisti, essi, hanno
combattuto il governo senza causargli effettivi problemi […] la coabitazione idilliaca del “pericolo comunista” e della “fortezza cristiano-democratica” non è messa in questione con la presenza di una terza forza democratica laica […] (Trad. dal francese. Cfr: Gustave Mersu, ‘Lettre de Rome, Pourquoi le communisme est-il si fort en Italie?”, “Preuves”, agosto-settembre 1952, pp. 83-87 ).

6°Il falso FM 30-31B pretendeva di fornire indicazioni all’intelligence dell’esercito in merito ad interferenze Usa negli affari del paese ospitante, alla sovversione di funzionari e ufficiali per salvaguardare gli interessi americani in paesi amici dove i comunisti sembravano vicini all’ingresso nel governo. La destabilizzazione dell’Italia, con atti o gestione del terrorismo, in un paese ben inserito nell’Alleanza, ad eccezione della rituale
propaganda ideologica, non trovava riscontro nella politica estera americana, né in quella sovietica. In realtà, negli anni Settanta le strategie di Washington e di Mosca comportarono una corsa agli armamenti dove sia gli americani sia i sovietici reclamavano la supremazia; i dirigenti moscoviti utilizzarono anche metodi criminosi per acquisire tecnologia occidentale che permettesse la superiorità nei sistemi d’arma (cfr: Lorenza Cavallo, “Il riarmo sovietico e il CoCom”, Nuova Storia Contemporanea, n. 6, 2014). La rivalità tra gli Stati Uniti e l’Urss diede vita a una diplomazia totale, nel senso filosofico del termine totalità. Nella metà degli anni Settanta gli Stati Uniti tentarono di imporre una “standardizzazione” degli armamenti ai Paesi europei; un conflitto economico, a discapito delle industrie europee. Il Pci di Berlinguer in sede Ueo (Western European Union) diede il voto in favore della “standardizzazione” degli armamenti Nato proposto dagli americani che indeboliva l’Europa.
7°Il 16 gennaio 1981 fu diffuso il FM 100-20 Low Intensity Conflict che sostituì il FM 30-31 dell’8 gennaio 1970, e la versione del 1972 (sequestrata in copia nel luglio 1981 all’aeroporto di Fiumicino alla figlia di Gelli) ormai obsoleta. Furono sostituiti anche il FM 31-55 del 17 marzo 1972 Border Security / Antinfiltration Operations; il FM 31-73 del 18 ottobre 1967, Advisor Handbook for Stability Operations; il FM 34-81 del 17 marzo 1970 e il FM 19-50 del 4 febbraio 1970; e infine il FM 100-20 del 28 novembre 1974. I conflitti di
bassa intensità, la cui definizione è variabile, concernevano il terrorismo e gli atti di sovversione nei vari paesi dove il conflitto si era accelerato: arabo-israeliano e gli accordi di Camp David, i Paesi asiatici, lo scontro Iran-Arabia saudita dopo la rivoluzione sciita(novembre 1979) e l’Afghanistan, ecc

8°L’autentico manuale 30-31 non è mai stato segreto si poteva acquistare ordinandolo alla Biblioteca del Pentagono; a Parigi in rue Flamand nel 13° arr. in un negozio ufficio specializzato nel fornire, libri, documenti del Congresso, del Senato, del Dipartimento della difesa, e delle diverse commissioni e rappresentati statunitensi, raccolti in fascicoletti quest’ultimi al modico costo di 2 dollari e 30 centesimi come è possibile costatare negli archivi del mio defunto consorte. Nelle riviste militari di riferimento americane ma anche sovietiche, nei fondi del Patto di Varsavia, il Field Manual 30-31B non è mai menzionato sebbene si evidenzi una formidabile rete informativa, con notizie di prima mano e di rilievo che confermano l’infiltrazione ad alto livello nella Nato. I dirigenti sovietici sapevano perfettamente distinguere i concreti problemi militari dai provvedimenti attivi che potevano essere grossolanamente falsi, servivano come azione d’urto in un’operazione puntuale.

9°Una corretta informazione impone una disanima equilibrata, imparziale e costruttiva.
Qui, quid, cum, ubi, quibus auxiliis, cur, quomodo, erano le domande fondamentali che ventuno secoli fa formulò Quintiliano, precettore dei nipotini dell’imperatore Domiziano, interrogativi cui dovrebbe rispondere la notizia stampata sul giornale. In Italia perdura la convinzione sull’autenticità del Field Manual 30-31B senza formulare alcuna contro argomentazione. I consulenti-periti incaricati dalle Procure, i
magistrati e i giornalisti possono propendere per l’autenticità sulla base di convincimenti personali, ma non occultare o marginalizzare, una questione fondamentale come quella dell’autenticità del “documento” da repertare e le fonti che sostengono che il Supplement B al FM 30-31 è un falso del Kgb: dal parere del Congresso Usa (V. US Congress, House, Permanent Select Committee on Intelligence, Soviet Covert Action (The Forgery Offensive), 1980, pp. 86-101; House Permanent Select Committee on Intelligence, hearing, Soviet Covert Action (The Forgery Offensive), febbraio1980, pp. 12, 13 e Appendix: CIA Study: Soviet Covert Action and Propaganda, pp. 66 e 67; 176-185). La Camera dei Rappresentati, il Comitato dei Servizi segreti Usa, esperti di questioni militari, accademici americani, francesi, tedeschi e anche le alte istituzioni della magistratura americana, la Supreme Court. Il manuale FM 30-31B è conservato negli archivi dei Servizi
segreti e delle ambasciate di una ventina di paesi con le relative annotazioni e corrispondenza, classificato all’unanimità “apocrifo” in varie lingue.
Negli archivi russi “l’originale” è tra i fondi del Servizio A settore del 1° direttorato del Kgb che dipendeva dal Dipartimento internazionale ID , Informazione e Disinformazione del Cpsu (Central Committee plenums , archivi declassificati, v. “Davis Center for Russian and Eurasian Studies”, Harvard University) . Il Comitato centrale diretto da Boris Ponomarev, responsabile della politica estera quindi della pianificazione e della техническая дезинформация “disinformazione tecnica”, come il Field Manual 30-31B, e definito активные меры “provvedimento attivo” (Active measures in inglese), terminologia comune nelle operazioni di informazione o di disinformazione di natura politica. Si riscontrano circa una sessantina di “provvedimenti attivi” attuati dai sovietici negli anni Settanta, alcuni sono noti.

10°La pianificazione operativo-strategica dei Gruppi di Armate del Patto di
Varsavia è sempre stata esclusivamente offensiva – dettata non solo dall’ideologia ma dalla propria storia, la Russia e poi l’Urss, erano cresciute nella sofferenza e numerose guerre –lo confermano migliaia di documenti a livello di Corpo d’Armata, di divisione corazzata e di brigata aerea. Gli archivi del Patto di Varsavia illustrano che manovre difensive analoghe a quelle dei Paesi della Nato furono condotte all’Est soltanto dopo la caduta del muro di Berlino. L’Urss non cessò di perseguire una lotta ideologica e come precisava l’accademico N. Inozemtsev che fu direttore dell’Istituto di Relazioni internazionali e membro dell’Accademia delle Scienze di Mosca: “[la coesistenza pacifica]resta organicamente legata all’insieme della teoria leninista sull’ineluttabilità di una guerra per la vittoria del socialismo” (Cfr: Konferencija Kommunisticeskih i Rabocih partii Evropy [La conferenza dei partiti comunisti e operai d’Europa], Mosca, Politzdat (12-1977); e N. Inozemtsev, Les principes de la politique de “coexistence
pacifique”, Problèmes du monde contemporain, n. 64, 1979).
Tutte le grandi manovre militari effettuate dalle Armate comuniste dal 1956 al 1988 furono modellate su uno sfondamento del fronte nell’Europa centrale, l’offensiva senza preavviso contro lo schieramento franco-tedesco, preceduta e accompagnata da intensi bombardamenti nucleari e convenzionali effettuati con missili tattici, artiglieria pesante e aerei. La prima decisione politica e strategica in tema di guerra nucleare porta la firma di Nikolaj Bulganin (1895-1975) ed è datata 2 dicembre 1954. La Chronik del Ministero della Difesa della Germania Est commenta le grandi manovre del 1977-78 intitolate: La Preparazione e la direzione dell’Offensiva del Fronte, condotta con e senza l’impiego delle armi nucleari. La concezione strategica offensiva e terroristico-nucleare diretta contro l’Europa occidentale, è confermata, documentata e ribadita dagli Stabstraining degli anni Settanta e successivi, sino al 1988, nonché dalle manovre: Fratellanza d’Armi del 1980, Sojus, Barrikade e Sewer dirette dai Capi delle Forze Missilistiche e dell’Artiglieria nucleare del V Distretto Militare (cfr: Luigi Cavallo, “La disinformazione politico militare e i piani nucleari del Patto di Varsavia”, H.R., Parigi 1993; cfr: generale Henri Paris, socialista, fu consigliere alla Difesa del Ministro Pierre Mauroy e ha diretto il DGRIS (direction génerale des Relations internationales et de la Statégie du ministère de la Défense, v. “Stratégie soviétique et chute du Pacte de Varsovie”, Publications de la Sorbonne, 1995; V. lo studio del diplomatico e storico Petr Lunak, in lingua ceca, 2006 dopo l’apertura degli archivi del Patto di Varsavia custoditi a Praga).
Le carte del Patto di Varsavia confermano i timori espressi nel Field Manual 100-5 del 1976 firmato dal generale Wayend, che fissava gli ultimi dettami tattici in un quadro intitolato Request Sequence. Il Manuale dell’esercito è molto chiaro: in caso di attacco a sorpresa da parte sovietica, purtroppo alla Nato sarebbero occorse 24 ore per inviare la richiesta e prima di ottenere una risposta per l’impiego delle armi nucleari tattiche di replica all’aggressione (V. Lorenza Cavallo, “Disinformazione e Stato di Diritto”, p. 40). In Italia i propugnatori (l’elenco è lungo) della teoria dell’“eversione atlantica”, non si rendono conto delle tragiche conseguenze per l’Europa occidentale in caso di precario equilibrio delle forze Usa e Urss, mentre i territori delle due superpotenze, diventati santuari sarebbero stati risparmiati.
Negli anni Ottanta, la catastrofe economica e politica in Urss che si profilava all’orizzonte, e il progressivo disfacimento del sistema di economia pianificata, accompagnati dalla prudente e responsabile politica delle potenze occidentali e di valenti dirigenti in sede Nato che avevano lavorato per mantenere la pace in un’Europa dove le guerre si erano susseguite nei secoli, condussero ad un rapido e radicale mutamento nei
rapporti di forza che pose termine alla minaccia nucleare che salvaguardava il sistema totalitario. Quando Gorbaciov si incontrò col presidente degli Stati Uniti, il maresciallo Sergej Akhromeyev (1923-1991), capo di Stato maggiore dell’Urss (1984-1988) era al suo fianco, e entrambi firmarono i protocolli per la moratoria degli esperimenti nucleari, per la Conferenza del disarmo in Europa, gli accordi Inf e Start, e quelli per l’eliminazione dei missili nucleari sovietici SS-23.
LICIO GELLI, “IL MANUALE SUPERSEGRETO” e il PENTAGONO
Prima di entrare in argomento – sul presunto FM 30-31B – va notato subito uno svarione riguardante Henry Kissinger che si riscontra nel cap. I, scritto da Pietro Calogero, del libro L’Italia delle stragi:

Pochi mesi dopo gli attentati del 12 dicembre 1969 […] il dipartimento della Difesa degli Stati
Uniti – organicamente inserito con il suo segretario […] nel National Security Council, assieme al
presidente e al segretario di Stato che erano allora, rispettivamente, Richard Nixon e Henry Kissinger
(pp. 41-42)

Nel 1970 ricopriva la carica di segretario di Stato americano William Pierce Rogers (22 gennaio 1969 – 3 settembre 1973). Nel dicembre 1968 Kissinger fu nominato dal presidente Nixon assistente al National Security Council e in seguito responsabile del Nsc (1969-1975, sostituendo l’economista Walt Rostow). Kissinger fu segretario di Stato dal settembre 1973 al 20 gennaio 1977, dal 1974 nell’amministrazione di Gerald Ford.
Segretario alla Difesa era Melvin Laird (1969-1973) che ridusse le truppe americane al suolo in Vietnam ma rinforzò le forze di combattimento sud-vietnamite con un programma di formazione militare, rifornimento di equipaggiamento, ecc. restando ferma la Military Assistance Advisory Group (MAAG). L’autentico FM 30-31 illustra la politica americana in Vietnam per stabilizzare la regione in tempo di guerra civile. Nel 1970, direttore della Cia (1966-1973) era Richard Helms (1913-2002).
1° Nel cap. IV,scritto sempre da Calogero – Questura di Milano, via Fatebenefratelli (17 maggio 1973) – si legge ancora:
A tale strategia, riassunta nella formula “destabilizzare per stabilizzare” – comprensiva di
stragi e atti di terrorismo, escluso il golpe cioè il rovesciamento dell’assetto complessivo dello Stato
– allude il documento top secret (il già citato Field Manual) del marzo 1970 indirizzato dal generale
William Westmoreland ai Servizi segreti dell’esercito statunitense impegnati nella lotta per il
contenimento del comunismo in Italia. (p. 74)

La formula “destabilizzare per stabilizzare” non trova riscontro testuale nel reperto oracolare, ossia il presunto Supplement B che in questo passo sembrerebbe una “lettera” spedita da Westmoreland agli anticomunisti che agivano in Italia, paese in realtà mai citato nel presunto Supplement B, poiché inizialmente concepito, come detto, in ben altro contesto. In Italia fu utilizzato mentre erano in discussione le questioni nucleari, erano misure attive offensive dirette a compromettere la posizione degli Usa in Europa occidentale in un tentativo di provocare conflitti nell’Alleanza strumentalizzando anche la tragica vicenda dell’on. Moro. La questione nucleare fu dibattuta da Parlamentari (V. interrogazione del socialista on. D’Alessio al ministro della Difesa on. Lattanzio e al capo di Stato Maggiore dell’Esercito gen. Cucino durante (autunno 1976) una visita alla città militare della Cecchignola) poiché in caso di conflitto in base agli accordi Nato l’Italia non aveva in consegna dagli Alleati armi nucleari, ma per l’uso sarebbe stata necessaria la sua autorizzazione. Il Defense Planning Group (Dpg), nel quale erano rappresentati tutti i Paesi dell’Alleanza, era sovrano nelle decisioni per l’utilizzo delle armi nucleari, ed al suo interno bastava l’opposizione di un solo Paese per bloccare ogni eventuale operazione. In caso di conflitto e di un urgente intervento difensivo, Parlamento e Governo avrebbero parlato tramite il loro rappresentante del Dpg
che avrebbe espresso assenso o dissenso. Gli Alleati avrebbero accettato il veto di un ministro comunista italiano? Ecco la preoccupazione concreta su una partecipazione comunista al Governo mentre vi era un precario equilibrio tra Urss e Usa, e la superiorità qualitativa delle armi americane in confronto a quelle sovietiche volgeva alla fine (V. la relazione al Congresso di John Hughes, vice capo della Cia, novembre 1976).
La critica alla politica estera americana è legittima, ma nei contesti corretti. Attualmente in numerosi paesi l’uso strumentale dell’apocrifo FM 30-31B proviene da ambienti antieuropei, estremisti, caratterizzati da fantasiose versioni complottiste e negazioniste sull’attacco alle Torri gemelle a New York del settembre 2001. Nulla consente – dai documenti disponibili, oramai numerosi quelli declassificati, in sede Nato, del Patto di Varsavia, e anche della rete Stay behind, le cui carte sono disponibili in vari paesi – di sottoscrivere l’idea di un esercito segreto della Nato che garantisse il comando coordinato di tutte le reti, ed il coinvolgimento di queste reti nella strategia della tensione in Italia. Gli storici hanno oramai a disposizione una massa enorme di fonti, ignorate da giudici, collaboratori e “studiosi” come se l’Italia fosse un’isoletta dei Caraibi, staccata dall’Europa.
2° Scrive ancora Calogero:
In Italia il documento, noto soltanto al Sid (poi Sismi, con la riforma dell’ottobre 1977), che
lo custodiva nei suoi archivi, fu per la prima volta rinvenuto, insieme al “Piano di rinascita
democratica” e al “Memorandum” sulla situazione politica italiana, nel doppio fondo di una valigia
in possesso della figlia di Licio Gelli, Maria Grazia, durante un controllo doganale all’aeroporto di
Fiumicino il 4 luglio 1981. (cap. I, p. 44)
La versione autentica del FM 30-31 del 1972 e l’apocrifo supplemento B sono attualmente conservati tra le carte della Commissione P2. Lo scopo dei provvedimenti attivi dei sovietici era l’ampia diffusione non la segretezza; infatti il supplemento B fu diffuso, come detto, in 20 paesi ben prima che la Guardia di Finanza (non il Sid) lo sequestrasse alla figlia di Gelli. Nell’archivio Gelli conservato a Carrasco ed anche a Pistoia si riscontrano numerosi falsi come poté costatare la magistratura. Senza bisogno dei provvedimenti attivi dei sovietici osservo che episodi di produzione di documenti falsi, di falsificazione e modificazione di documenti autentici, di utilizzo truffaldino di firme autentiche, fotocopiate o no, facessero parte della prassi “normale” di quel racket protettivo costituito dalla P2 è ampiamente attestato dalle sentenze del giudice Cudillo di Roma e dai magistrati di Brescia riguardanti i documenti apocrifi attribuiti a magistrati tra i quali lo stesso dott. Giuliano Turone.
3° Scrive sempre Calogero:
In ogni caso, l’accostamento del Field Manual ai due citati documenti [il Piano di rinascita democratica e il Memorandum sulla situazione politica italiana], essenziali per la strategia eversiva piduista, e l’intento di Gelli di farne conoscere attraverso un biglietto anonimo artefatto la provenienza dal Pentagono, vale a dire dal dipartimento della Difesa americano, sono elementi che pongono in luce un dato di primaria importanza per la comprensione dell’eversione nel nostro paese all’inizio degli anni settanta. Tale dato rende chiara la ragione per la quale il manuale supersegreto fu consegnato a Gelli dal Pentagono: egli lavorava occultamente per il governo degli Stati Uniti, avendolo la Cia reclutato nei propri ranghi fin dal 1970 e precisamente nel momento in cui, come vedremo nel capitolo seguente, gli assegnò un ruolo di primo piano nella strategia della tensione (cap. I, pp. 44-45)
Ancora una volta non è chiaro a quale “biglietto anonimo artefatto” si riferisca Calogero (né dove sia possibile consultare tale “biglietto”), “Il manuale supersegreto” – va precisato per l’ennesima volta – è sempre il presunto Supplement B al Field Manual 30-31. Né si capisce su quale base documentaria Calogero asserisca che questo presunto “manuale supersegreto” sia stato “consegnato a Gelli dal Pentagono” (questo argomento è ripreso anche nel cap. II, scritto dallo stesso Calogero, dal titolo Il tentato golpe Borghese e la loggia massonica P2 (7-8 dicembre 1970), p. 51) e sia stato reclutato dalla Cia nel 1970. I magistrati, le commissioni parlamentari, nel corso delle loro inchieste hanno raccolto centinaia di migliaia di pagine, è stupefacente che, mezzo secolo dopo il primo eccidio, la prova inconfutabile per spiegare
tutte le stragi avvenute in Italia tra il 1969-1980 “è una e sola” l’apocrifo FM 30-31B di 12 pagine con Gelli in veste di fattucchiera. Gelli, frequentatore di rigattieri e di falsari è una singolarità italiana, descriverlo come un personaggio centrale, durante la “Guerra Fredda”,esecutore delle direttive del Pentagono o della Cia è un po’ azzardato, une piste aléatoire. Si continua a cercare una congiura permanente all’estero, in una sterile polemica che regala a tutta la classe dirigente italiana l’autoassoluzione sottraendola alle sue immani
responsabilità. Negli anni delle stragi vi fu un’aggressione perdurante e interna al sistema costituzionale. Le strutture ufficiali e quelle semi-ufficiali, e quelle segrete dei Servizi italianidestabilizzavano la situazione interna per stabilizzare i meccanismi extra-istituzionali della partitocrazia e negli anni Settanta la P2 funse da “stanza di compensazione”.
Il comparatista avv. prof. Schlesinger rilevava: “la corruzione del totalizzante sistema economico politico e sociale finisce col fare del sistema giuridico una colossale caricatura: oltre una certa soglia la corruzione significa morte del diritto. Il potere politico trova il suo limite solo nel ricatto degli altri poteri, quando non anche nella violenza fisica. La stessa legge del parlamento diviene lo strumento per raggiungere obiettivi criminosi” (cit. dal prof. Francesco De Franchis, cap. “Corruzione”, Giuffré, 1996 e da Luigi Cavallo, “ La strategia giudiziaria del poteri occulti”, HR, 1993, Francia).
4° Da notare anche la discussione che fa Calogero a riguardo delle considerazioni di Aldo Giannuli sulla autenticità del FM 30-31:
A fugare ogni incertezza sull’autenticità del Field Manual concorre, infine, un’altra circostanza: che Gelli lo utilizzò come strumento efficace per ammonire e convincere il dipartimento della Difesa [americano]ad aiutarlo nella difficile congiuntura della latitanza. (cap. I, p. 47, nota 14).
In Italia la verifica delle fonti, dei contesti e delle date è un optional. La latitanza in Svizzera e poi in America latina di Gelli è iniziata 11 anni dopo la diffusione del noto Field Manual 30-31 quando oramai era obsoleto e il supplemento B, ampiamente diffuso (V.L’Europeo) e contestato pubblicamente in varie sedi, tra le quali, come detto, il Congresso Usa, ma Il “Venerabile”, il furbastro, era in grado di utilizzarli per “ammonire” il Dipartimento della Difesa americano(!) La folie des grandeurs! I “protettori di Gelli erano italiani e sono ben noti. È sufficiente leggere i volumi della Commissione P2. Giannuli non li ha letti? E neppure il dott. Calogero? ? In Francia fu arrestato ed estradato.

Le argomentazioni sviluppate da Aldo Giannuli nel suo libro (La strategia della tensione, Ponte alle Grazie, giugno 2018), a proposito della sezione [1.]10., dal titolo Il Field Manual 30-31 (pp. 43-47) si riferiscono sicuramente al presunto FM 30-31B, ma l’autore lo designa solo come Field Manual 30-31 fin dal titolo della stessa sezione [1.]10., ciò genera, come già detto, confusione. Scrive Giannuli: “Non disponendo dell’“originale” non è possibile condurre accertamenti di ordine merceologico, calligrafico, protocollare, ecc.” (p. 44). Quali accertamenti… di ordine… calligrafico si possano fare su un reperto che si presenta come un dattiloscritto rientra tra le bizzarrie delle considerazioni di Giannuli.  Ancora: “Dal punto di vista linguistico il documento non presenta aspetti tali da determinarne la falsificazione (pp. 44-45); si tratta invece proprio di uno degli aspetti a favore della falsificazione, ossia la commistione di ortografia ed espressioni linguistiche
americane e britanniche” .In effetti fa proprie le osservazioni del prof. Vittorfranco Pisano, senza citarlo, per mettersi in evidenza anche in materia linguistica e per contrastarle. Scrive poi Giannuli: “Pertanto, assumiamo il documento, con il beneficio del dubbio, come testo probabilmente veritiero, anche se non necessariamente autentico” (p. 46) e conclude: “Ripetiamo che non si tratta di un documento sicuramente autentico, ma forse veritiero, riportando elementi veri all’interno di un testo forse apocrifo o – più probabilmente – interpolato.” (p. 47).
Dopo questa serie di contorsioni concettuali, il povero lettore non può che rimanere del tutto frastornato e confuso. Giannuli non cita alcun riferimento bibliografico. Sarebbe interessante conoscere dove e quando il professor Giannuli ha studiato l’inglese, e a quale livello di conoscenza di interpretazione specifica della terminologia. A quali colloqui internazionali, a quali Istituti di studi strategici è stato accreditato e ha collaborato.
Domanda che si potrebbe porre ai più noti, e meno noti, collaboratori delle Procure, daGiuseppe De Lutiis, al senatore Sergio Flamigni ed altri cultori della “strategia atlantica”costatato il livello informativo e storiografico , per essere gentili, discutibile. Il “linguista” Giannuli mi ricorda A quicksand of deceit (…) I frame my face to all occasions (Shakespeare, Henri VI).

Conclusione Nella presentazione in internet del libro L’Italia delle stragi si legge: “In realtà, le inchieste della magistratura si sono spinte molto più avanti di quanto non si sia riusciti a percepire”. Pertanto è utile soffermarsi sul “metodo” di ricerca, e come esempio,sulla nota 14 di pagina 47 del cap. I di Calogero: lì sono riportati numerosi riferimenti bibliografi che attesterebbero l’importanza della direttiva Westmoreland nel definire le “grandi linee delle strategie occulte anticomuniste”. Se si delinea una “tassonomia” della
bibliografia citata da Calogero,si può notare che mancano le vere fonti di base per delineare delle ricostruzioni storiche ,ed anche giuridiche, minimamente documentate. Si impongono, pertanto, alcune considerazioni procedurali e di metodo sul circolo vizioso che si è venuto a creare tra magistratura, periti-consulenti e riverbero nella pubblicistica corrente: i magistrati di alcune Procure che si occupano degli eventi più tragici della storia della Repubblica (Milano: per la strage di piazza Fontana, 1969; Bologna: per le
stragi dell’Italicus 1974 e della stazione 1980) nominano periti dall’incerto curriculumprofessionale o accademico; gli stessi magistrati incorporano poi nei loro atti giudiziari irisultati formulati nelle relazioni dei periti senza alcuna , pur tassativa verifica, sovente per la mancanza di strumenti culturali necessari. Poi i consulenti pubblicano le loro perizie o le utilizzano nei loro lavori “storiografici”; altri storici, più o meno accademici, si rifanno nei loro scritti agli atti giudiziari o agli scritti dei periti; alcuni giornalisti si incaricano poi di divulgare i precedenti “risultati”. In tal modo atti giudiziari, saggistica e articoli di giornale si diffondono in una vasta e variegata pubblicistica sui presunti misteri della storia dell’Italia repubblicana, che si estende ora, incontrollata e incontrollabile, nei social media. Non meravigliamoci se a 50 anni dal primo eccidio si ignorano ancora i mandanti delle stragi e talvolta anche gli esecutori. Non rimane infine che da interrogarsi seriamente su quali siano i criteri utilizzati dai magistrati per nominare i loro periti-consulenti. Ed ora si vorrebbe con poco più di 250 pagine, caratterizzate da contraddizioni, omissis e con documentazione infondata concentrando l’attenzione su un apocrifo manuale della US Army di 12 pagine,
ottenere l’effetto di fare luce anche su molte delle residue zone d’ombra. In realtà un’operazione che ha come conseguenza di insabbiare il tutto e che non ha nulla da invidiare ai provvedimenti attivi dei sovietici.
Il dott. Tamburino ha dedicato un capitolo al “Golpe Bianco” ( cfr: “II Golpe bianco” di Edgardo Sogno del 1974 cap. VIII pgg. 149-160) zeppo di inesattezze. Václav Havel, rilevava: “Il conflitto fondamentale, più che tra l’ideologia e la realtà, è tra la “vita nella menzogna” e la “vita nella verità”. La rivoluzione esistenziale della Carta 77 è consistita nel rifiuto della menzogna […] nel non rinunciare alla verifica, al confronto tra il dire e il fare.” È facile deformare gli avvenimenti o occultare, e anche insultare , scendere sul terreno dei fatti è
cosa più complessa. In qualsiasi momento sono disponibile, ovviamente alla presenza di giuristi e storici affermati, documenti alla mano e carte in tavola da entrambe le parti, a discutere riga per riga con il dott. Tamburino le pagine dedicate a Edgardo Sogno e a Luigi Cavallo, costatato che ha voluto dare spazio solo a fonti di seconda e terza mano ed anche ad articoli di giornale. Osservo che il libro di Aldo Cazzullo il “Testamento di un anticomunista” (Mondadori, 2000) uscito postumo non è una fonte storiografica affidabile.

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