lunedì, 17 Giugno, 2019

L’economia rallenta, sale la cassa integrazione

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Dopo il calo del Pil registrato dall’Istat nel primo trimestre 2019  (rispetto allo stesso periodo del 2018), anche dai dati sulla cassa integrazione arriva l’ennesimo campanello d’allarme sull’andamento economico del Paese. Nei primi 4 mesi dell’anno, infatti, le ore di cassa integrazione concesse in tutta Italia sono tornate ad aumentare. Rimaniamo lontanissimi dai livelli degli anni di crisi, quando tra il 2010 e il 2015 si superò il miliardo di ore all’anno, tuttavia può essere una spia delle difficoltà occupazionali dovute al rallentamento dell’economia.

Con un totale di 25,4 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate nel mese di aprile, il primo quadrimestre dell’anno in corso, si è chiuso con 91,3 milioni di ore, in aumento dell´11,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Ad influire su tale incremento, la cassa integrazione straordinaria che è salita, in termini tendenziali, del 26,3% per una maggiore sofferenza delle aziende edili ed industriali. Le richieste alla gestione straordinaria hanno assorbito, nel primo quadrimestre, il 61,3% delle ore complessivamente autorizzate nel periodo.

Lieve, viceversa, risulterebbe la riduzione delle ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria (-1,1%), seppur in presenza di un incremento di richieste nel settore industriale (+14%). Tra le macro aree, il numero maggiore di ore autorizzate si registra nel Nord (39,2 milioni), a cui segue il Mezzogiorno (circa 28,3 milioni) ed il Centro (circa 23,9 milioni), mentre sono queste due ultime aree a registrare percentuali di crescita delle richieste di integrazione salariale (rispettivamente +31,7% nel Centro e +28,6% nel Mezzogiorno). In 9 Regioni e nella Provincia Autonoma di Bolzano, c’è stato un incremento delle richieste di cassa integrazione con il picco maggiore in Liguria (+130,9%).

Grazie a questo strumento di integrazione salariale è stato possibile conservare, in media, oltre 134 mila posti di lavoro, scongiurando, così, il pericolo di un aumento delle persone in cerca di occupazione. Questi dati confermano che siamo ancora in presenza di una stagnazione della crescita, i cui riflessi si manifestano anche sulle domande di Naspi che sono aumentate del 6,5%. L’assenza di politiche di crescita si riflette pesantemente sul sistema produttivo ed occupazionale del Paese, con un aumento degli ammortizzatori sociali, dei disoccupati e con la riduzione di nuovi rapporti di lavoro attivati (-9,3%).

Sorge spontaneo il quesito: “Dove è finito il confronto che il Governo si era impegnato a fare con le parti sociali su investimenti e ammortizzatori sociali?”
La UIL, la Cgil e la Cisl, hanno ribadito la necessità di investimenti dando la disponibilità ad un confronto per un piano reale di sviluppo per il Paese.
Si è passati da 81.592.130 di ore di cassa integrazione concesse nel primo quadrimestre 2018 a 91.295.843 di ore dello stesso periodo del 2019.

L’aumento è concentrato nelle aree più fragili del Paese: +31,74% al Centro e +28,59% al Sud. Nelle regioni del Nord-ovest, invece, l’incremento è stato solo dello 0,38%, mentre al Nord-est c’è stato addirittura un calo (-15,32%). Tutti numeri che, uniti al monte ore lavorate in Italia e alle festività stabilite per legge, hanno un impatto indiretto sull’andamento annuo del Pil.
L’aumento maggiore di ore di cassa integrazione (quindi di aziende che ne hanno fatto ricorso) c’è stato in Liguria (+130,94%). In valori assoluti il primato spetta alla Campania, dove le ore di Cig sono quasi raddoppiate, passando da 5.916.025 a 11.495.917. Questa cifra è simile a quella della Lombardia, dove c’è una popolazione più numerosa, tanto che nel primo quadrimestre 2019 c’è stato complessivamente un calo del 11,43%. Segno meno anche per Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove si è scesi rispettivamente del 24,89% e del 24,26%.

Guardando più nel dettaglio scopriamo che la causa di questo aumento del ricorso alla cassa integrazione è colpa dell’incremento delle ore di Cassa integrazione Straordinaria. Quest’ultima si differenzia da quella ordinaria perché riguarda solo crisi strutturali, e non transitorie, ovvero ristrutturazioni, riconversioni, contratti di solidarietà, ecc. Ebbene, ben più di metà di tutte le ore concesse nel primo quadrimestre 2019 sono infatti di Cigs (55.995.514), in aumento del 26,31%. Percentuale che diventa un +281,15% in Liguria, +115,32% in Campania, +81,87% in Puglia, +102,04% nel Lazio.

Cos’è accaduto? Una possibile spiegazione è una norma inserita nel decreto Genova del 2018, la quale ha reintrodotto la Cassa Integrazione Straordinaria anche per cessazione di attività, abolita con il Jobs Act nel 2016. In sostanza possono accedere per 12 mesi alla Cigs anche quelle aziende che siano cessate e che progettino un piano di cessione o reindustrializzazione. È chiaro che soprattutto nelle aree più economicamente depresse, quindi non solo quelle meridionali (al Nord anche la Liguria), si sia attivata una corsa a richiedere queste misure da parte di attività già in crisi. Resta da vedere se le prospettive di cessione aziendale che sono tra i requisiti per la concessione della Cigs siano reali o si tratta di pura assistenza, e se questo aumento registrato con il cambio di legislazione rientrerà a regime o meno.

La tendenza di ricorso alla cassa integrazione è ancora in aumento, se pensiamo che anche Arcelor Mittal Italia ricorrerà alla Cassa integrazione guadagni ordinaria. La Cigo interesserà lo stabilimento di Taranto per un numero massimo al giorno di circa 1.400 dipendenti per 13 settimane. Poi ci sono tanti altri casi aperti dalla Liguria alla Campania e non solo. Le prospettive non sono rosee per i lavoratori, al punto che le tute blu scenderanno in piazza per lo sciopero programmato da Cgil, Cisl e Uil per il giorno 14 giugno prossimo. E meno male che il 2019 sarebbe stato un anno ‘bellissimo’, come dichiarò il premier Conte ad inizio anno.

Salvatore Rondello

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