giovedì, 29 Ottobre, 2020

L’economia reale affonda, ma le ecomafie fatturano miliardi. Allarme di Legambiente

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EcomafieÈ come un incontro di pugilato tra un atleta che rispetta le regole e un delinquente che usa solo colpi bassi e armi illegali. La cosa più grave è che sembra mancare l’arbitro che dovrebbe non permetterlo. E già, perché mentre l’economia legale sembra sprofondare ogni giorno di più nel gorgo nero della  crisi, quella illegale delle “ecomafie” sembra essere in pieno boom. «Quella delle Ecomafie è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale» ha detto ha detto, infatti, il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza in occasione della presentazione di “Ecomafia 2013”, il rapporto annuale che Legambiente realizza grazie al contributo delle Forze dell’ordine. E i numeri degli illeciti ambientali sono desolanti: sono 34.120 i reati, 28.132 le persone denunciate, 161 le ordinanze di custodia cautelare, 8.286 i sequestri, per un giro di affari di 16,7 miliardi di euro gestito da 302 clan, 6 in più rispetto a quelli censiti lo scorso anno. Un’economia criminale, continua Vittorio Cogliati Dezza, che «si regge sull’intreccio tra imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss, e che opera attraverso il dumping ambientale, la falsificazione di fatture e bilanci, l’evasione fiscale e il riciclaggio, la corruzione, il voto di scambio e la spartizione degli appalti».

SANZIONI BLANDE – E la cosa più grave è che le ecomafie avanzano come un cancro «semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochi rischi». Lo Stato, l’arbitro che dovrebbe vigilare, garantire il rispetto della legge e sanzionare i criminali e i loro collaboratori, latita. Le pene per i reati ambientali, infatti, continuano ad essere «quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale e l’abbattimento degli edifici continua ad essere una eventualità remota. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è anche aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive».

CIRCOLO VIZIOSO – Il settore che più incarna questa piaga del Paese è quello dell’edilizia. E la maglia nera va al Meridione. In particolare, dal rapporto emerge che il 45,7 per cento dei reati è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa  cioè Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, seguite dal Lazio, con un numero di reati in crescita rispetto al 2011, +13,2 per cento e dalla Toscana che sale al sesto posto, con 2.524 illeciti, più 15,4 per cento. Prima regione del Nord Italia per numero di reati è la Liguria, ma c’è da segnalare per l’incremento degli illeciti accertati anche il Veneto, con un +18,9 per cento, e l’Umbria, passata dal sedicesimo posto del 2011 all’undicesimo del 2012.

REATI CONTRO GLI ANIMALI E INCENDI BOSCHIVI Crescono nel 2012 anche gli illeciti contro gli animali e la fauna selvatica, +6,4 per cento rispetto al 2011, sfiorando quota 8mila, una media di quasi 22 reati al giorno e ha il segno più anche il numero di incendi boschivi che hanno colpito il nostro paese: esattamente +4,6 per cento rispetto al 2011, un anno orribile per il nostro patrimonio boschivo dato che aveva fatto registrare un picco del 62,5 per cento rispetto al 2010. Anche in questo caso è la Campania a guidare anche quest’anno la classifica dell’illegalità’ ambientale nel nostro paese, con 4.777 infrazioni accertate (nonostante la riduzione rispetto al 2011 del 10,3 per cento), 3.394 persone denunciate e 34 arresti. E il discorso vale sia per il ciclo illegale del cemento sia per quello dei rifiuti.

IL MINISTRO ORLANDO, SU ABUSIVISMO NON CI SARANNO SANATORIE – No a sanatorie sull’abusivismo. «Qualunque iniziativa che va nella direzione di forme di
sanatoria è un segnale sbagliato che non possiamo permetterci». Questa la posizione del ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, intervenuto alla presentazione del rapporto di Legambiente sulle ecomafie. «Sto costituendo – ha aggiunto il ministro – un fondo a carattere rotativo che consenta ai Comuni di intervenire sulle aree a dissesto idrogeologico in cui sono stati compiuti abusi e sugli alvei dei fiumi».

Roberto Capocelli

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