martedì, 7 Aprile, 2020

L’economista Zanco, dopo Grecia e Spagna i prossimi ‘Porci’ siamo noi

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Sale lo spread e scende Piazza Affari. È durata poco l’euforia per l’iniezione di 100 miliardi di euro nel sistema bancario spagnolo. Mentre le borse europee registrano un incremento medio fra lo 0.2 e lo 0.4%, nuvole nere, cariche di brutti presagi, si addensano su Milano e sul Paese. E, come se non bastasse, ci si mette pure il ministro delle Finanze austriaco, Maria Fekter che, intervistata dalla rete televisiva austriaca ORF, paventa la possibilità per l’Italia di aver bisogno di aiuti dall’Europa nei prossimi mesi. Secondo il ministro «Dati gli elevati rendimenti che l’Italia deve già pagare per rifinanziarsi sui mercati potrebbe richiedere aiuti sui pagamenti».

 

CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA? – Nulla di nuovo sul fonte occidentale dunque? Sembrerebbe di no visto che, come si chiede retoricamente l’economista Mario Zanco intervistato dall’Avanti!online «La domanda ora è “who is next?”, chi è il prossimo? E il prossimo, lo sappiamo, è l’Italia». Ma le rassicurazioni arrivano proprio dalla stessa ministra Fekter che, rimangiandosi quanto aveva affermato poco prima, ha dichiarato ai giornalisti al termine di un Consiglio di ministri: «Non vediamo alcun segnale che l’Italia farà richieste simili. Io non ne vedo».

MONTI, «NO COMMENT» – Reazione irritata da parte del governo italiano. «Siccome considero del tutto inappropriato che un ministro delle Finanze di uno Stato membro commenti, e commenti in questo modo, la situazione di un altro Stato membro» ha affermato il presidente del consiglio Mario Monti durante una conferenza stampa «mi astengo dal commentare a mia volta le dichiarazioni di questo ministro».

Ieri si danno 100 milioni di euro alla Spagna e oggi si dice che siamo sull’orlo del baratro se non ci sbrighiamo a invertire la rotta. L’Italia sembra essere finita nell’occhio del ciclone. Che sta succedendo?

La situazione è abbastanza chiara, potremmo dire che era già tutto scritto. Non dimentichiamo il significato dell’acronimo che fu coniato per le economie più deboli dell’Europa “piigs”: ecco, uno ad uno, questi paesi sono stati costretti a chiedere l’aiuto dell’Europa. Ora è toccato alla Spagna, basta vedere chi rimane nella lista. Il problema di quello che è avvenuto in Spagna è la forma, c’è un problema quasi “estetico” direi. Rajoy continua a dire che la Spagna non aveva bisogno di aiuto, mentre la Germania premeva: poi Rajoy si è “convinto” facendo sembrare che non stesse chiedendo un prestito, e individuando una formula per la quale l’aiuto avesse meno vincoli rispetto, ad esempio, al caso greco. Non a caso il leader della coalizione greca Siryza ha protestato chiedendo che alla Grecia fossero applicate le stesse condizioni della Spagna.

Che tipo di formula prevede l’aiuto alla Spagna e cosa determina?

Si è voluto scegliere una formula che non spaventasse i detentori di titoli spagnoli. Perché quando interviene un aiuto dell’FMI o dell’UE, questi diventano creditori privilegiati: questo significa che la seniority del debito, come si dice in gergo, scende e questo peggiora le cose perché rende meno sicuro e più costoso emettere altre obbligazioni di stato visto che, in caso di fallimento, si pagano prima i creditori privilegiati. Proprio per evitare questa spirale la Spagna ha creato il Frob, il Fondo spagnolo per la ristrutturazione del sistema bancario, che agisce come veicolo per la ricezione degli aiuti. Il finanziamento così andrà a finire alle banche anche perché il problema della Spagna erano le banche. In alternativa si sarebbe potuto finanziare lo stato spagnolo che, a sua volta, avrebbe finanziato le banche, ma in questo modo sarebbero dovute scattare le stesse misure della Grecia  e questo avrebbe spaventato a morte gli investitori: in realtà è una foglia di fico.

Crede che sia una mossa risolutiva che può arginare “l’infezione”?

No, la sostanza è che siamo sempre allo stesso punto: il salvataggio non è risolutivo della “malattia”. Oggettivamente la Spagna è ora entrata nel novero dei paesi assistiti. La domanda, chiaramente, ora è “who is next?”, chi è il prossimo. E il prossimo, lo sappiamo è l’Italia. Sui titoli di stato decennali la Spagna paga un interesse del 7% e noi del 6 e rotti. Proprio il 7% è la soglia passata la quale si raggiunge l’insostenibilità del debito a lungo termine: questo è il problema delle politiche messe in campo dall’UE per salvare “la baracca”. È il Pil che conta per uscire dalla crisi dei debiti che possono essere ripagati solo attraverso quello che si produce: se il tasso d’interesse è il 7%, questo significa che il Pil nominale deve essere almeno altrettanto considerando l’inflazione. Ma di quanto cresce l’Italia? È chiaro che non ce la facciamo, e la Spagna nemmeno. La Grecia ha addirittura un Pil negativo.

Roberto Capocelli

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3 commenti

  1. Il debito dell’Italia è un problema NP. L’unico modo per trasformarlo P è quello di abbattere i costi dell’energia oltre il 30% e per fare questo è necessario destinare l’IMU ai comuni e costringerli a finalizzare la spesa alla produzione di energia solare, alla costruzione di termovalorizzatori, alla produzione di compost e all’incremento dell’agricoltura con produzioni locali e resistenti nel tempo. Tutti coloro che parlano di eliminazione dell’IMU sanno quel che dicono?

  2. Ma esistete ancora? E avete ancora il coraggio di parlare? Ma che faccia come il …..

  3. Lei oltre ad essere un gran maleducato non è in grado di rispondere con motivazioni serie a coloro che ancora ritengono che sono le idee che fanno avanzare il progresso e non i comportamenti del singolo individuo sia un politico o un signor qualunque. Comunque Lei non potrà mai avere un incarico di responsabilità la sua e-mail ci parla della sua storia come “individuo”. LP

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