martedì, 22 Ottobre, 2019

LEGA BOCCIATA

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Al Senato non è passata la mozione di sfiducia al governo presentata dalla Lega. Il 20 agosto alle 15 il Presidente del Consiglio svolgerà in Aula le comunicazioni sulla situazione dell’esecutivo, secondo il calendario votato ieri nella conferenza dei capigruppo e approvato con il voto di Psi, M5s, Pd, e Leu. L’assemblea di Palazzo Madama ha così bocciato tutte le proposte di modifica del calendario avanzate da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che puntavano ad inserire nell’ordine del giorno dell’Aula il voto sulla sfiducia al governo, prima del 20 agosto o nella stessa giornata del 20.
In una giornata convulsa, con riunioni di tutti i gruppi parlamentari e voci che si rincorrevano su un possibile ritiro dei ministri del Carroccio. Ma i colpi di scena non finiscono mai. La novità è stata l’intervento del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini in Aula quando ha detto di accettare la sfida del M5S di procedere subito al voto finale sul taglio del numero dei parlamentari e poi “si vada subito al voto”. Secondo il leader della lega, votando ad ottobre ci sono i tempi per costituire immediatamente un nuovo governo e varare la manovra evitando l’aumento dell’Iva. La replica di Luigi Di Maio è arrivata immediatamente su face book dove ha scritto: “Dopo le proteste dei cittadini nelle piazze e sui social, la Lega ha ceduto al taglio dei parlamentari, una riforma del Movimento 5 stelle che il Paese aspetta da anni. La prossima settimana tagliamo 345 parlamentari. Non comprendiamo ancora le ragioni di tutto questo caos improvviso in pieno agosto, senza senso. Ma ognuno è artefice del proprio destino e certe cose si pagano”. Come se la riduzione del numero dei Parlamentari fosse la soluzione di tutti i problemi del Paese.

A rilanciare con forze il taglio del numero dei parlamentari era stato poco prima dell’inizio della seduta l’ex presidente del consiglio, Matteo Renzi che in una conferenza stampa ha accusato la Lega di voler anticipare i tempi delle elezioni per evitare votare definitivamente la legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari. Renzi poi ha ribadito la sua posizione di andare ad un governo istituzionale, o meglio ad un governo ‘no tax’, che eviti l’aumento dell’Iva al 25%. Si tratterebbe di una “sciagura” che “porterebbe automaticamente il Paese in recessione”.
Il dibattito in Aula al Senato sul calendario è stato considerato da molti un voto politico, che prefigurerebbe una nuova maggioranza per un eventuale esecutivo istituzionale. Si è svolto con momenti di tensione e proteste che il Pd ha rivolto anche alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, accusata dal capogruppo del Pd, Andrea Marcucci, di aver concesso a Salvini troppo tempo per il suo intervento. Casellati, alquanto risentita, ha replicato: “Lei, senatore Marcucci, sfora sempre e con lei il tempo non l’ho mai considerato. L’intervento di Salvini è rimasto nei tempi. Non mi piace questa polemica pretestuosa”.

Mentre i senatori del Pd continuavano a protestare, la Casellati ha detto: “E’ intollerabile”. Grida, fischi e proteste si sono levate dai banche del Pd anche all’inizio dell’intervento di Salvini, quando il leader della Lega ha esordito ironicamente facendo riferimento ai parlamentari che sono stati convocati sotto ferragosto costringedoli ad interrompere le ferie.
Matteo Salvini, ha annunciato la sua nuova mossa: “Tagliamo i parlamentari la prossima settimana e poi andiamo subito al voto”. E raccoglie gli applausi dei senatori della Lega e di parte del M5s a cui si rivolge: “Pensate 3 volte prima di allearvi con il Pd”.
Mentre Matteo Renzi rilancia: “Ho voluto lanciare un appello alle forze politiche che oggi ha lo spazio per poter essere accolto. Non darò alibi a nessuno per far saltare l’accordo che il tabellone di Palazzo Madama mostrerà stasera essere possibile”. Forza Italia dice no all’ipotesi di un accordo con Salvini che comporti una lista elettorale unica e nel vertice a Palazzo Grazioli con Berlusconi ha bocciato una possibile intesa che cancelli dal voto il simbolo di Fi.
Nel Pd Bettini e Franceschini parlano di governo di legislatura e il segretario Zingaretti dice che “è il momento dell’unità”.

Oggi  si è riunita la segreteria nazionale del Psi ha votato all’unanimità la relazione del Segretario, Enzo Maraio. Dai lavori è emerso parere contrario a un “governo  fondato su accordicchi, di durata breve, piena fiducia nel Presidente della Repubblica Mattarella che rappresenta l’unica figura di garanzia per la soluzione della crisi”. Questi in sintesi quanto emerso dalla segreteria nazionale  che ha votato all’unanimità la relazione del Segretario, Enzo Maraio, secondo cui “in assenza di una maggioranza parlamentare disposta a sostenere un governo serio di lungo respiro –  ha sottolineato Maraio – per i socialisti bisogna andare subito al voto. Il centrosinistra non può rimandare lo scontro elettorale con Salvini, che va sconfitto nelle urne. Ci  batteremo perché  si riesca a trovare una intesa su un governo duraturo, sostenuto da una nuova maggioranza parlamentare che coinvolga le forze democratiche del Paese, che duri fino alla scadenza naturale della legislatura, fondata su un programma che metta nella sua agenda i temi del lavoro, dell’ambiente, delle infrastrutture, della giustizia, del welfare, dell’istruzione. Il centrosinistra ha il dovere di costruire una alleanza che sia la più ampia possibile, che includa il mondo ecologista, liberale, democratico, progressista e civico, che si contrapponga all’uomo solo al comando. Abbandoniamo gli interessi di parte – ha proseguito riferendosi a tutte le forse di centrosinistra – e costruiamo una alleanza democratica e responsabile”- ha concluso Maraio.

Il capogruppo del M5S in Senato, Stefano Patuanelli, ha detto: “Salvini ha tolto qualsiasi valenza politica al dibattito in corso: la proposta di votare immediatamente la prossima settimana la quarta lettura della riforma per tagliare i parlamentari è possibile esclusivamente se domani non viene votata la sfiducia al governo, mi aspetto che venga ritirata la proposta Romeo, in alternativa voteremo contro”.

Il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama, ha detto: “La Lega conferma quello che abbiamo ribadito alla conferenza dei capigruppo, chiediamo all’Aula di votare un calendario diverso. Crediamo che per la crisi politica in atto sia necessario votare la nostra mozione di sfiducia domani alle ore 16 per rispetto alle celebrazioni che si terranno domani a Genova nell’anniversario del crollo del ponte”.

Il capogruppo di FI, Anna Maria Bernini, in Aula al Senato, ha detto: “Noi proponiamo che la mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte sia votata in coda al calendario, chi è vera opposizione dimostri di esserlo. Noi siamo qui in 55 e siamo qui per votare subito questa mozione. C’è chi, invece, sta preparando nuovi progetti assolutamente contrari alle volontà popolari. La vera barzelletta sarà quando il partito di Bibbiano e del vaffa day si metteranno insieme per governare l’Italia. Ci sarà da ridere”.

Intervenendo in Aula al Senato, Matteo Salvini ha detto: “Come sono lontani i riti della politica dal Paese reale con l’idea che non si debbano disturbare i poveri parlamentari a ferragosto. Non capisco visto che per bocca del senatore Renzi avete già vinto tutta questa agitazione nervosismo, maleducazione. Invidio un po’ alcune abbronzature. L’Italia vuole avere certezze e cosa di più bello, democratico, trasparente, lineare, dignitoso che dare la parola al popolo. Cosa c’è di più bello. Non capisco la paura, il terrore, la disperazione. Capisco il terrore da parte del senatore Renzi, comprensibilissimo: perché sa che con i disastri che ha fatto gli italiani lo mandano a casa immediatamente quindi piuttosto che lasciare la poltrona sta qua col Vynavil. Il bello è che saremmo noi gli antidemocratici e i fascisti che non vogliono andare alle elezioni e non vogliono far parlare la gente”.
Per queste affermazioni demagogiche di Salvini, i lettori attenti potrebbero osservare: “…ma da quale pulpito viene la predica”.

Ieri, all’assemblea di gruppo del Movimento 5 stelle, alcuni ‘big’ come Di Stefano, Buffagni e Taverna si sono espressi in maniera contraria sulla possibilità di un governo Pd-M5s. A partire da un dialogo con Renzi. Mentre Di Maio attende l’evolversi della situazione. L’unico suo obiettivo al momento è quello di portare avanti la battaglia sul taglio dei numeri parlamentari. Ma i contatti tra i pentastellati e democratici sono in corso, assicurano in entrambi gli schieramenti. Sguardo con vista fine legislatura, non solo per un esecutivo di transizione, anche se le distanze sono ancora molte, il dialogo potrebbe portare all’accordo per sostenere un governo tecnico.
Zingaretti frena, ma l’ala del M5s che sta lavorando ad un’intesa punta proprio ad un dialogo con la segreteria del Pd, non con il senatore di Scandicci. Sulla base di un nuovo ‘contratto’ che oltre la legge di bilancio preveda anche le riforme costituzionali (con il taglio del numero dei parlamentari ma anche la legge elettorale).
Nella partita entrerebbe anche la nomina del commissario Ue e nomi nuovi per l’esecutivo. Dialogo che però potrebbe ‘decollare’ solo dopo il passaggio dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Di sicuro il fronte del no alle urne è emerso anche nella conferenza dei capigruppo ed è la fotografia che verrà illustrata al Capo dello Stato. Il copione prevede che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte faccia la sua relazione alle Camere per poi andare direttamente a dimettersi. Favorendo poi un nuovo scenario. Ma la Lega è pronta a salire sulle barricate. Con Salvini che ragionando con i suoi ha evocato la piazza e ha mobilitato i parlamentari della Lega.
Da via Bellerio, i dirigenti del Carroccio, convinti che alla Camera ed al Senato non ci siano le condizioni per far partire un esecutivo di transizione, dichiarano: “Sarà campagna elettorale permanente. Al massimo in ogni caso potrebbe durare un anno. Voglio vedere chi si avventura…”.
Intanto occorre vedere cosa farà Zingaretti. Il 20 ci dovrebbe essere una direzione del Pd, ma chi spinge per un governo di garanzia rimarca come il Capo dello Stato debba per forza fare un tentativo per vedere se c’è una nuova maggioranza. E potrebbe essere proprio il colloquio tra la prima carica dello Stato e il segretario del Pd a sbrogliare la matassa.
Leu ha già fatto sapere di essere disponibile, mentre il confronto nel Movimento 5 stelle è in corso. C’è chi parla della necessità di evitare un bacio della morte con il Pd. Nessuna linea ufficiale, ma al momento prevale il ‘partito del ‘non voto’.
Qualche penta stellato ha rimarcato la linea del movimento: “Dobbiamo sfruttare la situazione. In questo momento la narrazione è di un Salvini in fuga mentre noi pensiamo al Paese”.
Anche Berlusconi nei suoi ragionamenti osserva con preoccupazione la situazione economica. Forza Italia non si fida del vicepremier della Lega ma un accordo blindato tra il Cavaliere e il segretario del partito di via Bellerio complicherebbe i piani di chi, invece, nel partito azzurro valuta un eventuale appoggio ad un esecutivo di transizione.
Sarebbero almeno una trentina i parlamentari azzurri che guardano ad una prospettiva del genere. Ma, al momento, il centrodestra apparentemente regge.
Tuttavia, è sconcertante assistere alla leggerezza con la quale su elezioni si ed elezioni no si mettono in campo pericolosi scambi. La questione della riduzione del numero di parlamentari è una questione molto delicata poiché modificherebbe la Costituzione. Non può essere trattata con estrema leggerezza senza riflettere sugli effetti di riduzione, nella partecipazione alla democrazia politica, della rappresentatività del popolo sovrano. Invece, sta per essere trattata con estrema leggerezza ed addirittura come merce di scambio pur di perseguire alleanze finalizzati a miseri interessi di bottega.

Salvatore Rondello

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