mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Lega Nord nella bufera tra la “cacciata” di Reguzzoni e il rinvio a giudizio del Senatur

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Bossi-LegaQuesta volta la grana per la Lega risponde al nome dell’ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni. «Questi sono un po’ matti. Tanti anni per mettere insieme un’organizzazione e poi … Alla fine non resterò lì neppure io, se va avanti così». Questo l’inequivocabile commento di Umberto Bossi in merito alla richiesta (per ora sospesa) di mercoledì scorso del Consiglio nazionale della Lega Nord di espulsione di Reguzzoni – votata quasi all’unanimità – e di altri leghisti. Sempre ieri è arrivata una sorta di smentita da parte di Matteo Salvini, segretario federale del Carroccio che ha voluto sottolineare che «nella Lega non c’è alcuna volontà di epurazione» e che incontrerà nuovamente l’ex capogruppo leghista la prossima settimana. Nel frattempo il procuratore aggiunto di Bergamo ha rinviato a giudizio Umberto Bossi, accusato di aver offeso l’onore e il prestigio del presidente della Repubblica e di vilipendio alle istituzioni.

LA DICHIARAZIONI DEL SENATÙR – Oltre alla “minaccia” di abbandonare il Carroccio, qualora dovessero essere attuati i provvedimenti di espulsione adottati nei confronti di Reguzzoni e di altri leghisti, tutti appartenenti all’ala fedele al Senatùr (l’assessorre lombardo allo Sport, Monica Rizzi e gli ex parlamentari, Marco Desiderati e Alberto Torazzi), il presidente della Lega ha smentito le indiscrezioni di voler formare una nuova Lega, aggiungendo: «di non aver mai messo nessuno fuori dal partito, tranne chi si era venduto visibilmente».

IL RINVIO A GIUDIZIO DI BOSSI – Nel frattempo, il procuratore aggiunto di Bergamo Massimo Meroni ha chiesto il rinvio a giudizio di Umberto Bossi, ipotizzando i reati di «offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica» e «vilipendio alle istituzioni» per alcune frasi rivolte a Giorgio Napolitano e al presidente del Consiglio, Mario Monti pronunciate durante la “Berghem frecc”, la festa invernale della Lega, il 29 dicembre 2011 ad Albino. In quell’occasione il Senatùr apostrofò con la parola “terùn” il capo dello Stato e invitò il premier ad “andare affan..”. La seduta è stata aggiornata al prossimo 23 maggio.

Silvia Sequi

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