giovedì, 6 Agosto, 2020

Legge 104, proroga permessi fino a giugno. 730 precompilato, c’è tempo fino a settembre

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Legge 104
PROROGA DI 12 GIORNI PER I MESI DI MAGGIO E GIUGNO

È stata prorogata anche per i mesi di maggio e giugno l’estensione dei permessi retribuiti dalla legge 104. La conferma è nella bozza di testo del nuovo decreto, anche se resta da attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
La proroga riguarderà i lavoratori disabili con handicap grave e i lavoratori caregiver, ovvero chi assiste un familiare o affine fino al secondo grado con grave disabilità.
Quanti giorni di permesso
Così come era successo per i mesi di marzo e aprile, anche nei mesi di maggio e giugno per queste categorie i giorni di permesso salgono a un totale di 18: ai 3 giorni mensili riconosciuti in via ordinaria si aggiungono ulteriori 12 giornate cumulative, che potranno essere usufruite anche in modo continuativo al fine di aiutare persone con invalidità che abbiano subito disagi dalle restrizioni per il coronavirus. Sono esclusi da questa proroga: chi lavora a domicilio, gli addetti ai lavori domestici e familiari, i lavoratori agricoli a tempo determinato occupati a giornata (né per se stessi né in qualità di genitori o familiari), i lavoratori autonomi e i lavoratori parasubordinati.
A chi spettano
Normalmente, per legge, spettano 3 giorni al mese (frazionati in ore, anche continuativi) di permessi. A richiederli possono essere i lavoratori dipendenti: genitori (anche se adottivi o affidatari); coniuge (o parte dell’unione civile); convivente; parenti e affini entro il 2° grado; il disabile stesso.
Il diritto ai permessi si estende ai parenti o affini entro il 3° grado se i genitori, il coniuge, la parte dell’unione civile o il convivente hanno compiuto 65 anni di età ovvero sono anch’essi affetti da patologie invalidanti a carattere permanente, oppure sono deceduti o mancanti.
Come fare domanda
La domanda per richiedere i permessi per la legge 104 non è cambiata, è la stessa dei mesi precedenti. Chi ha già ottenuto il permesso per il mese di aprile non dovrà inviarne una nuova, ma i datori di lavoro concederanno in automatico la proroga. Chi invece non ha ottenuto il permesso ma rientra nei requisiti deve inviare l’istanza, comprendente la certificazione di disabilità, all’Inps. La richiesta deve essere effettuata su un apposito modulo, reperibile sul portale web dell’ente. Le modalità di domanda di autorizzazione sono le seguenti:
online – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite Pin attraverso il portale dell’istituto – servizio di “Invio OnLine di Domande di Prestazioni a Sostegno del Reddito”;
Facendo ricorso ai Patronati– utilizzando i servizi telematici offerti dagli stessi;
tramite Contact Center Multicanale – attraverso il numero 803164 gratuito riservato all’utenza che chiama da telefono fisso e il numero 06164164con tariffazione a carico dell’utenza chiamante abilitato a ricevere esclusivamente chiamate da telefoni cellulari.
Una volta ottenuto il nullaosta dall’Inps, il dipendente può assentarsi dal lavoro per prestare assistenza al familiare, così come può farlo il disabile. La retribuzione dei giorni di permesso è totalmente a carico dell’Istituto, viene solo anticipata dal datore di lavoro. Il datore di lavoro non può opporsi alla concessione degli specifici permessi se comunicati in tempi ragionevoli.

Lavoro agile
COS’E’ E COME FUNZIONA

Smart working, o lavoro agile, è una modalità di lavoro che lascia al lavoratore completa libertà nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti attraverso i quali espletare il proprio lavoro per conto di un’azienda. Lo Smart working offre in questo modo numerosi vantaggi sull’effettiva qualità del lavoro svolto ma anche sulla vita del lavoratore stesso. Si potrebbe dire che in Italia, e nel resto d’Europa, lo Smart working si è sviluppato a partire da alcune possibilità tecnologiche, la rete internet in primis, che fino a vent’anni fa erano impensabili, sebbene con un fax e un telefono probabilmente era già possibile lavorare con modalità “agili”. Per comprendere meglio tale funzione lavorativa occorre innanzitutto distinguere tra telelavoro e Smart working, che possono essere sì definiti entrambi come forme di remote working, ma non sono di certo la medesima cosa.
Il telelavoro, assimilabile al concetto di remote working, infatti ipotizza regole molto più rigide e non prevede ne’ autonomia ne’ flessibilità nei confronti del lavoratore, che si trova in realtà a compiere esattamente lo stesso lavoro con l’analogo assetto organizzativo e i medesimi orari. Il lavoro semplicemente si trasferisce in un altro luogo diverso dall’ufficio, ma il risultato che l’azienda si aspetta da ciò che fa il lavoratore è il medesimo. Si può inoltre parlare di flexible working, termine anglosassone con il quale si indicano tutte quelle forme di lavoro subordinato che prefigurano generalmente flessibilità oraria, contrattuale o di luogo (mobile working, da casa, sedi secondarie, coworking o hub) e, come nel caso in questione, di agile working, o più propriamente smart working.
Non una mera modalità lavorativa, ma piuttosto un insieme di pratiche innovative che mirano all’aumento della produttività e della proattività del lavoratore, alla riduzione degli sprechi, a un efficace utilizzo e sviluppo di software adeguati e, appunto, a una maggiore “agilità” delle modalità lavorative e delle relazioni aziendali.
Soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria, di quarantena e autoisolamento, le aziende e gli stessi lavoratori si sono dovuti velocemente abituare a modalità lavorative differenti non potendo in alcun modo condividere gli spazi di lavoro abituali con i colleghi, soprattutto per ridurre al minimo i rischi di contagio. Tutti, chi più chi meno a seconda del tipo di lavoro, hanno di fatto sperimentato il remote working, altri invece forme di Smart working vero e proprio. Proprio a causa di questa situazione siamo diventati consapevoli del fatto che altre forme di lavoro non solo esistono ma sono anche possibili, efficaci e, forse, auspicabili.
La definizione normativa di Smart working si è avuta soltanto negli ultimi anni grazie alla legge 81/2017, detta infatti Legge sul Lavoro Agile, in cui è esplicitato come questa modalità di esecuzione del lavoro subordinato deve innanzitutto essere stabilito tramite un accordo scritto tra le parti, che definisca sempre organizzazione del lavoro (per fasi, cicli o obiettivi), durata, rispetto dei tempi di riposo, diritto alla disconnessione e modalità di recesso.
La prestazione lavorativa è ovviamente da eseguire in totale autonomia da parte del lavoratore, senza vincoli di orario o di luogo di lavoro e con l’utilizzo di strumenti tecnologici adeguati. Una delle cose più importanti espresse dalla legge è la parità di trattamento economico per il lavoro agile rispetto al lavoro per così dire tradizionale, ma anche il diritto all’apprendimento permanente e la tutela degli aspetti legati alla salute e alla sicurezza, tra cui infortuni e malattie.
La novità introdotta dallo Smart working consiste dunque nel ripensare l’organizzazione e l’esperienza lavorativa ricercando la massima convergenza tra obiettivi personali e professionali del lavoratore e quelli dell’azienda. Il diritto alla flessibilità e all’autonomia nello svolgimento del proprio lavoro porta a una maggiore responsabilizzazione e a un incremento significativo della produttività, che si stima di media intorno al 15% per ogni lavoratore, stando agli ultimi dati.

Inps
4,7 MILIONI DI DOMANDE PER IL BONUS DA 600 EURO

L’Inps, ha finora ricevuto 4.772.178 richieste di Indennità di 600 euro ai lavoratori autonomi per l’epidemia Covid: 3.668.968 sono state accolte mentre oltre 1,1 milioni non sono state accettate. Lo si legge nel sito dell’Istituto. Al 27 aprile dei 4,7 milioni di domande 225.000 presentavano un Iban errato, circa 300.000 sono state respinte per cumulo con pensione o Reddito di Cittadinanza già in pagamento; 630.000 avevano “requisiti che non hanno superato i controlli e sono in stato di verifica\correzione per categoria sbagliata dall’utente”. Alla data del 3 maggio sono stati complessivamente pagati 3.427.837 bonus.
Le domande di Cassa integrazione in deroga, determinate dalle singole regioni e inviate all’Inps per autorizzazione al pagamento, sono 173.565. Di queste 85.046 sono state autorizzate dall’Inps e 29.600 sono state corrisposte a una platea pari a 57.975 beneficiari, si legge sempre sul sito dell’Inps con riferimento ai dati fino al 3 maggio. La regione Lombardia ha avuto due decretazioni con un primo invio di 37 domande (33 pagate) e il secondo flusso più sostanzioso con oltre 19.800 domande di cig in deroga (6.484 pagate).

Inps
CIG: I DATI AL 5 MAGGIO

I beneficiari complessivi di Cassa integrazione ordinaria e Assegno ordinario, al 5 maggio 2020, sono 8.307.430. Dei relativi benefici, 5.412.617 sono già stati anticipati dalle aziende con conguaglio Inps, e 2.894.813 sono a pagamento diretto, in corso di pagamento.
Scendendo nel dettaglio, le domande di Cassa integrazione ordinaria aziende pervenute sono 374.277. Di queste 153.631 risultano essere con pagamento a conguaglio e 220.646 con pagamenti diretto, a oggi ne sono state autorizzate 320.500.
Il totale dei lavoratori beneficiari è 5.345.013. Di questi, 3.865.733 lavoratori hanno già ricevuto l’anticipo dalle aziende con conguaglio INPS e 1.479.280 hanno ricevuto il pagamento diretto dall’Inps.

Primo report dell’Istituto
INAIL: 28MILA DENUNCE COVID-19

L’Inail ha già ricevuto oltre 28.000 denunce di infortuni per contagio da Covid 19 con 98 casi mortali. Il dato arriva dal primo Report dell’Istituto pubblicato alla vigilia della festa dei lavoratori che sottolinea come le denunce mortali da Covid siano il 40% degli incidenti mortali sul lavoro denunciati. Quasi la metà degli infortuni da contagio (45,7%) riguarda infermieri e altri tecnici della salute, seguiti da operatori socio-sanitari (18,9%), medici (14,2%) e operatori socio-assistenziali (6,2%).

Tempo fino al 30 settembre per accettare o modificare
AL VIA IL 730/2020 PRECOMPILATO

E’ disponibile e consultabile sul sito dell’Agenzia dell’ Entrate la dichiarazione dei redditi precompilata dal Fisco. A partire dal 14 maggio, e fino al 30 settembre, si potrà accettare, modificare e inviare il 730 oppure modificare il modello Redditi, che, invece, potrà essere trasmesso dal 19 maggio al 30 novembre. Nella Precompilata 2020, spiega l’Agenzia, aumentano le informazioni su oneri e spese deducibili e detraibili. Entrano le spese per le prestazioni sanitarie di dietisti, fisioterapisti, logopedisti, igienisti dentali, dei tecnici ortopedici e di tante altre categorie di professionisti sanitari. Fanno il loro ingresso, inoltre, le spese sanitarie per prestazioni erogate da strutture sanitarie militari e i contributi previdenziali versati all’Inps con il “Libretto famiglia”. Fra le novità la possibilità per l’erede di usare il 730 per presentare la dichiarazione dei redditi per conto del de cuius.

Carlo Pareto

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