venerdì, 22 Novembre, 2019

Legge di Bilancio, le novità sulle pensioni. Inps, come cambia la contribuzione aggiuntiva

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Legge di Bilancio 2020
LE NOVITA’ SULLE PENSIONI

Rinnovo Opzione Donna deliberato: la misura di pensionamento anticipato riservato alle lavoratrici donne che hanno maturato i requisiti necessari per accedervi viene infatti assicurata nella Legge di Bilancio 2020, come anche l’Ape Social, la pensione di cittadinanza, e le pensioni di invalidità, che, proprio grazie all’intesa raggiunta dalle forze di governo sulla legge di Bilancio, non subiranno alcuna modifica nel corso del 2020.
Per l’Opzione donna, la proroga è stata formalmente ratificata dal Consiglio dei Ministri, svoltosi in notturna, e inserita all’interno della legge di Bilancio 2020.
Il nuovo esecutivo giallorosso, che aveva da tempo resa nota la sua volontà di mantenere in essere Opzione Donna, già dalla prima bozza del programma di governo, lo ha confermato tramite le parole dello stesso ministro dell’economia Gualtieri, secondo cui nella manovra è espressamente prevista la “conferma dell’Ape social e di opzione donna”.
Dunque, Opzione donna e Quota 100, i provvedimenti destinati a favorire il pensionamento anticipato, sono ora al sicuro anche per il 2020 insieme all’Ape social.
La misura di pensionamento anticipato per le donne che hanno perfezionato 58 anni di età (59 per le lavoratrici autonome) e 35 anni di contribuzione, senza inserimento nella Legge di Bilancio 2020, sarebbe purtroppo andata in scadenza il prossimo 31 dicembre 2019.
Opzione donna, quindi, non è più un groviglio spinoso da dipanare. La norma, definita tecnicamente come “regime sperimentale donna”, è stata introdotta dalla Legge Maroni del 2004 con l’obiettivo di incentivare uno scivolo di pensionamento anticipato riservato alle lavoratrici donne e stata pertanto riapprovata anche per il 2020.
Nello specifico, Opzione donna – si ricorda per ogni opportunità – può essere richiesta dalle lavoratrici, dipendenti o autonome, che abbiano soddisfatto le condizioni prescritte per poter essere ammesse all’operazione, è cioè: 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 per quelle autonome, che possono vantare almeno 35 anni di contributi. Il provvedimento era stato attivato già nel corso della scorsa legislatura ma, per dargli seguito, il precedente esecutivo giallo-verde lo ha rinnovato per il 2019 inserendolo nella manovra dello scorso anno.
Il ministro dell’Economia Gualtieri ha anche spiegato come 3 miliardi di euro di coperture arrivino da misure legate alla lotta all’evasione fiscale, frodi e giochi, mentre 3 miliardi di euro provengono dal gettito legato agli Isa.
Quota 100 attiva fino al 2021
Un discorso diverso da Opzione donna è quello di Quota 100, l’altra particolare possibilità di pensionamento anticipato che consente di andare in quiescenza avendo perfezionato 38 anni di contribuzione corrisposta, con un’età anagrafica di 62 anni.
Il provvedimento bandiera del governo gialloverde, fortemente voluto dalla Lega, non dovrebbe più correre rischi particolari. Si tratta, come è noto, di una norma a tempo che è stata varata per tre anni, fino al 2021, le cui coperture sono state già prefigurate nella legge di Bilancio 2019.
Secondo le ultime indiscrezioni trapelate dal tavolo giallorosso, Quota 100 potrebbe evolvere verso un graduale depotenziamento fino al termine del suo percorso sperimentale nel 2021.
Grillini e Dem non escludono, difatti, la possibilità di innalzare il requisito anagrafico di accesso alla misura di Quota 100 passando magari da 62 a 64 anni di età e, nel contempo riducendo l’anzianità contributiva occorrente a 36 anni.
Tutto questo in favore di un ulteriore consolidamento dell’Ape social e di una verosimile reintroduzione dell’aspettativa di vita per coloro che optano per il pensionamento anticipato; strumento che era stato cancellato proprio dall’entrata in vigore di Quota 100.

Lavoratori in aspettativa sindacale
NUOVE ISTRUZIONI INPS SULLA CONTRIBUZIONE AGGIUNTIVA

L’Istituto, con la circolare Inps del 4 ottobre 2019, n. 129, ha fornito istruzioni per superare le criticità emerse in ordine ad alcuni aspetti applicativi della normativa utile all’esatta determinazione dell’imponibile della contribuzione facoltativa e la sua corretta valorizzazione ai fini pensionistici.
La circolare si rivolge, in particolare, alla contribuzione aggiuntiva a favore dei lavoratori collocati in aspettativa sindacale, ovvero in distacco sindacale con diritto alla retribuzione a carico del datore di lavoro e analizza la natura della contribuzione aggiuntiva, la base imponibile per la determinazione della stessa, le modalità e i termini entro cui provvedere al versamento, nonché i riflessi pensionistici nelle gestioni previdenziali private, pubbliche e in alcuni fondi sostitutivi.
In base alle nuove regole, la contribuzione aggiuntiva corrisposta dal sindacato, infatti, inciderà appieno sulla pensione solo se la relativa indennità (su cui la contribuzione è calcolata) soddisfi i caratteri di fissità e di continuità. Inoltre, quando gli incarichi sono più di uno, contemporanei, le relative indennità (e contribuzioni aggiuntive) non si sommeranno, ma se ne potrà prendere in considerazione una soltanto, quella d’importo maggiore.
La domanda va inoltrata per ogni lavoratore in tempo utile a consentire la completa istruttoria e comunque in considerazione del termine fissato per il relativo versamento, ossia entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello in cui ha avuto corso o si è protratta l’aspettativa o il distacco sindacale.
Le nuove modalità hanno effetto a partire dalla contribuzione aggiuntiva del 2019 anche per incarichi sindacali conferiti precedentemente al 4 ottobre 2019.
Al Riguardo, giova ricordare che i provvedimenti di collocamento in aspettativa non retribuita dei lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali sono formalmente efficaci, ai fini dell’accreditamento della contribuzione figurativa. Sempre che i soggetti interessati risultino assunti con atto scritto e dopo che sia decorso il periodo di prova prefigurato dai contratti collettivi e comunque un lasso di tempo non inferiore a sei mesi di lavoro effettivo.
Per i periodi che si collocano a decorrere dal mese successivo all’entrata in vigore del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564 (una delle normative di riferimento sulla materia) può essere versata, facoltativamente, una contribuzione aggiuntiva sull’eventuale differenza tra le somme corrisposte per lo svolgimento dell’attività sindacale ai lavoratori collocati in aspettativa e la retribuzione di riferimento assunta per il calcolo del contributo figurativo.
La facoltà può essere esercitata dall’organizzazione sindacale, previa richiesta di autorizzazione al fondo o regime pensionistico di appartenenza del lavoratore. Il contributo aggiuntivo va pagato entro lo stesso termine previsto per la domanda di accredito figurativo ed è pari all’aliquota di finanziamento del regime pensionistico a cui il lavoratore è iscritto ed è riferito – come detto – alla differenza tra le somme corrisposte dall’organizzazione sindacale e la retribuzione figurativa accreditata.
L’istanza di accredito figurativo presso la gestione previdenziale interessata deve essere presentata per ogni anno solare o per frazione di esso entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello nel corso del quale abbia avuto inizio o si sia protratta l’aspettativa a pena di decadenza.
Dal 1° gennaio 2018 la richiesta va presentata unicamente in modalità telematica all’Inps attraverso il servizio dedicato. In alternativa, si può fare la domanda tramite:
il Contact center dell’Istituto al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
o presso gli enti di patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi informatizzati offerti dagli stessi.

Assocontact
BENE MISE E MINISTERO DEL LAVORO SU CALL CENTER

Assocontact, Associazione nazionale dei Contact center il outsourcing “plaude all’iniziativa congiunta del Ministero del Lavoro e del Mise, che offre una nuova prova di responsabilità e impegno nella ricerca di soluzioni di sistema alla crisi del settore dei call e contact center”. Così si è espressa l’associazione in una nota diramata di recente.
Nel testo Assocontact “ribadisce tuttavia quanto già affermato in ognuno dei quattro precedenti incontri: tutte le committenze – in particolare quelle dei settori Telco, Energy, Media, Banking, Insurance e Pa – devono sedere e partecipare attivamente al tavolo di lavoro altrimenti sarà impossibile tradurre gli intendimenti in azione e risolvere i problemi ancora aperti”.
“Come Assocontact, ribadiamo il nostro plauso per l’iniziativa del Ministro Nunzia Catalfo e del sottosegretario Alessandra Todde del Ministero dello Sviluppo Economico, dei quali apprezziamo lo sforzo di trasformare i tavoli di crisi in tavoli di settore, impegnati nel governare il cambiamento e nel prevenire le crisi” ha dichiarato Lelio Borghese, presidente di Assocontact. “Tuttavia è impossibile non evidenziare che i Committenti sono la chiave di volta del sistema: senza il loro coinvolgimento e convincimento ogni soluzione rischia di non essere agita o di essere depotenziata. Basti pensare – ha aggiunto Borghese – alle Tabelle Ministeriali che, da strumenti virtuosi utili a stabilire il prezzo minimo di vendita dei servizi di Customer Management, sono divenute la soglia massima su cui vengono misurate tutte le offerte commerciali, secondo una strategia che punta a massimizzare il risparmio e non a rendere il settore sostenibile né tantomeno a valorizzarne la qualità e le professionalità”.
Nell’incontro che si è appena tenuto al Mise, Assocontact, si è focalizzata sulla necessità di trovare una sintesi tra le parti. “Non solo -prosegue la nota-. Ha ribadito l’importanza della clausola sociale in un quadro normativo che però ha ancora bisogno di ulteriori approfondimenti e chiarimenti”.
E “ha sottolineato la necessità di investimenti in formazione e tecnologia come strumenti di accelerazione necessari e ineludibili, sempre all’interno di un quadro normativo per le Aziende, le lavoratrici e i lavoratori dei Contact Center che si basi su una legge di riordino complessivo del settore e su una piattaforma contrattuale sempre più adeguata e modellata sulle concrete esigenze organizzative degli Outsourcer”, conclude la nota.

Carlo Pareto

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