lunedì, 18 Novembre, 2019

Legge elettorale, anche il Piemonte vota per il referendum

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Il Consiglio regionale del Piemonte, convocato per una seduta straordinaria, ha votato a favore della richiesta di referendum abrogativo della quota proporzionale della legge elettorale ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione (primo comma: “E’ indetto referendum popolare per deliberare la abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali”) con 46 sì su 46 votanti. Era necessaria la maggioranza assoluta (41 voti favorevoli su 80) come annunciato poco prima della votazione dal presidente dell’Aula, Alessandro Fermi.

Dopo tre giorni di ‘maratona’ e la presentazione di centinaia di emendamenti da parte delle opposizioni, il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato la richiesta di referendum abrogativo della quota proporzionale dell’attuale legge elettorale proposto dalla Lega. Il provvedimento è passato con i voti della maggioranza Fi, FdI e Lega mentre la minoranza, che già non ha partecipato al voto di emendamenti e ordini del giorno, ha lasciato l’aula.
Il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, prendendo la parola in Aula a Palazzo Lascaris qualche minuto prima della votazione, ha detto: “Credo che abbiamo fatto il nostro dovere di rappresentanti delle istituzioni, di cittadini piemontesi e italiani e di attuare la nostra Costituzione. Abbiamo reso questo Consiglio regionale partecipe di un dibattito su un tema delicatissimo e importantissimo come quello della legge elettorale, quindi abbiamo fatto bene e credo che questo ci abbia anche fatto bene perché ha dimostrato che la maggioranza è una maggioranza che sa capirsi al suo interno e trovare una posizione compatta e condivisa. E io sono orgoglioso di essere il presidente del Piemonte e di questa maggioranza”.

Il segretario della Lega, Matteo Salvini ha detto: “Già in passato ci fregarono il referendum sulla legge Fornero. Questa volta non ci accontenteremo delle Regioni, ma raccoglieremo anche milioni di firme di cittadini italiani a sostegno di una legge chiara che blocca gli ‘inciuci’, perché chi parla di proporzionale, Pd e M5s, lo fa solo per salvare la poltrona”.

Con il via libera del Piemonte, sono 5 i Consigli regionali che hanno approvato la proposta avanzata dal Carroccio.
Da Genova, nel corso della Zena Fest, la festa della Lega, l’ex ministro degli Interni ha detto: “Sono contento perché mi è arrivato il messaggio del governatore del Piemonte che è stato approvato dal suo Consiglio regionale il quesito, quindi è ufficiale: in primavera c’è il referendum sulla legge elettorale. L’obiettivo è tornare al voto con una legge elettorale nuova, perché questo governo è figlio del tradimento e della vergogna, alla faccia del popolo italiano”.

Per il via libera al quesito, dovevano votare, entro il 30 settembre, almeno 5 Consigli regionali, ed era previsto che ci fosse anche quello della Liguria che, in realtà, ancora non ha votato. In proposito, è fissata una seduta ad oltranza oggi.
Il capo gruppo di Forza Italia al Consiglio regionale del Piemonte, ha affermato: “Ci spiace che le opposizioni abbiano tenuto in ostaggio il Consiglio regionale in questi ultimi tre giorni, così come ci spiace che abbiano cercato di scaricare la responsabilità di questa lunga paralisi sulla maggioranza. Hanno scelto di salire sulle barricate per difendere l’ingovernabilità del Paese e continuare con i ‘papocchi’ e ‘inciuci’ che hanno consegnato l’ennesimo governo composto da forze che hanno perso le elezioni politiche. Lo hanno fatto anche con offese e insulti inqualificabili verso il nostro partito e il nostro presidente della Regione perché non hanno ancora metabolizzato le recenti sconfitte, ma guardiamo avanti. In questi giorni in modo condiviso abbiamo portato avanti la nostra battaglia di civiltà: difendere la dignità del diritto di voto dei nostri concittadini piemontesi troppe volte calpestato e che il governo nazionale non reputa prioritario. Ecco allora che insieme ai nostri alleati storici abbiamo fatto fronte comune, in punta di Costituzione, per chiedere insieme ad altri quattro Consigli regionali di indire un referendum e predisporre una proposta di legge nazionale che preveda un premio di maggioranza, una norma anti ribaltone, una quota proporzionale, uno stop ai paracadutati e catapultati e l’elezione diretta del Capo dello Stato. Tutti sacrosanti principi di una democrazia sana e moderna. Siamo stati determinanti in tal senso riuscendo ad essere tra i primi Consigli regionali a lanciare questa proposta. Abbiamo dato il nostro piccolo ma indispensabile contributo per rispondere ad un bisogno reale del Paese: quello di dare la possibilità di poter avere finalmente maggioranze chiare e governi stabili”.

Ma il progresso di un Paese non è determinato dai governi stabili, ma dalla stabilità della democrazia che invece è messa in discussione demagogicamente dalla legge elettorale che vorrebbe Salvini.

Salvatore Rondello

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Le parole che chiudono queste righe – ossia “il progresso di un Paese non è determinato dai governi stabili, ma dalla stabilità della democrazia” – possono risultare molto suggestive, ma non possiamo dimenticare quali indesiderabili conseguenze ha portato nel Novecento l’instabilità e la debolezza degli Esecutivi, e sappiamo altresì a cosa può andare incontro un Paese quando la politica dà l’impressione di essere debole, o semmai lo è davvero.

    La “legge elettorale che vorrebbe Salvini” può anche essere demagogica – e del resto ogni partito ha per solito cercato di avere una legge elettorale che lo favorisca, o quantomeno non lo penalizzi – ma se non si condivide la proposta salviniana, il che è del tutto legittimo, bisognerebbe che il PSI, per restare in casa socialista, dicesse quale sistema elettorale vorrebbe (entrare nel dibattito in corso mi sembra anche un modo per qualificare il proprio ruolo politico)

    Paolo B. 30.09.2019

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