domenica, 15 Dicembre, 2019

Legge elettorale al Senato
è scontro sul Consultellum

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Legge elettorale-Pd-PdlCambia volto la legge elettorale. La relatrice del ddl sull’Italicum, Anna Finocchiaro, ha depositato al Senato due emendamenti che trasferiscono nella norma elettorale le direttive annunciate dal presidente del Consiglio. Nel passaggio dalla Camera al Senato i cambiamenti che vengono proposti dal Partito democratico riguardano il premio di maggioranza, non più assegnato alla coalizione ma alla lista che supera il 40%, e le soglie di sbarramento che vengono abbassate dall’8% al 3%. Insomma quanto indicato dal premier viene assorbiti dagli emendamenti Finocchiaro.

Intanto, la Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama ha dato il via libera all’ordine del giorno presentato dal Senatore Calderoli, ma solo dopo aver stralciato una parte che prevedeva una clausola di salvaguardia per rendere subito applicabile il Consultellum ossia quella legge elettorale così come uscita dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha annullato parte del Porcellum.

L’odg approvato impegna il governo a deliberare una legge elettorale coerente con il superamento del bicameralismo paritario, con premio di maggioranza per la lista che supera “una soglia ragionevole di voti espressi” e, in caso contrario, ballottaggio tra le due liste che hanno raccolto più voti. Saranno “100” e “plurinominali” i collegi elettorali previsti , con capolista bloccato e preferenze per gli altri candidati. Un sistema che non piace a Matteo Orfini, presidente del Pd, il quale, intervistato da Radio Popolare, ha affermato che le preferenze “non vanno demonizzate ma guardiamo quello che è successo a Roma e a Venezia: forse una riflessione sullo strumento preferenze andrebbe fatta”.

Si prevede poi che “contestualmente al deposito del contrassegno, i partiti o i gruppi politici che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica”.  Altra novità è l’inserimento dell’alternanza di genere. In ogni lista i candidati sono collocati secondo un ordine alternato di genere “pena la nullità della” lista. E  l’elettore “deve scegliere un candidato di sesso diverso dal primo”. Nel numero totale dei candidati capolista, si legge inoltre, che non possono esservi più del 60% (e non più 50% come nel ddl passato alla Camera) di candidati dello stesso sesso. Insomma un mix. Un cosa tutta italiana. Un nuovo esperimento di legge elettorale che dopo il Matterellum, il Porcellum e il mai usato e solo teorico Consultellum, sta man mano prendendo vita fondando la sua base su principio del controllo dell’eletto e quindi delle istituzioni.

L’odg Calderoli riformulato è stato poi approvato da tutti i gruppi con 4 astenuti (3 M5S e 1 di Sel). Nel testo dell’ordine del giorno è stato eliminato il punto che chiedeva “l’introduzione di una clausola di salvaguardia che – così si leggeva nel testo originario – metta a sistema la normativa elettorale vigente, come integrata dalla sentenza della Corte costituzionale numero 1 del 2014, al fine di definire anche per il Senato, una disciplina di rango primario”.

Il sottosegretario alle Riforme, Luciano Pizzetti, ha spiegato che “tutte le cose che l’odg prevede sono riferite all’Italicum ed è questo che abbiamo accettato. Questo odg, riformulato, con il Consultellum non c’entra nulla. C’e’ un impegno politico – ha detto ancora il sottosegretario Pizzetti – ad affrontare il tema della legge elettorale vigente. Il governo – ha aggiunto –  non ha ancora una posizione in merito. Stiamo valutando, vedremo come va la discussione in Commissione. Non c’è una decisione assunta al riguardo” anche perché “come dice la Consulta” nella sentenza con cui ha bocciato il Porcellum “l’attuale legge è autoapplicativa”. Quindi “si  può andare a votare con il Consultellum se si vuole”.

“Evitiamo di fare pasticci transitori”. Ha aggiunto l’esponente di minoranza Pd, Andrea Giorgis, che boccia l’ipotesi che si ricorra al Mattarellum quale sistema elettorale transitorio nel caso si dovesse tornare al voto prima che sia completato l’iter delle riforme costituzionali e, quindi, si dovesse eleggere anche il Senato, per il quale invece non vale l’Italicum.  Ipotesi bocciata dal Ministro Boschi per il quale può essere “ragionevole introdurre una data certa ma a mio avviso non ha molta utilità politica perché torneremo a votare nel 2018 con una nuova legge elettorale e anche con le riforme costituzionali già sottoposte a referendum”. E alla domanda se la legislatura dovesse finire prima, si voterà con il Consultellum il Ministro ha risposto che “non è detto. In commissione si è parlato anche della possibilità del Mattarellum – ha risposto – ma tanto non ci sarà un voto anticipato”.

Un bel dilemma, anche perché il Consultellum difficilmente potrebbe essere applicato. La sentenza con cui la Corte ha bocciato il Porcellum infatti chiede delle modifiche profonde per poter superare il rischio, stigmatizzato dalla Consulta, “di un’irragionevole compressione della manifestazione di volontà del cittadino e della sostanziale coartazione della libertà di voto”. Una situazione che fa dire al Senatore della minoranza Pd Vannino Chiti  che se “il riferimento al ripristino della legge Mattarella non è una battuta ma rappresenta un impegno serio per il Pd, io sono daccordo, non da oggi “. Stessa posizione per Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera e deputato Pd: “Vedo che ancora si discute su norma di salvaguardia. Se la si vuole davvero non cincischiate, è pronta: è il ritorno al mattarellum”.

Ginevra Matiz

 

 

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