venerdì, 13 Dicembre, 2019

Legge elettorale, ora lo scontro è sui tempi

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Legge elettoraleLe riforme alla Camera entro il 31 gennaio. E’ l’indicazione che viene da Matteo Renzi. Prima il capo dello Stato, è la risposta di Forza Italia, mentre per il Pd Quirinale e riforme stanno su due piani distinti. Insomma è un braccio di ferro sul ‘timing’ delle riforme, ma naturalmente denso di questioni politiche.

A fare la prima mossa è Forza Italia che formalizza nel corso della Capigruppo di Montecitorio la richiesta che le riforme, ddl costituzionale e legge elettorale, vengano approvate solo dopo l’elezione del nuovo Capo dello Stato. A tale richiesta  la presidenza della Camera ha risposto facendo osservare che si affronterà la questione solo quando verrà posta esplicitamente. E cioè quando quella variabile che tutti danno ormai per acquisita, ma che neanche ieri il diretto interessato ha toccato, verrà effettivamente verificata. Ovvero, quando si avrà la certezza delle avvenute dimissioni del Presidente della Repubblica dal suo secondo mandato.

A dare subito risposta alle richieste FI sono invece i Democrat. “Riforme e Presidenza della Repubblica sono su due piani da tenere ben distinti”, avverte Roberto Speranza. “Nessuno scambio e nessun ricatto può essere accettato”, scandisce, via twitter il capogruppo Pd alla Camera. Il duello a mezzo social prosegue con Renato Brunetta che dice all’omologo Dem che “riforme e Presidenza della Repubblica sono facce della stessa medaglia”. E anche Brunetta ripropone un polemico “no a forzature, ricatti o scambi”. Ad ogni modo, le votazioni sugli emendamenti al ddl riforme inizieranno in Aula alla Camera a partire da giovedì 8 gennaio. E questo è stabilito dalla Conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

Di riforme alla Camera entro il 31 gennaio ha invece parlato Matteo Renzi nel corso dell’assemblea del gruppo Pd al Senato. Renzi ha respinto l’idea di una norma transitoria da inserire nella legge elettorale per una “legge ponte” in caso si vada a votare prima dell’approvazione dell’Italicum. La proposta di alcuni senatori renziani era infatti quella di inserire il Mattarellum come norma transitoria dell’Italicum. Allo stesso tempo Renzi si è detto favorevole a fissare una data certa per l’entrata in vigore dell’Italicum. Il premier, secondo quanto viene riferito, ha ribadito i cardini della riforma: “Abbassamento delle soglie di sbarramento, parità di genere, no all’apparentamento” delle liste. E ancora: “Ballottaggio, no a veto di piccoli partiti, premio di maggioranza, no liste bloccate”.

Renzi, assicurando che si andrà a votare con l’Italicum nel 2018, ha ribadito che per eventuali modifiche alla legge elettorale serve l’accordo di tutti i partiti della maggioranza e di Forza Italia. Renzi ha poi auspicato che il primo provvedimento in Aula alla ripresa dei lavori del Senato a gennaio sia proprio la legge elettorale in modo di approvarla entro il mese. Nel dibattito seguito all’intervento del premier, è stata la presidente della Commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro, a ricordare la valanga di emendamenti piovuti in commissione e il conseguente ostruzionismo. Per Vannino Chiti  la discussione  è stata “costruttiva e seria, senza isterismi o contrapposizioni”.

Sullo sfondo l’ipotesi che si vada al voto prima della scadenza naturale della legislatura. Scenario che il segretario del Psi Riccardo Nencini esclude: “Non vedo ipotesi di elezioni anticipate nel 2015. Ci sono troppe cose da fare e non c’è nessuna necessità per gli italiani di tornare al voto”.  Sulla successione al Colle Nencini ha poi affermato che “il Capo dello Stato non ha ancora abbandonato il Quirinale, non parlo di successione fino a che il Presidente della Repubblica rimane in carica, trovo indecoroso che ci sia chi continui a parlarne”.

Redazione Avanti!

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