venerdì, 6 Dicembre, 2019

Legge elettorale, ora si fa sul serio

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Legge-elettorale-riformaSi riparla di legge elettorale. Si è conclusa la discussione generale ma a partire dalla settimana prossima, da martedì per la precisione, si comincerà a scoprire le carte e ognuno sarà chiamato ad uscire allo scoperto. Prima di tutto il governo che è l’artefice, cosa particolare a dire il vero, della proposta su cui si sta lavorando ossia l’Italicum. La relatrice di maggioranza la fedelissima Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali, non avrà un compito facile visto la posta in ballo. La senatrice Pd non dovrà vedersela solo con l’opposizione, o le opposizioni, ma anche con la minoranza interna dello stesso Pd.

Il dibattito delle ultime settimane si è incentrato, in modo più o meno ufficiale, si è incentrato non tanto sulle soglie o sulle modalità di assegnazione del premio di maggiorana, di lista o di coalizione per intenderci, ma sulle preferenze, con l’ipotesi dei 100 capilista bloccati, su cui si erano accordati nel loro ultimo incontro Matteo Renzi e Silvio Belusconi, ma contro la quale si è scagliata la minoranza democrat. Una ipotesi che non piace all’ex segretario Bersani per il quale “i capolista bloccati sono un meccanismo non razionale che crea una differenza tra un partito che sta sopra il 20% e può eleggere qualcuno con le preferenze e un partito sotto il 20 che le nomina e basta. Quindi si crea una disparità tra gli elettori e questo mi sembra un problema insuperabile. Bisogna adottare un altro schema che consenta alla grande maggioranza dei deputati di esser scelti dai cittadini”.

Il voto della minoranza, che ha chiesto a Renzi esplicite garanzie, in Commissione è decisivo per raggiungere la maggioranza. L’ultima ipotesi prevede un mix con un listino bloccato corto su base regionale e il resto dei deputati scelto con le preferenze nelle circoscrizioni elettorali, che potrebbero così tornare ad essere più piccole garantendo una maggiore riconoscibilità dei candidati per gli elettori. L’ipotesi dei capilista bloccati aveva invece imposto di allargare le circoscrizioni e quindi ad allungare le liste per evitare che fossero eletti quasi solo ed esclusivamente i capoilista. In questa seconda ipotesi invece si garantirebbe sia la possibilità di far entrare alla Camera deputati di particolare rilievo senza escludere dalla competizione chi invece conta solo ed esclusivamente suoi propri voti e magari dissente dalla linea maggioritaria del partito di appartenenza. Insomma vale per l’attuale minoranza Pd, ma anche per i “dissidenti “ di Fi, i fittiani, che al Senato sono ormai una trentina. Ecco perché anche Silvio Berlusconi, che ha sempre visto le preferenze come fumo negli occhi, sta valutando la questa soluzione. Il rischio per Berlusconi di ritrovarsi delegittimato dal suo stesso partito alla vigilia della partita sul Quirinale, va scongiurato a tutti i costi, anche a prezzo del sì alle preferenze.

Redazione Avanti!

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