domenica, 15 Dicembre, 2019

Legge elettorale, vietato dissentire

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Bersani-italicum-contro-renziManca ancora una settimana all’8 aprile, ma la legge elettorale è sempre più al centro del dibattito, per usare un termine neutro.
Oggi è la volta dell’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani, reo di avere detto quello che pensa. La colpa per lui è quella di non essere in accordo con la Italica linea del premier. Bersani infatti in un colloquio con Repubblica ha osato dire di non essere “così convinto che Renzi abbia i numeri per approvare l’Italicum. A partire dalla commissione Affari costituzionali. Ne dovrà sostituire tanti di noi per arrivare al traguardo. E se continuerà a fare delle forzature, io stesso chiederò  di essere sostituito”.

Bersani non parla di scissione: “Vediamo – spiega, riferendosi al segretario – se si fa carico del problema. Noi abbiamo detto: concordiamo alcune modifiche e poi votiamo l’Italicum tutti insieme  sia alla Camera sia al Senato. E lui che dice? Non mi fido. Ho trovato questa risposta offensiva, molto più di tante battutine personali che riserva a chi dissente. Non mi fido di Berlusconi, lo puoi dire. Ma se non ti fidi del tuo partito, è la fine”. Nel merito del provvedimento all’esame della Camera, Bersani dice che le preferenze sono “un falso problema. Fanno schifo anche a me, io – ribadisce- sono per i collegi. Ma tra nominati e preferenze, scelgo le seconde. Se non piacciono a Renzi mi chiedo perché non aboliscono le primarie dove le preferenze raggiungono l’apice. Dicono: ma diventano uno strumento del malaffare. Allora io dovrei pensare che tanti parlamentari del Pd li ha portati qui la mafia?”. E ancora: “La fiducia? Una sola volta – ricorda – è stata posta su questi argomenti: nel 1953, sulla legge truffa”. “Sono cambiati i regolamenti, non so se Renzi si spingerà fino a quel punto, ma se lo farà stavolta viene prima il Paese e poi la ditta”. “L’Italia – spiega Bersani – adesso si prende questa legge elettorale e nessun commentatore sottolinea il pericolo cui andiamo incontro. Vedo un’ignavia diffusa. L’establishment italiano è una vergogna. Sono 4-5 poteri che dicono: andiamo avanti, corriamo. E non si chiedono se andiamo avanti per la strada giusta o verso il precipizio”.

Non l’avesse mai fatto. Osare mettere in dubbio la linea indicata  del segretario-premier non è lecito. E subito si scatena il fuoco difensivo dei solidali con l’immancabile tiro al piccione. “Immaginare che si possa spaccare il Pd su una richiesta di modifiche marginali all’Italicum, dopo che anche su sollecitazione di Bersani è stato completamente riscritto, lo trovo incredibile e incomprensibile. Non vorrei che per ragioni strumentali si creasse tensione nel Pd”, dice il presidente del Pd Matteo Orfini per il quale quelle dell’ex segretario Pier Luigi Bersani sono opinioni “abbastanza incredibili in un momento come questo”. Sul rischio di una scissione del partito, aggiunge, “spero che Bersani sia stato male interpretato e in ogni caso non credo che corrisponda all’umore e al sentimento della nostra gente. Non vorrei che si finisse per creare una situazione di tensione – sottolinea Orfini – Non è quello che i nostri iscritti ed elettori ci chiedono”. Forse neanche il Jobs act era quello che gli elettori e iscritti del Pd chiedevano…

E dopo Orfini in tanti dal Pd si affrettano a bacchettare Bersani, da Stefano Lepri vicepresidente dei senatori Pd, a Andrea Marcucci per il quale “il risentimento è sempre un cattivo maestro”, al deputato Dario Parrini, a Roberto Giachetti, a Gregorio Gitti, membro del gruppo parlamentare Pd, per il quale non bisogna cambiare neanche una virgola dell’Italicum, fino al sottosegretario Antonello Giacomelli. Insomma nel Pd non è consentito dissentire ne, tantomeno, disturbare il manovratore.

Ginevra Matiz

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